Fisco

Bonus edilizi, la spesa sfonda i 200 miliardi

Numeri finali del 110% solo lunedì, ma debito verso la risalita rispetto al 2023

di Carlo Marroni e Gianni Trovati

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(franco ricci - stock.adobe.com)

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Ma tutte le ipotesi della vigilia su cui anche ieri si è lavorato al ministero dell’Economia convergono sullo scenario più complesso: quello di un contatore dei bonus edilizi che sfonda quota 200 miliardi, per tre quarti generati dai Superbonus. Con la conseguenza di un debito che dal 137,3% del Pil calcolato dall’Istat per lo scorso anno risale verso l’area del 140% scritta nell’ultima NaDef, quando però il prodotto interno lordo era indicato a livelli più bassi degli attuali. I numeri, al centro ieri anche di un faccia a faccia a Palazzo Chigi fra la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in vista del Def atteso martedì in consiglio dei ministri, ballano ancora sotto molte variabili. Ma la strada pare tracciata, in una direzione che il Governo avrebbe evitato volentieri, alla vigilia della nuova stagione dei rating che partirà il 19 aprile con S&P. Sulle conseguenze del passato, però, non c’è più modo di agire: anche se ipotecano una grossa fetta della politica economica del futuro.

Il ritmo di uscita progressiva dalle sabbie mobili dei bonus edilizi dipenderà ovviamente anche dalla crescita. Sul punto, il Governo ipotizza un +1% per quest’anno e un +1,2% per l’anno prossimo. Con un po’ di ambizione in più rispetto agli altri osservatori.

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La conferma è arrivata ieri da Banca d’Italia, che ha ribadito la sua stima di +0,6% per il 2024 e di +1% per il 2025. In termini confrontabili con il Def, quindi non corretti per le giornate lavorative, il dato diventa +0,8% quest’anno e +0,9% il prossimo. L’attività economica – osserva Via Nazionale nelle proiezioni macroeconomiche per il triennio 2024-26 - beneficerebbe della ripresa della domanda estera e del potere d’acquisto delle famiglie, ma condizioni di finanziamento ancora restrittive e il ridimensionamento degli incentivi all’edilizia residenziale peserebbero sugli investimenti. L’inflazione diminuirebbe nettamente nel 2024, all’1,3% (5,9% media 2023), principalmente per via degli effetti della discesa dei prezzi dell’energia e dei prodotti intermedi.

Nemmeno a Bruxelles si ipotizzano revisioni al rialzo. «Le stime della Commissione parlano per l’Italia di una crescita dello 0,6-0,7% per quest’anno. Penso che, in linea di massima, le confermeremo attorno a metà giugno, quando presenteremo le previsioni ulteriori», ha detto il commissario Ue per gli Affari economici Paolo Gentiloni.

Lo scenario previsivo degli esperti di Bankitalia presuppone che il contesto internazionale, seppure incerto, non comporti particolari tensioni sui mercati delle materie prime energetiche e su quelli finanziari. Si ipotizza che la domanda potenziale nei principali mercati di destinazione delle esportazioni italiane torni a espandersi nel triennio, di circa il 2,5% in media all’anno. Sulla base dei contratti futures, i prezzi delle materie prime energetiche si ridurrebbero gradualmente nell’orizzonte previsivo. I costi di finanziamento per imprese e famiglie rimarrebbero elevati nell’anno in corso per ridursi gradualmente nel prossimo biennio.

Sul Pil, gli effetti positivi di ipotesi su materie prime e tassi sarebbero in larga parte compensati dal più accentuato rallentamento dell’attività nell’edilizia proprio per la progressiva rimodulazione degli incentivi.

I consumi delle famiglie, dopo il netto calo di fine 2023, sarebbero tornati a crescere nel primo trimestre e continuerebbero ad aumentare a tassi lievemente superiori a quelli del Pil, beneficiando del recupero del potere d’acquisto. Gli investimenti rallenterebbero in modo vistoso, frenati dal rialzo dei costi di finanziamento oltre che dal freno ai bonus edilizi. L’effetto di questi fattori verrebbe in parte compensato dal Pnrr. Il saldo della bilancia dei pagamenti, tornato positivo nel 2023, continuerebbe a migliorare, avvicinandosi al 2% del Pil nel 2026.

L’occupazione, in forte aumento nel 2023, continuerebbe a crescere ma a ritmi inferiori, con un tasso di disoccupazione al 7,4 per cento nel 2026.

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