Mercato in frenata

Batterie auto made in Ue, Northvolt costretta a licenziare

Tagli per 1.600 posti di lavoro nelle sedi in Svezia, pari a circa un quinto della forza lavoro. Pesa il calo della domanda e la supremazia cinese

Operai nel sito della fabbrica Northvolt Ett a Skelleftea, nel nord della Svezia (Photo by Jonathan NACKSTRAND / AFP)

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Northvolt prevede di tagliare 1.600 posti nelle tre sedi operative in Svezia, poco più di un quinto della sua forza lavoro globale. Anche l’azienda punta di diamante della produzione di batterie per auto made in Europe se la deve vedere, quindi, con domanda debole e soverchiante concorrenza orientale, soprattutto cinese. Il player scandinavo ha dichiarato che l’impianto principale di Northvolt Ett a Skellefteå, principale zona mineraria del Paese, 200 km a sud del Circolo polare artico, sarà il più colpito, con un taglio di 1.000 posti di lavoro. Altri 400 andranno persi a Västerås (centro R&S) e circa 200 posti a Stoccolma (sede centrale). L’azienda avrebbe già avviato le trattative con i sindacati. In questo piano di ridimensionamento non dovrebbe rientrare lo stabilimento di Heide, in Germania, il cui cantiere era stato inaugurato sei mesi fa, presenti il ministro tedesco dell’Economia, Habeck, e il cancelliere Scholz. Quest’ultimo aveva definito l’impianto di Northvolt in Germania, il terzo dopo quello polacco di Gdańsk, «strategico per l’Europa». Il cronoprogramma potrebbe però subire dei ritardi, come anche l’espansione di Northvolt Ett e la realizzazione di una nuova gigafactory in partneship con Volvo Car a Göteborg. La costruzione di una gigafactory in Quebec, Canada, è alle fasi preliminari.

Dieci giorni fa Northvolt aveva avvisato che avrebbe smesso di produrre catodi, componenti cruciali delle batterie, facendo un passo indietro rispetto alla sua missione originaria di garantire il ciclo completo, incluso il recupero finale dei materiali.

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Con Volkswagen tra i suoi azionisti (il 20% del capitale) e con investitori di primo piano, da Goldman Sachs a BlackRock, da Bnp Paribas alla Banca europea per gli investimenti (Bei), Northvolt è stata capofila di un buon numero di startup europee che hanno investito decine di miliardi nella produzione di batterie per fornire le case automobilistiche del continente nel passaggio dai motori a combustione interna ai veicoli elettrici. Solo due anni fa si parlava di Ipo e quotazione a partire da 20 miliardi di euro. Ma la crescita del mercato dei veicoli elettrici è rallentata quest’anno fino a fermarsi, a causa di un netto calo della domanda. Inoltre recenti problemi e ritardi nella produzione hanno indotto Bmw a ritirare un ordine da 2 miliardi a giugno. Infine, la concorrenza della Cina, che controlla l’85% della produzione globale di celle per batterie (al resto ci pensano sudcoreani e giapponesi), rimane difficilmente contrastabile.

E adesso? Il produttore svedese si concentrerà sull’implementazione dei primi 16 gigawattora (GWh) di capacità produttiva annuale di celle per batterie a Northvolt Ett entro il 2026, in ritardo di tre anni sui piani. Accantonato l’obiettivo di salire di altri 30 GWh. Il pieno potenziale di Northvolt Ett sarebbe pari a 60 GWh, capacità sufficiente ad alimentare un milione di auto elettriche all’anno. L’obiettivo è di toccare quota 150 GWh nel 2030. Ma siamo ancora molto lontani dall’obiettivo. «Siamo determinati a superare le sfide che abbiamo di fronte e ad uscirne più forti - ha dichiarato il co-fondatore e ceo Peter Carlsson, ex manager Tesla come l’altro co-fondatore, Paolo Cerruti. «Ora dobbiamo concentrare tutte le energie e gli investimenti nel nostro core business».

Northvolt nella sua nota si è detta più che mai impegnata a realizzare l’intenzione originaria di creare una base industriale europea per la produzione di batterie. «Le decisioni prese oggi mirano a sostenere questo obiettivo, concentrandosi maggiormente sull’aumento della produzione di celle per batterie e ponendo così le basi per una crescita futura», ha dichiarato l’azienda.

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