Azimut, Borse volatili e tassi a zero? È l’ora dell’investimento alternativo
Il target è almeno 10 miliardi di masse gestite negli investimenti alternativi nel 2024. L’espansione estera crea rischi sulla qualità delle masse: l’istituto ribatte che la due diligence nell’M&A e i controlli continui limitano il pericolo
di Vittorio Carlini
6' min read
Le ultime da Radiocor
Tim: nel I trim. ricavi a 3,3 mld (+1,4%), ebitda -1,7%, conferma guidance (RCO)
Campari: -3,4% a 643 mln vendite I trim, conferma guidance 2026
***Sky: chiede danni fino a 1,9 mld a Tim e Dazn per diritti sulla serie A
6' min read
In primis c’è la volatilità delle Borse. Certo: il Vix, dagli oltre 82 punti del marzo scorso, è calato. E, tuttavia, resta su livelli strutturalmente più alti rispetto a quelli antecedenti allo scoppio della pandemia. Il che, unitamente all’incertezza sul futuro dovuta alla crisi economico-sanitaria, non invoglia troppo il risparmiatore ad esporsi sull’azionario.
Poi, non da quest’anno, ci sono i tassi rasoterra (o negativi) del mondo delle obbligazioni. Infine, seppure molti sottolineino che la “droga” monetaria della Banche centrali resterà nel tempo, c’è il nodo dei multipli di Borsa non certo a sconto. In un simile habitat è chiaro che la tradizionale asset allocation deve essere aggiornata. Per questo molte istituzioni finanziarie guardano con sempre maggiore attenzione ai cosiddetti investimenti alternativi: dalle azioni e bond di società non quotate all’immobiliare fino alle infrastrutture. Tra i gruppi interessati a simili asset ci sono le società del risparmio gestito. Compresa Azimut, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici. È vero! Il gruppo, da una parte, resta focalizzato su prodotti “tradizionali” quali, ad esempio, fondi azionari o assicurativi; e, dall’altro, non è da oggi che punta sugli asset alternativi. Ciò detto, però, è innegabile la spinta su questo settore.
La spinta sugli alternativi
Per rendersene conto basta guardare alle recenti indicazioni pubblicate dal gruppo. Al 30 novembre scorso le Masse under Management (AuM) negli alternativi erano 2 miliardi, raggiungendo così l’obiettivo previsto per fine 2020. Riguardo, invece, al 2024 il target è di arrivare almeno a 10 miliardi in asset alternativi in gestione. Un dato in valore assoluto che, in linea di massima, dovrebbe corrispondere ad almeno il 15% di tutto l’ AuM (sempre nel 2024). Insomma: lo sforzo su questo fronte non è da poco. Già, ma come concretizzarlo? In generale, oltre alla clientela istituzionale, c’è la volontà, all’interno delle regole Mifid riguardanti la profilazione del rischio del risparmiatore, di allargare maggiormente alla clientela retail questi prodotti. Poi c’è l’innovazione di prodotto. Così, ad esempio, nel 2021 è previsto un fondo obbligazionario multi strategy che, nel sottostante, potrà contenere asset legati al direct lending. Una mano, infine, dovrà darla l’articolazione internazionale del gruppo. Vale a dire: l’Italia reciterà il ruolo da protagonista. E però l’estero, in particolare gli Stati Uniti (attraverso la società specializzata nel “private market” Kennedy Lewis), potranno contribuire all’espansione. Al 30 settembre scorso degli 1,9 miliardi di AuM negli alternativi, l’80% è riconducibile al mercato domestico e il restante 20% proprio all’America.
Il rischio concorrenza
Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La situazione è più complicata. Gli investimenti alternativi sono considerati da tutti i player finanziari come il nuovo Eldorado. Non c'è un, e deve sottolinearsi un, istituto che si dica non interessato al “private market”. Questo implica, da una parte, la forte concorrenza nel settore; e, dall’altra, la possibilità che si creino degli ostacoli sulla strada del raggiungimento degli stessi obiettivi indicati da Azimut. Il gruppo, consapevole del contesto, invita ad un’analisi più attenta. Dapprima, viene affermato, la concorrenza è comunque un dato positivo in sé, perchè induce il miglioramento dell’offerta. Ciò detto la società rimarca che, al di là delle dichiarazioni, sono di fatto pochi gli attori presenti nel settore del “private market” con soluzioni per il retail. Anche perchè, dice sempre Azimut, è difficile industrializzare una proposta sugli alternativi conforme alle norme a tutela del piccolo investitore. Azimut al contrario, riguardo a quest’ultimo tema, rimarca di avere tutte le carte in regola ed essere pronto. In conclusione, quindi, il gruppo sottolinea che ha lo spazio per crescere.
Il mondo internazionale...
Già, crescere. L’espansione del business, quella internazionale, è stata (ed è) un focus della società. Nella precedente “Lettera al risparmiatore” era stato indicato, per il 2024, l’obiettivo di avere intorno al 35% delle masse fuori dall’Italia. La percentuale, in anticipo sulla tabella di marcia, è stata raggiunta adesso. Non è da escludere quindi che il peso degli asset oltreconfine, per quanto il gruppo possa incrementare le masse domestiche, possa raggiungere livelli maggiori.


