Arabia Saudita

Biennale di Arte Islamica: esplorare la fede attraverso l’arte e la cultura

Al via la seconda edizione a Jeddah, centro culturale globale per l’arte e crocevia di scambi religiosi internazionali

Portrait of the 2025 Islamic Arts Biennale Artistic Director Amin Jaffer. (Photo courtesy of the Diriyah Biennale Foundation)

5' min read

5' min read

«And all that is in between» è il titolo della seconda edizione della Islamic Arts Biennale che si terrà dal 25 gennaio al 25 maggio 2025 a Jeddah, città che da secoli rappresenta un punto d’incontro tra culture, presso il Western Hajj Terminal dell’aeroporto internazionale di King Abdulaziz, un luogo che, al di là del valore architettonico (progettato da Skidmore, Owings & Merrill, ha vinto l’Aga Khan Award nel 1983) è sacro e simbolico per milioni di pellegrini musulmani che ogni anno intraprendono i viaggi sacri per Hajj e Umrah.

Accostando oggetti storici delle culture islamiche all’arte contemporanea, la Biennale esplorerà il modo in cui la fede viene vissuta, espressa e celebrata attraverso il sentire, il pensare e il fare. Organizzata dalla Diriyah Biennale Foundation e guidata dai direttori artistici Julian Raby, Amin Jaffer, nel suo ruolo di direttore della Collezione Al Thani, e Abdul Rahman Azzam che affianca l’artista saudita Muhannad Shono come curatore dell’arte contemporanea, alla realizzazione di questo appuntamento hanno contribuito diverse istituzioni internazionali e tra queste c’è anche il contributo dall’Italia, con i prestiti della Biblioteca Apostolica Vaticana e della Fondazione Bruschettini per l’Arte Islamica e Asiatica (Genova), rendendo il progetto un esempio di collaborazione interculturale. Nuove commissioni di oltre 20 artisti provenienti dall’Arabia Saudita, dalla regione del Golfo e da altri paesi come Nour Jaouda, Charwei Tsai, Slavs and Tatars, Fatmah Abdulhadi e anche l’italiano Arcangelo Sassolino, unico artista invitato con un’opera che esalta la sua pratica artistica (le opere dell’artista sono fino al 18 gennaio da Repetto Gallery a Lungano, nella mostra «No flowers without contradiction. Arcangelo Sassolino», con prezzi tra 18 e 120 mila euro; lavora anche con Galleria Continua).

Loading...

Sette le sezioni (AlBidaya, AlMadar, AlMuqtani, AlMathala, Makkah al-Mukarramah, Al-Madinah al-Munawwarah e AlMusalla) distribuite in diverse gallerie e spazi esterni, per oltre 10 mila metri quadrati di spazio espositivo.

Amin Jaffer, nel suo ruolo di direttore della Al Thani Collection e, in passato, Senior Curator al Victoria and Albert Museum di Londra, il cui lavoro accademico e curatoriale è incentrato sull’incontro tra le culture europee e asiatiche, ci presenta in dettaglio questo secondo appuntamento con l’arte islamica.

Qual è il tratto distintivo della prossima Islamic Arts Biennale? 
Questa seconda edizione si distingue per il dialogo tra passato e presente, accostando opere d’arte storica delle civiltà islamiche a progetti contemporanei. Il tema centrale è «and God created the Heavens and the Earth and all that is in between», una frase del Corano che si riferisce alla creazione: cielo, terra e tutto ciò che si trova in mezzo, da qui il titolo «And all that is in between». Si tratta di una frase che ricorre circa 35 volte nel Corano e che si riferisce alla creazione un tema che esplora i diversi modi in cui la fede si esprime nella civiltà islamica, attraverso un percorso coinvolgente sia spiritualmente che esteticamente.

Qual è stato l’approccio curatoriale?
Collaborativo tra le istituzioni internazionali che hanno contribuito a rendere possibile in armonia la complessità di un progetto così collettivo. La sezione iniziale Albedaia ‘Inizio’ si concentra sulla spiritualità, con reliquie e oggetti sacri in dialogo con progetti contemporanei. L’idea qui, qualunque sia la fede e la confessione, è di avere una sensazione di spiritualità. Per i musulmani, il significato è particolarmente profondo grazie alla presenza di oggetti provenienti dalle moschee sacre della Mecca e di Medina, tuttavia, anche i non musulmani possono vivere un’esperienza viscerale e spirituale che tocca cuore e anima. La seconda sezione si chiama Al-Madar ‘Orbita’, dedicata all’arte dei numeri, ed esplora come l’umanità abbia sviluppato il concetto di calcolo, permettendo progressi in campi come astronomia, commercio, musica e design, mettendo in evidenzia il contributo dei numeri arabi alla civiltà globale.

La celebrazioni delle due collezioni private è nella sezione Al-Muqtani (Omaggio), ed espone opere dell’epoca omayyade ai Safavidi e Moghul, della Collezione Al-Thani, e la Collezione Forsea Art, creata da Rifaat Sheikh El Ard, oggetti cavallereschi medievali, ceramiche, metalli, manoscritti e tessuti per riflettere sul dialogo culturale e sugli scambi storici, come quelli tra crociati e civiltà islamiche. È un omaggio al gusto estetico e al coraggio di condividere queste raccolte con il mondo. Da questa galleria le persone escono ed entrano negli spazi esterni sotto le tende del complesso del terminal Hajj nella sezione ‘Canopies’ che si dedica al tema del giardino nella civiltà islamica, come simbolo di paradiso, contemplazione e trasformazione. I giardini islamici, spesso configurati in modo simmetrico (charbagh), sono visti come luoghi di meditazione, incontro e conoscenza. La sezione include anche due padiglioni: uno dedicato alla Mecca e uno a Medina, che offrono ai visitatori, musulmani e non, un’esperienza per comprendere il significato spirituale e culturale di questi luoghi santi, con opere e oggetti legati al pellegrinaggio. Infine, la Biennale propone Al-Musalah, un concorso per progettare una moschea contemporanea, radicata nei valori tradizionali ma con un’architettura moderna, a testimonianza dell’equilibrio tra innovazione e spiritualità che caratterizza l’evento.

La Biennale rappresenta quindi un’opportunità per esplorare e comprendere la cultura e la civiltà islamica attraverso le opere d’arte e il contesto della fede?
La Biennale rappresenta da un lato un’opportunità per il mondo islamico di valorizzare la propria cultura e mostrare i capolavori della sua civiltà, ispirando sia i musulmani a riscoprire la grandezza artistica della loro tradizione, sia i non musulmani a comprenderne la complessità. Non si limita agli oggetti devozionali, ma include opere che riflettono vita quotidiana e tradizioni. L’idea di esplorare la cultura attraverso la fede non è nuova, come dimostrano musei e luoghi storici dedicati ad altre religioni, esperienze culturali che aiutano a comprendere civiltà e sistemi di credenze nel loro contesto spirituale. Inoltre, credo che l’aspetto più significativo sia che l’Islam e la cultura dell’Islam, fino a poco tempo fa, sono stati principalmente spiegati e presentati in un contesto museale occidentale da curatori di musei o accademici, principalmente di origine occidentale. Il Met, il Louvre, il V&A, il British Museum, il Museo islamico di Berlino. È qui che andiamo per capire l’Islam, per conoscere la civiltà islamica. La Biennale delle Arti Islamiche, in un certo senso, offre - e il team è molto eterogeneo, non siamo tutti musulmani - al mondo islamico l’opportunità di spiegare la propria cultura.

Quale tipologia di pubblico vi aspettate?
La Biennale è stata progettata per attrarre un pubblico diversificato, la popolazione di Jeddah ai pellegrini provenienti da tutto il mondo, studiosi e collezionisti. Quando abbiamo concepito la Biennale e l’offerta artistica abbiamo pensato consapevolmente ai diversi pubblici che sarebbero arrivati. L’anno scorso, o meglio nella prima edizione, l’hanno visitata quasi 600.000 persone. Quest’anno speriamo di raggiungere un milione di visitatori.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti