Intelligenza Artificiale

Bard è impreciso, e Google brucia 100 miliardi a Wall Street

Una risposta poco convincente del nuovo chatbot, nel giorno degli annunci del colosso californiano, costa carissimo in Borsa: -7%

di Biagio Simonetta

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AFP

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Un errore del nuovo chatbot Bard costa circa 100 miliardi di capitalizzazione di mercato a Google. Succede anche questo, nella finanza in preda alla bolla dell’Intelligenza Artificiale. Il gigante di Mountain View aveva in programma un evento per presentare le ultime novità di casa, tra le quali quelle riguardanti il suo nuovo assistente intelligente, che secondo molti analisti dovrebbe essere il rivale di ChatGPT. Ma poche ore prima dell’evento si è consumato il misfatto: in un video breve comparso su Twitter, che ha totalizzato circa un milione di visualizzazione in poche ore, Bard ha risposto in modo inesatto a una domanda.

La domanda era: «Di quali nuove scoperte dal telescopio spaziale James Webb posso parlare a mio figlio di 9 anni?», e il chatbot sviluppato da Google ha risposto con una serie di affermazioni, inclusa una che suggerisce che il JWST è stato utilizzato per scattare le primissime foto di un pianeta al di fuori del sistema solare terrestre. Una conclusione imprecisa. Un banale errore di calcolo e dati, se non fosse che questa imprecisione ha fatto crollare il titolo della società guidata da Pichai.

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Durante la seduta a Wall Street, Google è arrivata a perdere fino all’8%. Una percentuale che per un titano come Alphabet, che ha una capitalizzazione di mercato vicina agli 1,5 trilioni di dollari, si è trasformata in un’emorragia di market cap di quasi 100 miliardi.

Un portavoce di Google ha detto all’agenzia Reuters che l’errore di Bard sul telescopio spaziale «evidenzia l’importanza di un rigoroso processo di test, che è qualcosa a cui stiamo dando il via questa settimana con il nostro programma Trusted Tester. Combineremo il feedback esterno con i nostri test interni per assicurarci che le risposte di Bard soddisfino un livello elevato di qualità, sicurezza e fondatezza nelle informazioni del mondo reale».

Intanto, però, lo scherzetto è costato carissimo a Big G. Ed è un fatto che suona come campanello d’allarme anche per le altre aziende che stanno puntando con forza sull’intelligenza artificiale generativa. Una gara alla quale si è aggiunta giusto ieri anche Alibaba. Proprio mentre Google spiegava cosa sarà in grado di fare Bard, il gigante di Pechino ha reso noto di avere in rampa di lancio una tecnologia simile a ChatGPT. Un chatbot, attualmente in fase di test, che verrà lanciato nei prossimi mesi.

La società ha affermato di essersi concentrata su large language model e intelligenza artificiale generativa per diversi anni. I primi sono sistemi di elaborazione del linguaggio naturale addestrati su enormi volumi di testo e sono in grado di rispondere e comprendere domande oltre a generare nuovo testo.

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