Bolaffi si conferma la prima casa d’asta in Italia
Crescita trasversale di quasi tutti i nostri dipartimenti. Per l’export situazione disastrosa come l’anno passato
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Con 42.647.446 euro di aggiudicato e un +6,9% sul 2023 in 55 aste, Aste Bolaffi si conferma la prima società d’asta per giro d’affari nel 2024 nel panorma italiano, con la numismatica ad essere il settore guida con 9.169.067 euro aggiudicati. Com’è stato il 2024? Lo chiediamo a Filippo Bolaffi, amministratore delegato di Aste Bolaffi, quarta generazione di una famiglia impegnata nel collezionismo dal 1890 a partire da Alberto Bolaffi. «È stato un anno piuttosto positivo - spiega - con una crescita trasversale di quasi tutti i nostri dipartimenti, che hanno aggiornato ancora una volta il nostro record come giro d’affari. I fatti salienti sono stati, sicuramente, la vendita dell’arazzo di Boetti (in foto) che ha quasi triplicato la base d’asta (venduto a 800mila € dalla stima tra 280- 350mila, ndr), e quella dello zaffiro kashmir (anello in zaffiro blu e diamanti aggiudicato a 370.000 €, ndr)» spiega Bolaffi.
Quali settori e quali artisti sono in crescita e quali in calo?
Parlando di settori abbiamo visto l’ulteriore crescita del dipartimento dei gioielli, a dimostrazione che, nelle case o cassette degli italiani, ci sono ancora tantissimi “tesori” meritevoli di una “seconda vita” di successo. Notiamo anche resilienza in settori tradizionali come quello della filatelia, dei libri antichi e dell’antiquariato, che a valori corretti incontrano sempre il gusto di numerosi acquirenti sia nazionali sia stranieri. Infine ha sorpreso l’ottima performance del dipartimento degli orologi, una categoria che da un paio anni sta attraversando una contrazione, ma che all’asta ha portato risultati in controtendenza. Il calo netto l’abbiamo notato solo nei diamanti bianchi, ma questo è dovuto a un trend mondiale indipendente dal mondo delle aste.
Anticipazioni sul prossimo anno?
Come sempre ogni anno si riparte da zero con la raccolta e svolgendosi il clou delle nostre aste primaverili a maggio è molto difficile far previsioni così in anticipo, ma a livello macro nulla fa sospettare che il 2025 sarà molto diverso dal 2024, per cui nutro un moderato ottimismo anche per l’anno venturo. Anticipo, però, che abbiamo già in casa una spettacolare “cantina” che sarà il clou della nostra prossima sta primaverile di vini pregiati.
Dal 1° gennaio in Francia e Germania è in vigore l’Iva ridotta sugli scambi sull’arte rispettivamente al 5,5% e al 7%, l’Italia ha ancora l’aliquota ordinaria al 22%, l’anno si apre quindi con uno squilibrio fiscale significativo per voi operatori d’asta?
Trattandosi le operazioni in asta al 99% con Iva del margine, che viene inclusa nella commissione applicata al compratore, questa differenza dal cliente finale non è percepita, piuttosto è un “vantaggio competitivo” dei nostri concorrenti stranieri rispetto a noi italiani, che garantisce loro una maggiore marginalità a parità di prezzo di aggiudicazione.
In merito alla circolazione internazionale, le cose sono migliorate o peggiorate? E perché? Siete a conoscenza che dal 28 giugno 2025 sarà introdotto in Italia il Regolamento (UE) 2019/880 sull’introduzione e l’importazione di beni culturali che prevede che l’importatore dovrà attestare che i beni (diverse categorie elencate) sono stati legalmente esportati da paesi terzi? Come vi state attrezzando?
La situazione per l’esportazione è esattamente disastrosa come l’anno passato, mentre per quanto riguarda l’import stiamo attentamente valutando la nuova normativa e il suo impatto. Come sempre in Italia fino all’ultimo non si sa che cosa succede dal punto di vista attuativo … quindi rimaniamo vigili, ma nella fattispecie non credo che ciò avrà un impatto molto importante sul nostro business.




