Bollette: dal sostegno della ricerca di sistema al nucleare, ecco una guida ragionata per capire cosa paghiamo
Dalla spesa per l’energia agli oneri di sistema, sono tanti i costi da decodificare in bolletta: ecco tutte le voci della fattura energetica
di Celestina Dominelli
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I punti chiave
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La lettura della bolletta elettrica continua a essere giudicata ostica nonostante i miglioramenti apportati grazie al lavoro dell’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente (Arera). Tante le voci da passare in rassegna anche se, come detto, l’Arera è intervenuta sulla semplificazione della fattura fin dal 2015 mettendo in pista una rivoluzione con la “bolletta 2.0” che ha consentito di rendere molto più trasparenti le voci che compongono la spesa energetica, via via semplificate. Ecco allora quali sono le varie componenti presenti nella bolletta di un cliente tipo della maggior tutela.
Cos’è cambiato dopo la riforma del 2015
Partiamo con qualche info in più sulla bolletta 2.0 e sulle modifiche che ha comportato. Secondo le indicazioni dell’Autorità, nella prima pagina della bolletta viene indicato il costo medio unitario del kilowattora/standard metro cubo, come rapporto tra la spesa totale e i consumi fatturati. In questo insieme sono compresi più tasselli, a cominciare dalla spesa per la materia energia che raggruppa i costi di approvvigionamento dell’energia elettrica o del gas e quelli per la vendita al dettaglio. Due elementi che pesano, rispetto al totale dell’esborso, rispettivamente per quasi il 52% e il 75% nella fattura elettrica e per il 38% circa e il 6,2% in quella del gas.
La spesa per il trasporto e la gestione del contatore
Accanto a questa, c’è poi la spesa per il trasporto e la gestione del contatore che costituisce, tra luce e gas, più o meno un 16-17% del totale della spesa e che va a coprire tutti i servizi di distribuzione, misura, trasporto e perequazione della distribuzione e della trasmissione. In pratica, l’importo che paghiamo serve a sostenere i costi per trasportare e distribuire sulle reti l’energia che viene utilizzata nelle nostre abitazioni e per gestire e leggere i contatori, oltre che i dati delle loro letture.
Il nodo oneri: la ricetta dell’Arera
L’altra voce consistente che è stata e continua a essere spesso al centro delle polemiche politiche, e non, è quella relativa ai cosiddetti oneri di sistema. Innanzitutto, vale la pena chiarire cosa sono: si tratta di voci che vanno a finanziare attività di interesse generale per il sistema elettrico nazionale, introdotti nel tempo da specifici provvedimenti normativi. Con il passare degli anni, gli oneri sono andati crescendo e questo ha fatto scatenare a più riprese svariate polemiche sull’opportunità del prelievo in bolletta. L’Autorità, dal canto suo, ha più volte insistito sulla necessità di una loro revisione che potrebbe passare - è la ricetta evidenziata anche di recente dal presidente dell’Arera, Stefano Besseghini - dal trasferimento degli stessi nella fiscalità generale. Ma anche i Cinquestelle, che sugli oneri di sistema hanno lanciato diverse battaglie, premono da tempo perché siano tagliati.
La componente “Asos” in bolletta
Ad ogni modo, dal 2018 anche queste componenti sono state oggetto, come le voci restanti della bolletta, di semplificazione e sfoltimento e ora le aliquote degli oneri generali da applicare a tutte le tipologie di contratto sono distinte in oneri generali relativi al sostegno delle energie rinnovabili e alla cogenerazione (Asos) e oneri rimanenti (Arim). Ma cosa finanziano? Dentro la prima, sono compresi innanzitutto gli oneri che vanno a supportare gli incentivi alle fonti rinnovabili e alla cogenerazione Cip 6/92. Quest’ultimo tassello rimanda a un provvedimento, adottato appunto dal governo nel 1992, che in sostanza premia l’energia prodotta da terzi e ceduta alla rete elettrica nazionale che sia stata prodotta da fonti verdi, rifiuti o impianti ad alta efficienza. All’interno della componente Asos, ci sono poi anche i costi che coprono le agevolazioni per le imprese a forte consumo di energia elettrica (note anche come “energivori”).


