L’Iran rischia di diventare l’Alcatraz di Trump
di Giuliano Noci
di Nicoletta Picchio
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È possibile innovare un seme e rendere i prodotti della terra più buoni, più nutrienti, più facili da consumare e limitare gli sprechi? Sì, è possibile, rispettando la natura, con un uso ridotto di agrofarmaci e una produzione più sostenibile.
Risultato: un melone con la buccia più spessa per essere più resistente al trasporto; una serie di peperoni dalle diverse caratteristiche che vengono poi distribuiti in tutto il bacino del Mediterraneo; un pomodoro speciale da industria, particolarmente adatto ad essere trasformato in salsa.
È il frutto di una ricerca all’avanguardia, in un centro di eccellenza: il Centro di Ricerca Bayer, 23 ettari di serre e di campi nella pianura di Latina, nel Lazio. Lì si lavora per migliorare la varietà di alcune colture orticole, dall’anguria, al finocchio, melanzane, pomodori, meloni, peperone, brassiche. Da lì parte la sfida al cambiamento climatico, nel rispetto dell’ambiente e di una nutrizione più consapevole. Nell’immaginario più diffuso Bayer è sinonimo di aspirina. «Il settore farmaceutico, e quindi anche l’aspirina, sono sempre una componente fondamentale del gruppo Bayer. Ma ormai da dieci anni è stata fatta la scelta strategica non solo di abbandonare del tutto il business delle plastiche, ma di puntare sulla salute e sulla nutrizione, componente essenziale del benessere», dice Monica Poggio, amministratrice delegata di Bayer Italia.
Una decisione verso la sostenibilità che è stata presa molto prima che il tema diventasse un tema così attuale, addirittura un'emergenza. «Per noi – continua Poggio - è un impegno sentito e fortissimo, non è certo green washing. Salute e nutrizione sono due punti importanti del piano 2030 dell’Onu e noi li condividiamo».
Nel 2022 il Centro Ricerche di Latina ha festeggiato i 40 anni di attività e dal 2018 è diventato parte del Gruppo Bayer, dopo l’acquisizione della multinazionale americana Monsanto. Ed è protagonista di un nuovo volto del gruppo, dove la parte legata all'agricoltura sta prendendo sempre più peso: sul fatturato italiano che è di poco superiore al miliardo, l’agricoltura sfiora il 30%, quota superata ampiamente a livello di gruppo (fatturato totale esercizio 2022 circa 50 miliardi).