Bollette, il nuovo decreto raddoppia la dote contro i rincari a 3,8 miliardi
Sul piatto anche le coperture per la decontribuzione da 1,5 miliardi prevista il prossimo anno per i lavoratori dipendenti con redditi fino a 35mila euro
di Marco Mobili e Gianni Trovati
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Il contrasto al caro-bollette, che la settimana scorsa aveva perso per strada i 270 milioni (a rate mensili) del contributo di solidarietà, guadagna 1,8 miliardi in più, raddoppiando quasi i 2 miliardi già inseriti in manovra. Lo prevede il decreto legge approvato giovedì 9 dicembre dal Consiglio dei ministri, che mette sul piatto anche le coperture per la decontribuzione da 1,5 miliardi prevista il prossimo anno per i lavoratori dipendenti con redditi fino a 35mila euro.
Il provvedimento varato dal consiglio dei ministri-lampo poggia su una mossa tecnica, che in pratica anticipa al 2021 spese fin qui previste per il prossimo anno. In questo modo, sui conti del 2022 si aprono nuovi spazi, che servono appunto a finanziare la lotta al caro-bollette e il taglio una tantum ai contributi.
Lo spostamento tecnico da 3,3 miliardi sul 2021
Per evitare di perdersi nella girandola delle cifre è bene andare con ordine. Il decreto del 9 dicembre vale 3,3 miliardi (anzi: 3.299,104 milioni, a essere precisi), che si spostano appunto dal 2022 a quest’anno. Di questi, 1,85 miliardi incrementano il fondo 2021 destinato all’acquisto di vaccini e farmaci contro il Covid-19. Altri 1,4 miliardi alimentano invece il fondo di Rete ferroviaria italiana, che li utilizzerà anche per alleggerire la propria esposizione nei confronti delle banche. Restano 50 milioni, dedicati al finanziamento dei compiti aggiuntivi assegnati a Polizia e forze dell’ordine nei controlli delle misure anti-pandemia. Una quota di queste risorse, 1,94 milioni, andrà anche alla Polizia locale (con almeno 1.500 unità secondo i calcoli governativi), che è da mesi in prima linea in queste verifiche ma fin qui è stata trascurata dagli aiuti statali.
A rendere possibile questi rifinanziamenti sono le mitologiche «pieghe del bilancio». Cioè, in pratica, i risparmi su una serie di uscite messe in preventivo in questo nuovo anno di emergenza ma non effettuate. Fra queste spicca la nuova tornata di mancate spese per i contributi a fondo perduto alle partite Iva che sono state colpite dagli effetti economici del Coronavirus.
Fra questi, 300 milioni arrivano dagli aiuti misurati sulle perdite di fatturato, come prevedeva il primo decreto Sostegni del governo Draghi; gli altri 815 sono stati invece “risparmiati” all’interno dei 4,4 miliardi previsti per il contributo «perequativo», legato cioè alla flessione dei risultati d’esercizio delle imprese.


