Battiston: «Esplodono le bolle, destinati a sopravvivere solo i più competitivi»
Il docente di fisica ed ex presidente Asi: «Il contesto competitivo è molto forte: è sufficiente fallire un lancio per dichiarare bancarotta»
di Mara Monti
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«In questa fase di intenso sviluppo della new space economy, dominata dalla commercializzazione dei dati di osservazione della terra, si creano bolle destinate ad esplodere. E come è successo con la new economy delle dot.com nei primi anni 2000, solo gli operatori più competitivi riusciranno a sopravvivere e crescere, quegli stessi che cambieranno il mondo». Roberto Battiston, ex presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), fisico sperimentale, docente all’università di Trento, è convinto che la bancarotta di Virgin Orbit sia un segnale della accesa competizione in corso tra gli imprenditori privati: solo chi ha un modello di businness sostenibile può farcela.
Dunque, professore, Virgin Orbit non aveva un modello di business sostenibile per i lanci di satellitari?
In questo momento sono in corso sviluppi di nuovi lanciatori da parte di almeno una decina di operatori, competizione giustificata anche dalla grande richiesta di lanci per realizzare le grandi costellazioni da molte migliaia di satelliti come Starlink di Musk che stanno assorbendo la totalità della capacità di lancio per i prossimi anni. Chi fa questo mestiere opera in un contesto estremamente competitivo e rischioso: è sufficiente fallire un lancio con decine di satelliti a bordo per dichiarare bancarotta, come è successo a Virgin Orbit. In questo caso però, c'è in anche un modello di business basato sul lancio in volo, che si è rivelato più costoso e rischioso del previsto. C'è chi prevede che la crisi si estenderà a Virgin Galactic, simbolo del turismo spaziale, ma basata su un modello analogo. Virgin Orbit non è l'unica ditta di lanciatori ad essere fallita di recente, ma è di certo la più conosciuta. Dalla sua nascita nel 2017, Virgin Orbit non ha mai riportato un bilancio in utile e nei primi nove mesi del 2022 la perdita si era attestata a 140 milioni di dollari. I conti non tornavano e così lo scorso 4 aprile è stata dichiarata bancarotta dopo avere bruciato investimenti per oltre un miliardi di dollari.
Non è il caso di SpaceX di Elon Musk, a cui si deve l’invenzione del recupero dei lanciatori...
Il merito del recupero dei lanciatori e del loro riutilizzo è di Elon Musk. Ha saputo vedere più lontano degli altri, affrontare rischi e difficoltà di ogni genere e sviluppare una modalità di sviluppo e test radicalmente innovativa. Oggi questo gli consente di avere una posizione di quasi monopolio nei lanci satellitari in occidente avendo a disposizione una tecnologia decisiva per rendere le operazioni economicamente competitive. Il suo lanciatore è diventato una commodity perché viene recuperato e riutilizzato ogni volta. Senza il recupero sarebbe come se ad ogni volo Milano-New York l'aereo venisse buttato. Se fosse così, il biglietto non costerebbe 500 euro bensì 500 mila euro, ed è sostanzialmente quello che succedeva nei lanci prima di Musk. E’ la tecnologia del futuro: da pochissimi giorni i cinesi che sono riusciti a recuperare un loro lanciatore. L’Europa, invece, è indietro e da pochissimo si sta pensando ad un progetto analogo, ma con almeno dieci anni di ritardo. Virgin Orbit, invece, usava i lanci da aeromobile: penso che difficilmente in futuro qualcuno utilizzerà ancora questa tecnologia.


