Bonazzi: «Ecco come il nostro Econyl è diventato il nuovo protagonista della moda»
L’ad di Aquafil, l’azienda trentina che produce il filato di nylon rigenerato da reti da pesca e moquette e usato da sempre più big della moda, racconta un percorso durato 13 anni e costato (finora) 140 milioni. E che lo costringe a selezionare le proposte di collaborazione
di Chiara Beghelli
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Un tappeto di 2mila metri quadri è pronto a ricoprire piazza della Scala domenica sera per accogliere gli ospiti dei Green Carpet Awards. Un tappeto costato 140 milioni di euro. A tanto ammontano gli investimenti che a partire dal 2006 Aquafil, azienda tessile di Trento, ha destinato allo sviluppo del filato Econyl, di cui sarà fatto il tappeto che impreziosirà una delle più belle piazze di Milano. «È il più bello e grande che abbiamo mai prodotto – spiega Giulio Bonazzi, ad di Aquafil – è il terzo anno che collaboriamo con questo evento, ma la novità stavolta è che dopo la serata proveremo a ri-usarlo, magari per qualche altro evento, e solo al termine del suo ciclo di vita lo ricicleremo».
La serata di Milano è solo la voce più recente della lunga lista di collaborazioni eccellenti che hanno segnato il 2019 dell’azienda. Collaborazioni peraltro sempre più numerose, poiché la moda, in cerca di livelli di sostenibilità sempre più alti, si è appassionata di questo filato ricavato dalle reti da pesca e dal “fluff” di tappeti e moquette dismessi: 10mila tonnellate di Econyl consentono di risparmiare circa 70mila barili di petrolio greggio ed evitare l’emissione di oltre 57mila tonnellate di CO2.
Rifiuti sottratti a oceani e discariche, che vengono lavorati nello stabilimento di Lubiana, in Slovenia, per diventare puro filo di Nylon 6 e poi capi di abbigliamento, borse, arredi. Aquafil ha una storia che risale al 1965, ma è in gran parte merito di Econyl , lanciato sul mercato nel 2011, se è diventata un gruppo da 555,2 milioni di euro di fatturato nel 2018 (con ebitda di 77,9 milioni), con 2.800 dipendenti in tre continenti e quotata dal 2017 sul segmento Star di Borsa Italiana. Nell'ultimo anno, sulla spinta della necessità di ampliare il sistema produttivo di Econyl, Aquafil ha realizzato uno stabilimento di raccolta rifiuti di nylon negli Stati Uniti da 10 milioni di dollari.
Bonazzi, come è nato Econyl?
«Con un po' di follia, sottovalutando inizialmente la sua complessità, e grazie a un mercato che iniziava a mostrare interesse per soluzioni sostenibili. Abbiamo dunque esaminato quali potessero essere gli scarti di nylon adatti a essere recuperati, e abbiamo individuato quelli delle reti da pesca e quelli delle moquette usate, per poi passare a capire come potevamo raccoglierli. Abbiamo dovuto affrontare il tema della “logistica inversa”, contraria al consueto flusso di produzione/uso/discarica: siamo stati noi a capire dove i prodotti andavano a finire e recuperarli. I primi a dimostrarsi sensibili sono stati gli operatori dell'allevamento ittico, che ci hanno fornito le loro resti. Quello di Econyl è stato un inizio sperimentale, ma abbiamo sempre saputo quanto alto fosse il suo potenziale».
Tanto che negli anni avete investito 140 milioni di euro nel suo sviluppo.
«Sì, per sviluppare il prodotto, ma anche la tecnologia e la capacità produttiva. Oggi investiamo fra il 2 e il 4% del nostro fatturato in ricerca e sviluppo, che destiniamo anche a ricerche innovative anche nel campo delle biotecnologie. Siamo un’azienda tessile sui generis».








