Balneari, in arrivo il verdetto Ue: ecco che cosa chiede Bruxelles all’Italia
L’ultimo intervento sul tema concessioni balneari è stato il decreto Milleproroghe, che ha prorogato di un anno le concessioni senza gare almeno fino al 31 dicembre 2024. Il provvedimento è finito subito nel mirino di Bruxelles, del Quirinale e del Consiglio di Stato
3' min read
I punti chiave
3' min read
Non è solo il tema migranti, con il braccio di ferro tra maggioranza e opposizioni sulla stretta sulla protezione speciale, al centro del dibattito politico di questa settimana. Un altro tema è destinato a conquistare spazio: i balneari. Si avvicina il momento della verità per il governo.
Giovedì 20 aprile è attesa la sentenza della Corte di giustizia europea, interpellata dal Tar di Lecce sull’applicazione della direttiva Bolkestein sulle concessioni per le spiagge: secondo tutte le previsioni il verdetto confermerà la giurisprudenza in materia. Secondo quanto si apprende da fonti Ue, non dovrebbe arrivare mercoledì 19 aprile il parere motivato della Commissione Ue, che rafforza la procedura di infrazione con cui l’Italia è messa in mora dal dicembre 2020, e che dovrebbe essere accompagnato dalla richiesta all’Italia di conformarsi «entro due mesi».
E ciò per due motivi. Il primo: in occasione dell’incontro che si è svolto la settimana scorsa a Palazzo Chigi tra Giorgia Meloni e Thierry Breton, la premier avrebbe fornito rassicurazioni al commissario Ue che ha la delega al Mercato interno. Secondo motivo: la linea di Bruxelles sarebbe quella di attendere la sentenza della Corte. Peraltro mercoledì 19 aprile il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti incontra a Bruxelles la commissaria europea per la concorrenza Margrethe Vestager.
Il precedente del 2016
Già nel 2016 la Corte di giustizia si è espressa sull’applicazione della direttiva Bolkestein alle concessioni balneari. In quell’occasione era giunta alla conclusione che il rilascio delle concessioni deve essere effettuato sulla base di una procedura di selezione che si fonda su imparzialità e trasparenza. Quattro anni dopo la Commissione europea ha aperto la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. Nel 2020 Bruxelles aveva sottolineato che la legislazione italiana, che prorogava le concessioni fino al 2033 e vietava alle autorità locali di avviare delle gare pubbliche sulle concessioni in scadenza, violava il diritto Ue, creando incertezza giuridica nel settore dei servizi turistici e scoraggiando investimenti in un settore cruciale per l’economia del Paese, causando oltretutto una «significativa perdita di introiti» per lo Stato italiano. La nuova sentenza della Corte di giustizia Ue attesa in questi giorni, hanno sottolineato fonti europee, «potrebbe avere conseguenze e dovrà essere pienamente presa in considerazione».
La proroga fino al 2024 delle concessioni senza gare
L’ultimo intervento sul tema concessioni balneari è stato il decreto Milleproroghe, che ha prorogato di un anno le concessioni senza gare almeno fino al 31 dicembre 2024. Il provvedimento è finito subito nel mirino di Bruxelles, poi del Quirinale (a febbraio Sergio Mattarella ha chiesto al governo di intervenire e rivedere le norme). Infine a inizio marzo è stato bocciato dal Consiglio di Stato.
