Le reazioni al rilascio

Caso Sala-Abedini: le reazioni politiche, da Cirielli a Calenda

Il viceministro degli Esteri: Nordio si conferma giurista animato da vero garantismo. Più critico l’esponente di Avs. Apprezzamento da Forza Italia

Il ministro della giustizia Carlo Nordio al Senato, durante il Question time. Roma, 5 dicembre 2024 ANSA/MASSIMO PERCOSSI

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«Il ministro Nordio si conferma un grande giurista, animato, secondo lo spirito della Costituzione, da un vero garantismo. La sua decisione dà lustro e onore giuridico all’Italia». È il commento del viceministro degli Esteri ed esponente di Fdi, Edmondo Cirielli, alla richiesta di revoca degli arresti per il cittadino iraniano Mohammad Abedini depositata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio alla Corte d’Appello di Milano.

Calenda: è stato fatto un buon lavoro, ma è uno scambio

Parla di scambio Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e parlamentare di AVS in una nota: «Bene la decisione del ministro Nordio di liberare l’ingegnere iraniano Abedini. La decisione del governo italiano, conferma che la liberazione di Cecilia Sala è stata la conseguenza di un accordo di scambio tra Iran e Italia. Dall’inizio della prigionia di Sala avevamo detto che liberare Abedini, per ottenerne la scarcerazione della nostra connazionale, era giusto e un atto di sano realismo. Giorgia Meloni avrebbe dovuto essere più chiara nelle sue comunicazioni e dire agli italiani che il governo aveva concordato questo percorso. Unica osservazione. Una volta le decisioni per difendere gli interessi nazionali le prendevamo in autonomia, nel rispetto della sovranità nazionale: oggi chiediamo il permesso ad altri paesi esteri, in questo caso agli USA, facendoci rimpiangere Craxi ai tempi di Sigonella del lontano 1985», dice Bonelli.

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Abedini? «Credo sia abbastanza chiaro che ci fosse questo scambio (con Cecilia Sala, ndr) una cosa giusta. Eviterei da parte del governo di dire che non c’è stato, ha fatto bene ha farlo». Lo ha detto il leader di Azione Carlo Calenda a “In altre parole” su La7. «Secondo me Meloni ha fatto un buon lavoro» come «il governo e i servizi. Ma non ci dicano che non c’è stato alcuno scambio», ha aggiunto.

Nevi (Fi): condividiamo decisione Nordio

Sul caso Abedini interviene anche il portavoce nazionale di Forza Italia, Raffaele Nevi. «Nordio ha specificato bene tutto nella nota. Il nostro ordinamento non prevedeva quella fattispecie. Ci atteniamo all’istruttoria tecnico-giuridica fatta dal ministro Nordio e prendiamo atto di questa decisione, che condividiamo», dice all’Adnkronos, contestando poi proprio la lettura di Bonelli che parla apertamente di “scambio” con la giornalista italiana Cecilia Sala, liberata l’8 gennaio dopo una detenzione di 21 giorni in Iran. «Non è così - spiega Nevi -. Si è sempre saputo che» l’eventuale estradizione di Abedini «era una cosa che andava oltre le possibilità del nostro ordinamento. È chiaro che la vicenda Abedini e quella di Sala si sono intrecciate perché avvenute nello stesso frangente, ma le due cose sono separate. Bisogna rispettare la legge, anche quando questo non fa piacere a qualcuno».

Benifei (Pd), ogni mezzo valido per liberare connazionale

«Credo che in un momento in cui c’è una persona italiana nelle mani di un regime che ne mette a rischio la libertà, considerando il lavoro cruciale che è quello giornalistico e mi riferisco ovviamente al caso di Cecilia Sala, ogni mezzo utile per la liberazione di un o una nostro/a connazionale sia valido». Così Brando Benifei, eurodeputato del Pd e presidente della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con gli Stati Uniti, commenta con Affaritaliani.it la decisione del ministro della Giustizia Carlo Nordio di chiedere la revoca degli arresti dell’iraniano Abedini Najafabadi Mohammad. «È giusto quindi portare avanti qualsiasi misura per la liberazione dell’ostaggio. È evidente che a questo punto bisogna capire bene ogni aspetto della vicenda e chiediamo quindi al governo di riferire al più presto in Parlamento», conclude Benifei.

Della Valle (M5s), governo piegato ai voleri degli Usa

«La scarcerazione di Abedini conferma quanto avevamo già denunciato: l’Italia non aveva alcun fondamento giuridico per trattenerlo. L’articolo 2 del trattato di estradizione tra Italia e Stati Uniti stabilisce chiaramente che l’estradizione è possibile solo se il reato contestato è riconosciuto da entrambe le parti. Questa condizione non era mai stata soddisfatta. Il vero problema, però, è politico. L’Italia ha dimostrato ancora una volta di essere subordinata agli interessi degli Stati Uniti, arrivando di fatto a chiedere il permesso a Washington per applicare una norma chiara e inequivocabile. Un comportamento che ha isolato il nostro Paese, considerando che nessun altro Stato europeo ha ritenuto di fermare Abedini. È inaccettabile che questioni di diritto vengano influenzate da pressioni esterne. Il governo Meloni si è piegato ancora una volta alle logiche di potenza, sacrificando la credibilità delle nostre istituzioni. È ora che Meloni e i suoi la smettano di agire come un semplice esecutore degli ordini altrui e inizino a difendere con fermezza la sovranità e l’autonomia dell’Italia», così in una nota Danilo Della Valle, europarlamentare del Movimento 5 Stelle.

Rifugiati iraniani, «con Abedini Roma ceduto a ricatto Teheran»

«Schiaffo di Meloni a Biden: liberato Abedini, accusato della morte di tre soldati americani e ricercato dagli Stati Uniti. L’Italia ha ceduto ai ricatti terroristici di Teheran». Così in una nota Davood Karimi, presidente dell’Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia, che «condanna fermamente la liberazione di Abedini, arrestato all’aeroporto di Milano dietro un mandato di cattura internazionale emesso da parte della magistratura americana. Ennesimo atto di sottomissione europea ai ricatti terroristici degli ayatollah che da oltre 40 anni hanno preso in ostaggio il popolo iraniano, e non solo».

Batacchi, Ridf: esito prevedibile

«Questo è un esito che ci si poteva aspettare, dopo la visita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni negli Stati Uniti, che probabilmente aveva anche l’obiettivo di tastare il polso a Donald Trump», spiega Pietro Batacchi, direttore di Ridf, Rivista Italiana Difesa, dopo la richiesta depositata dal ministro Nordio alla Corte di appello di Milano. «L’esito - dice, parlando con l’Adnkronos - è stato quello che abbiamo visto oggi, è stata una trattativa complessa sicuramente, perché coinvolgeva tre Paesi di cui - non dimentichiamoci - due ufficialmente non si parlano, gli Stati Uniti e l’Iran. L’Italia da questo punto di vista, anche perché era parte in causa, con la detenzione di Cecilia Sala, ha avuto un ruolo centrale anche perché ha rapporti consolidati con la Repubblica islamica dell’Iran e la nostra intelligence tradizionalmente si parla con quella iraniana. Abbiamo normali rapporti diplomatici, per cui da questo punto di vista siamo stati anche facilitati».

Batacchi prende poi le distanze da chi critica quella che viene definita da alcuni la scelta di “aver ceduto”, il che «metterebbe in pericolo i cittadini italiani»: «Probabilmente ci si dimentica di quando due anni fa gli stessi americani hanno scambiato la loro cestista detenuta a Mosca, Brittney Griner, per Viktor Bout, uno dei piu grandi trafficanti di armi del pianeta. Quando si tratta della vita di un cittadino occidentale queste cose si fanno, sono normali, all’ordine del giorno non ci vedo nulla di scandaloso. La vita dei nostri cittadini vale più di tutto».

Batacchi invita ad attendere: «Vedremo come la vicenda si evolverà: gli iraniani hanno ottenuto quello che volevano e anche noi abbiamo ottenuto quello che volevamo. Gli americani probabilmente non ritenevano Abedini così importante, altrimenti le cose sarebbero probabilmente più lunghe e più complicate. E poi credo che dopo il 20 gennaio i rapporti tra Stati Uniti e Iran o in generale tra Occidente e Iran prenderanno una certa piega, per cui la nuova amministrazione americana può aver fatto il ragionamento che dopo il 20 gennaio cambierà tutto, anche se ovviamente è solo una congettura».

«Le posizioni della nuova amministrazione Trump rispetto all’Iran sono chiare», ricorda il direttore di Ridf. «Non dimentichiamoci che la prima amministrazione Trump ha fatto naufragare l’accordo faticosamente raggiunto dalla precedente amministrazione Obama con gli iraniani sul nucleare. La prima amministrazione Trump ha di fatto riaperto la questione nucleare iraniana, quindi come la pensino Trump, Rubio e Waltz sull’Iran lo sappiamo. Questa vicenda potrebbe dunque essere letta così rispetto a quello che potrebbe accadere dopo. Due sono gli elementi da tener presente», ripete. «L’effettivo e vero interesse che gli americani avevano per Abedini e i futuri piani dell’amministrazione Trump, ossia esercitare la massima pressione possibile sugli iraniani».

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