Ristrutturazioni edilizie

Bonus casa verso la scadenza: ora si apre la partita della riforma

Entro fine anno la geografia degli sconti fiscali, con la sola eccezione di bonus barriere e superbonus (prorogati al 2025), dovrà essere riconfermata

di Giuseppe Latour e Giovanni Parente

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I punti chiave

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La riflessione era già partita lo scorso anno. Adesso, però, il calendario impone un’accelerazione. Alla fine del 2024, infatti, è programmata la scadenza di un lungo elenco di agevolazioni: sismabonus, ecobonus, bonus mobili, bonus giardini e bonus ristrutturazioni al 50 per cento. In pratica, tutta la geografia degli sconti fiscali in vigore, con la sola eccezione di bonus barriere e superbonus (già prorogati al 2025), dovrà essere riconfermata.
Nei prossimi mesi, allora, tornerà in primo piano una revisione complessiva dei bonus casa. Anche perché, nel frattempo, entrerà in vigore la nuova direttiva europea sulle case green, che darà indicazioni soprattutto sugli sconti fiscali da garantire ai lavori di efficientamento energetico.

Le proposte di legge

In parlamento sul tema sono state già presentate diverse proposte di legge, che costituiranno la base dei lavori dei prossimi mesi. A partire da quella targata Lega e depositata da quattro deputati della commissione Finanze della Camera (Alberto Gusmeroli, Alberto Bagnai, Laura Cavandoli e Giulio Centemero). Il suo obiettivo è calibrare le agevolazioni in base alle disponibilità economiche, facendo distinzione tra capienti e non capienti.
Se un cittadino è fiscalmente capiente, avrà a disposizione uno sconto fiscale del 60%, utilizzabile da cinque a venti anni. Se, invece, non è capiente potrà arrivare fino al 100%, avendo a disposizione anche sconto in fattura e cessione del credito.

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Un’altra proposta di legge firmata da Erica Mazzetti (Forza Italia) prevede una detrazione del 90% per gli interventi di riqualificazione di edifici che assicurino determinati livelli di efficientamento energetico e una detrazione variabile tra il 60 e il 90%, a seconda dei livelli di miglioramento, per i lavori di messa in sicurezza antisismica. Per i livelli più bassi di reddito è previsto anche l’utilizzo di cessione del credito e sconto in fattura. Per l’opposizione c’è da citare la proposta del M5S (primo firmatario Agostino Santillo) che adotta un meccanismo simile: da una detrazione base si passa a una percentuale crescente in base al tipo di intervento e alla sua finalità, come ad esempio la classe energetica migliorata.
Ma proposte di riforma, nei mesi scorsi, sono arrivate anche dal mondo produttivo. A partire dall’Ance, che ha proposto due livelli di sconto (70% per tutti e 100% solo per gli incapienti), incentivi concentrati sui lavori di riqualificazione, sia sismica che energetica, di interi edifici, per i quali andranno ripristinati cessione del credito e sconto in fattura, e l’attivazione di un fondo di garanzia per l’erogazione di mutui verdi, che andranno a coprire la quota di spese non agevolata.
A questo elenco si aggiunge Rete Irene che, insieme ad Assocond Conafi, presenterà oggi una proposta che parte da un principio base: incentivare gli interventi in base alla loro qualità. Assicurando, così, un incentivo maggiore al crescere degli ambiti di intervento: un’aliquota base per una sola tipologia di ambito (ad esempio, l’efficientamento energetico) e poi, via via, più alta a condizione che vengano coinvolti anche altri ambiti, come il miglioramento sismico, l’installazione di rinnovabili e il raffrescamento estivo. La proposta, inoltre, suggerisce di prevedere una premialità aggiuntiva per gli interventi che raggiungano risultati particolarmente ambiziosi per almeno uno dei propri ambiti. Verrebbero, infine, mantenuti i meccanismi di sconto in fattura e cessione del credito, riservandoli però agli interventi integrati.

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