Investimenti e normativa

Banche in ordine sparso sulle mine antipersona

Gli istituti di credito sono alle prese con gli obblighi della legge 220/2021 che prevede sanzioni elevate e che mostra ancora aree grigie. Abi chiede più certezza giuridica

Mine antiuomo. (AGF)

6' min read

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Per il mondo bancario la legge 220/2021 sulle misure di contrasto al finanziamento di imprese produttrici di mine antiuomo e munizioni a grappolo si sta rivelando un vero e proprio ginepraio. Ad avere tanti dubbi interpretativi sono anche le banche e gli intermediari attivi nella trasmissione ordini e nell’erogazione di finanziamenti.

Le istruzioni date dalle authority non sarebbero sufficienti a risolvere i dettagli operativi che inevitabilmente si presentano. «Prioritario, coinvolgendo le autorità, è creare le condizioni per un quadro di piena certezza giuridica – spiega Gianfranco Torriero, vice direttore generale vicario dell’Associazione Bancaria Italiana –, anche in termini di sanzioni in caso di violazione della legge. Ciò è determinante per le banche che sono chiamate ad applicare la norma».

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Le banche chiedono certezze

Gli istituti di credito (e non solo) chiedono un supporto e un quadro normativo certo con regole chiare e facilmente applicabili. Ci vuole certezza giuridica anche perché le sanzioni in base all’articolo 6 della legge sono rilevanti (da 150mila euro a 1,5 milioni di euro). Vi sarebbe poi anche la perdita dei requisiti di onorabilità dell’amministratore. A pesare è il fatto che non esiste una lista ufficiale aggiornata e stilata dalle authority. Inoltre la legge impedisce anche il finanziamento di società che forniscono la componentistica ai gruppi coinvolti nella produzione delle armi non convenzionali (in astratto anche un solo bullone). Come si fa a controllare? C’è poi il capitolo dei titoli e degli strumenti esclusi già nel portafoglio dei clienti: che si fa? Non si possono vendere? Le aree di incertezza, insomma, sono ancora tante.

Capitolo Etf

Tra i temi che richiedono chiarimenti applicativi per le banche c’è in primis quello degli Etf e degli altri strumenti che replicano gli indici nei quali talvolta sono contenute anche azioni delle società nella black list (nel caso specifico quella di Nummus) o di altri provider privati. Sull’operatività negli Etf, gli intermediari agiscono a macchia di leopardo. Ci sono gruppi come Bper che bloccano gli Etf, anche se quotati a Piazza Affari, se nel loro portafoglio compare una o più azioni indicate da liste pubbliche: come quelli segnalati nella lettera pubblicata da Plus24 la scorsa settimana relativi a Vaneck Space Innovators e Vaneck Defense. Diversa è l’interpretazione di altri operatori. Fineco, per esempio, mantiene questi due Etf ancora nella sua piattaforma. Più in generale per quanto riguarda la negoziazione di strumenti che replicano passivamente gli indici, Fineco guarda all’emittente: «Non essendo gli Etf strumenti finanziari emessi dalle società oggetto del divieto (ossia in black list) essi non vengono considerati da Fineco all’interno del perimetro delle esclusioni indicate».

Inoltre Fineco afferma che «rispetta la legge 220/2021 che impone il divieto di finanziare direttamente o per il tramite di società controllate i produttori o rivenditori di mine antiuomo e bombe a grappolo aventi sede in Italia o all’estero – spiegano a Fineco –. A tal fine la banca consulta un elenco pubblico di società che producono mine anti persona e munizioni a grappolo e si è dotata di un servizio supplementare che consente di intercettare gli strumenti finanziari emessi da tali società e che quindi non possono essere negoziati sulla piattaforma di trading di Fineco». In particolare il gruppo utilizza la lista pubblica di Nummus, oltre a quelle di Six Financial e Refingitiv. Relativamente ai fondi comuni collocati dalla banca, invece, Fineco acquisisce dalle case prodotto ( inclusa Fineco Asset Management) attestazioni di conformità alla normativa in oggetto; in particolare per asset manager esteri si fa riferimento a disposizioni internazionali similari nello scopo e nel contenuto (Convenzioni Internazionali di Ottawa e Oslo).

Le principali banche

Anche in UniCredit gli Etf in questione sono sottoscrivibili. «UniCredit ha adottato una policy interna per conformarsi ai requisiti normativi previsti dalla Legge 220 – spiegano dalla banca –. UniCredit prevede blocchi in acquisto di titoli emessi dalle società coinvolte che si applicano a tutta la clientela. Non sono invece previsti blocchi in acquisto su iniziativa del cliente di Etf». Intesa Sanpaolo (Isp) fa sapere che ci sono delle interlocuzioni in corso anche a livello interno sul tema, non fornisce però la posizione sulla trattazione degli Etf di Vaneck che, secondo quanto risulta a Plus24, non sono stati bloccati per i clienti. Intesa ricorda che in tema armamenti sin dal 2007 la banca ha una normativa interna in materia, aggiornata nel 2024. «In coerenza con i valori e i principi espressi nel Codice Etico, Isp formula l’espresso divieto di porre in essere ogni tipo di attività bancaria e/o di finanziamento connessa con la produzione e/o la commercializzazione di armi controverse e/o bandite da trattati internazionali – spiegano da Intesa –. A ciò si aggiunge quanto introdotto dalla Legge 220 del 2021 che in via interpretativa si estende a ricomprendere determinate categorie di investimenti.

Le Sim e la raccolta ordini

Anche Directa Sim consente ancora l’operatività sugli Etf in questione e non blocca neppure i titoli nella blacklist di Nummus . «La Legge 220/2021 vieta il finanziamento diretto o indiretto di società coinvolte nella produzione di mine antiuomo, munizioni e sub munizioni cluster – spiegano a Directa –. Tuttavia, è fondamentale distinguere tra le diverse tipologie di operatività. Directa Sim non investe per conto proprio né si occupa di risparmio gestito, ma fornisce esclusivamente accesso ai mercati ai clienti retail, eseguendo ordini su loro richiesta». E ancora: «la normativa riguarda il finanziamento di tali società, ma non limita l’operatività dei clienti che agiscono in autonomia. Per questo Directa non applica restrizioni alla negoziazione su questi titoli ed Etf nel rispetto della piena libertà operativa del cliente che non è destinatario di alcun divieto».

Le compagnie assicurative

L’applicazione della legge sulle mine antipersona e le bombe a grappolo coinvolge anche le compagnie assicurative e i fondi pensione. L’Ania ha risposto a Plus24 che «ha fornito alle proprie associate una costante informativa sui contenuti della legge e delle istruzioni pubblicate dalle autorità di vigilanza al fine di agevolare una conoscenza completa e approfondita delle nuove norme. La legge 220/2021 prevede l’obbligo di consultare almeno un elenco pubblicamente disponibile delle società che operano nei settori vietati. Tuttavia, a oggi, nessun elenco è stato predisposto e/o trasmesso dai soggetti istituzionali preposti ai controlli sull’attuazione della legge – fa notare Ania –; di conseguenza le imprese assicuratrici (anche con il supporto di provider specializzati) hanno dovuto creare autonomamente le liste contenenti l’elenco delle società che operano nei settori vietati». Secondo l’associazione «non possono essere inseriti in portafoglio tutti i titoli inerenti a società a qualsiasi titolo coinvolte, anche indirettamente, nella produzione di mine antipersona e/o di munizioni a grappolo o in attività commerciali relative a dette armi – spiega l’Ania –. Si segnala inoltre che, per quanto attiene agli aspetti meramente operativi, le imprese assicuratrici devono anche fornire apposite istruzioni ai propri gestori finanziari e organizzare la propria compliance interna ai fini della verifiche sulla corretta applicazione della normativa». Più nel dettaglio Ania spiega che devono essere escluse: azioni e obbligazioni di produttori diretti e indiretti (dei business indicati nella legge) e anche gli Etf contenenti questi titoli anche se emessi da emittenti di Etf, nonchè i fondi comuni d’investimento con titoli delle società individuate come coinvolte.

Percorso Esg

Va detto che da tempo le compagnie stanno comunque cercando di rendere i propri portafogli e le proprie gestioni separate sempre più Esg e quindi lo scarto dei titoli dei gruppi attivi nella produzione delle armi bandite è già in buona parte avvenuto come dimostrano anche le rendicontazioni.

Lo stesso di può dire per i fondi pensione. Come è noto i soldi gestiti da questi organismi sono dei lavoratori e i sindacati, coinvolti nella governance insieme alle associazioni dei datori di lavoro, sono da sempre sensibili al rispetto delle convenzioni internazionali da parte di società e Stati scelti per gli investimenti.

«L’esclusione dell’industria bellica (a maggior ragione dei produttori di armi non convenzionali) è già nel Dna dei fondi negoziali – spiega Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione –. Inoltre abbiamo fatto già passi in più con il Progetto di Voto Coordinato della associazione, che nel 2024 ha portato 13 fondi pensione negoziali a votare in 97 assemblee di società italiane ed europee e più di recente con il Progetto Engagement, grazie al quale i fondi negoziali potranno, non solo votare nelle assemblee delle società, ma anche aprire diverse forme di dialogo diretto con i gruppi, su temi di particolare rilievo, favorendo soluzioni in linea con le condizioni di sostenibilità».


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