All-encompassing light on Fra Angelico
An unmissable exhibition: never before have so many works by the brother-painter been brought together, and a luminous display that makes the gilding better to read
Like the first day of spring, the clear light that returns, sudden and absolute, the soft sky and that sensation of peace and greatness. This is the Beato Angelico exhibition currently underway in Florence, in the two venues of Palazzo Strozzi and the Museo di San Marco. An unmissable exhibition because such a large number of the artist's autograph works all together no one has ever seen (and perhaps never will), because of the research that lasted more than four years that involved experts from all over the world, because of the 28 restorations that were carried out and because of the light. The gold shines, the golden backgrounds and above all the nimbuses, embellished with very fine rays, seem like the dawn of a new art, enhancing Beato Angelico's technical skills and understanding of the works.
Guido di Piero nasce in Mugello, verso la fine del XIV secolo, prende il nome di Fra Giovanni quando si unisce al movimento osservante dell’ordine domenicano a Fiesole. Sono anni turbolenti, nel 1417 si conclude lo scisma d’Occidente, Firenze, ricca e potente, guida il mondo con le sue famiglie; l’arte è un fiorire di nomi, da Filippo Brunelleschi a Lorenzo Ghiberti, da Donatello a Luca della Robbia e Filippo Lippi. Il tardogotico riluce ancora, Masolino e Lorenzo Monaco tornano in certe scelte ma Beato Angelico si incammina verso gli equilibri del Rinascimento, cesella la figura umana come dono di Dio, osserva le roselline dei giardini e ne tratteggia ogni petalo: «Dopo essersi imposto intorno al 1420 come il maggior pittore fiorentino dell’ultimo tardogotico – scrive Angelo Tartuferi in uno dei saggi del catalogo –, a distanza di dieci anni Fra Giovanni si scopre, nel chiuso del suo convento, come il pittore più importante di Firenze, dotato di un linguaggio coltissimo, sia dal punto di vista
Tra le due sedi, la mostra propone oltre 140 opere tra dipinti, disegni, miniature e sculture provenienti da musei quali il Louvre di Parigi, la Gemäldegalerie di Berlino, il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery di Washington, i Musei Vaticani, la Alte Pinakothek di Monaco, il Rijksmuseum di Amsterdam, oltre a biblioteche e collezioni italiane e internazionali, chiese e istituzioni territoriali. A Palazzo Strozzi il percorso si articola in otto sezioni: Santa Trinita; Il nuovo linguaggio; San Marco; La Crocifissione sagomata; Volti santi; Le grandi committenze; Roma; I Medici. Il viaggio comincia nella chiesa vallombrosana di Santa Trinita, in cui i Bartolini Salimbeni, gli Strozzi e gli Ardinghelli sostengono un rinnovamento architettonico e decorativo. Prima Lorenzo Monaco realizza gli unici affreschi noti della sua produzione, poi Palla Strozzi fa trasformare la sagrestia in cappella funeraria. Gentile da Fabriano crea l’Adorazione dei Magi e Beato Angelico, che viene pagat
Il nome di Fra Giovanni è legato al Museo di San Marco, voluto da Cosimo de’ Medici che sceglie di affidarlo ai domenicani osservanti di Fiesole. E la mostra propone 17 delle 18 parti originali della Pala di San Marco (1438-42). Al centro, la Madonna in trono e le figure attorno a lei (santi Lorenzo, Giovanni Evangelista, Marco, Domenico, Francesco, Pietro Martire, Cosma e Damiano) sono il fulcro del programma culturale e politico dei domenicani, dei Medici e di papa Eugenio IV. Altra Pala ricostruita è quella della Galleria Nazionale dell’Umbria, in una essenzialità, senza cornici, che rende tridimensionali tutti gli sguardi, i gesti come quello della Madonna che sfiora appena il Bambino. Dalle Pale ai tabernacoli-reliquiari, alle crocifissioni sagomate dove i rivoli di sangue sono così definiti e umani, Beato si svela, come sottolinea Carl Brandon Strehlke, artista che ha partecipato alla rivoluzione delle arti durante il Rinascimento.
A visit to the Museo di San Marco also reinforces this conviction: the frescoes of the cells, so intimate and sorrowful, so sublime and exact in their strokes, are flanked by the illuminated codices by Angelico and the works of the early days. Such as the Pala di Fiesole, painted around 1420-1423. He was little more than 25 years old and already had the ability to give concreteness to the Mystery that becomes man. In the brilliance of the gold, worked even with pins, eyes and thoughts abandon themselves to touch a total and all-embracing beauty.


