Banga (Banca Mondiale): «Creare lavoro per i giovani è la soluzione migliore contro la povertà»
di Gianluca Di Donfrancesco
di Nicoletta Cottone
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«Mia sorella Maria recentemente aveva iniziato a dire ‘poveretto, pensa se è innocente e si è fatto tutti questi anni di carcere. I nostri dubbi sono cresciuti quando c’è stata la revisione del processo, allora abbiamo iniziato a chiederci ‘e se fosse innocente’?». Lo ha detto davanti ai giudici della Maria Caterina Fadda, figlia di Gesuino Fadda, una delle vittme della stage del Sinnai. Ucciso nel 1991 insieme al figlio Giuseppe e al servo pastore Ignazio Pusceddu. «Ora vogliamo solo la verità», ha detto la donna.
Per la strage Beniamino Zuncheddu era stato condannato in via definitiva all’ergastolo ed è rimasto in carcere oltre 32 anni, uscito solo sabato con l’ordinanza di scarcerazione ordinata dalla Corte d’appello di Roma, dove è in corso il processo di revisione. La richiesta di revisione è stata promossa dallìallora procuratore generale presso la Corte d’appello di Cagliari Francesca Nanni (attualmente procuratore generale presso la Corte di Appello di Milano), su sollecitazione dell’avvocato Mauro Trogu, legale di Beniamino Zuncheddu.
La donna è stata sentita come teste nel processo di revisione in corso dinanzi alla Corte d’Appello di Roma per il caso di Beniamino Zuncheddu, l’ex allevatore di Burcei, che si è sempre proclamato innocente, condannato all’ergastolo per il triplice omicidio avvenuto nel 1991 nelle campagne di Sinnai e liberato dopo 32 anni di carcere sabato scorso proprio dai giudici della Capitale che hanno accolto la richiesta di sospensione della pena dell’avvocato Mauro Trogu.
«Dubbi che sono aumentati – ha aggiunto Maria Caterina Fadda, figlia e sorella di due delle vittime e cognata del superstite della strage – quando sono emerse le intercettazioni fra il super-teste Luigi Pinna e la moglie. Allora abbiamo iniziato a chiederci se Pinna avesse davvero riconosciuto Zuncheddu, anche perché sapevamo che chi sparò quel giorno aveva una calza sul viso». «Sin dall’inizio, parlando con i nostri familiari e per come sono andate le indagini, ci avevano sempre fatto capire che era lui il colpevole. Io ho seguito tutte le udienze del processo – ha concluso Fadda – e ricordo Zuncheddu sempre seduto fra gli avvocati, e mi chiedevo, ma se è innocente perché non parla mai?».
«Più passano i giorni - commenta la garante dei detenuti della Sardegna Irene Testa - e più emerge dalle testimonianze al processo di revisione di Beniamino Zuncheddu che tutti sapevano e tutti mentivano ai danni di Beniamino. Persone che hanno mentito per 32 anni, pur sapendo la verità. Un complotto studiato a tavolino per far ricadere tutte le colpe su una persona che non aveva gli strumenti per difendersi. Una persona che era stata condannata all’ergastolo, con «fine pena mai». Mi chiedo come queste persone abbiano fatto a vivere in questi 32 anni, portando il fardello di una bugia così grande che ha rubato la vita a Beniamino. Perchè non dimentichiamo che Beniamino è entrato in carcere a 26 anni e ne è uscito sabato con la sospensione della pena, a 59 anni».