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Banche e finanza, la riscossa degli «Arpe boys» che tentarono il rilancio di Capitalia

Il team di manager che a inizio anni 2000 innovò la banca romana ora viene riscoperto dal mondo finanziario: Bastianini alla guida di Mps, Geertman nuovo ad di Banca Ifis, Gallia tra i candidati ceo di UniCredit, Peluso advisor del colosso Usa Kkr.

di Alessandro Graziani

Guido Bastianini, Fabio Gallia, Frederik Geertman, Piergiorgio Peluso

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Quando nel 2007 si celebrarono le nozze tra UniCredit e Capitalia, la banca romana non portò in dote solo crediti in sofferenza. Oltre a un vasto patrimonio immobiliare, poi venduto, conferì tra l'altro anche Fineco che oggi capitalizza oltre 8 miliardi e vale da sola quasi la metà di tutto UniCredit Group.

All'epoca la fusione fu considerata un “salvataggio preventivo” di Capitalia pagato a caro prezzo da UniCredit. Può darsi che, senza quell’operazione, la banca romana si sarebbe poi trovata in difficoltà.

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È certo però che al tentativo di rilancio impostato dall'allora amministratore delegato di Capitalia Matteo Arpe non fu dato il tempo necessario affinché la svolta gestionale e organizzativa portasse risultati sostenibili nel tempo. Era l'epoca in cui si stava completando il primo grande round di aggregazioni in Italia: l'anno precedente era andata a segno la fusione tra Banca Intesa e Sanpaolo-Imi, il Monte Paschi rifiutava qualunque ipotesi di merger per non perdere la “senesità” e per UniCredit divenne quasi inevitabile l'abbraccio con Capitalia in un'operazione che tra finanza e politica portò Cesare Geronzi prima alla presidenza di Mediobanca e poi delle Generali.

Alcuni anni prima era stato proprio Geronzi (per dare a Cesare quel che è di Cesare) ad affidare la guida del turnaround gestionale ad Arpe, salvo poi entrare in conflitto proprio sulla strategia di aggregazioni. Si interruppe così un percorso di rinnovamento della banca romana che Arpe aveva costruito anche con l'innesto dall'esterno di giovani manager in posizioni chiave del gruppo Capitalia. Quell'affiatato team di banchieri si è poi disperso e ognuno ha preso una strada diversa. Ma proprio nel 2020 da quella “scuola” sono riemersi manager che ora occupano posizioni apicali al vertice di banche e grandi società.

Guido Bastianini

È il caso di Guido Bastianini, dalla scorsa primavera amministratore delegato di Banca Mps, che in Capitalia era vicedirettore generale con responsabilità sul bilancio. Bastianini poi seguì Arpe nel lancio del fondo di private equity Sator, occupando ruoli di vertice nella holding e nella controllata Banca Profilo che lasciò per assumere la guida di Carige (era Malacalza) e infine approdare alla guida di Mps.

Frederik Geertman

Sempre nel 2020 un altro ex Capitalia è arrivato alla guida di una banca quotata in Borsa. Si tratta di Frederik Geertman, che da pochi giorni è stato designato amministratore delegato di Banca Ifis. Olandese di nascita e di studi, Geertman arrivò in Italia agli uffici milanesi di Mc Kinsey e da lì nel 2003 approdò in Capitalia dove assunse la responsabilità della divisione banche specializzate e società prodotto del gruppo romano. Post fusione con UniCredit, il banchiere olandese resta nella nuova banca con vari incarichi alla guida della rete distributiva e poi nel wealth management. Nel 2016 passa a Ubi Banca dove assume la carica di Vice Direttore Generale e Chief Commercial Officer, fino alla recente nomina alla guida di Banca Ifis.

Fabio Gallia

Percorso di vertice nel sistema finanziario italiano anche per un altro ex Capitalia come Fabio Gallia che, stando alle cronache delle ultime settimane, è uno dei banchieri che compare nella rosa dei candidati per sostituire Jean Pierre Mustier come ceo di UniCredit. All'epoca della Capitalia di Arpe, Gallia era amministratore delegato della controllata Banca di Roma. Dopo la fusione con UniCredit, il banchiere fu chiamato alla guida di Bnl (gruppo Bnp Paribas) e poi divenne amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti. Attualmente è direttore generale di Fincantieri e il suo nome circola spesso per posizioni apicali ai vertici di banche italiane.

Piergiorgio Peluso

Protagonista frequente del totonomine in ambito bancario (è accaduto di recente sia per Carige che per Popolare Bari) è un altro “ex di lusso” della Capitalia dell'era Arpe. Si tratta di Piergiorgio Peluso, che nel gruppo romano assunse incarichi di vertice nella divisione corporate prima in Mcc e poi nella holding. In seguito alla fusione con UniCredit, Peluso fu l'unico manager ex Capitalia a scalare i vertici del nuovo gruppo fino a diventarne responsabile per l'Italia della divisione corporate & investment banking. Poi il passaggio a FondiariaSai, come direttore generale, a cui ha fatto seguito l'esperienza in Tim come chief financial officer. Attualmente è advisor del fondo di private equity Usa Kkr per l’operazione Tim-Open Fiber.

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