Borse, i gestori pieni di liquidità guardano alla Bce e alla speranza del tasso pivot
L’idea di un tasso massimo auspicato dalla Fed per contrastare l’inflazione senza danneggiare troppo l’economia sta alimentando il rimbalzo dei mercati. Ne potrebbe parlare Lagarde giovedì. Ma i rischi che sia troppo presto per cantare vittoria sono elevati
di Vito Lops
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I punti chiave
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Il prezzo del gas quotato ad Amsterdam scende sotto i 100 euro al megawattora. Mentre i direttori di acquisto in Germania vedono sempre più vicina la recessione. Due notizie di natura diversa ma entrambe ben accolte dagli investitori azionari europei. L’indice Eurostoxx 50 - già reduce da tre settimane di recuperi - ha chiuso la seduta del 24 ottobre con un rialzo dell’1,47% portando a +9% il bilancio parziale del mese di ottobre.
Nella stessa seduta sono scesi i rendimenti dei titoli di Stato: il decennale italiano è tornato al 4,5% e quello tedesco al 2,3%. La parte lunga della curva risente delle stime negative sull’economia del Fondo monetario secondo cui «questo inverno più della metà dei Paesi dell'area euro» sperimenterà una «recessione tecnica con almeno due trimestri consecutivi di contrazione».
L’indice Pmi manifatturiero tedesco è sceso ad ottobre a 45,7 punti rispetto ai 47,8 di settembre. Siamo abbondantemente sotto la soglia 50 (che delimita espansione da contrazione economica): è il segnale che questo soft data (basato sui sondaggi ai direttori d’acquisto, quindi non fattuale ma per certi versi più predittivo rispetto a dati “ritardati” come inflazione e disoccupazione) sta chiamando l’arrivo della recessione. Recessione può far rima anche con disinflazione: si può spiegare anche così la frenata dei rendimenti che andrà però monitorata nelle prossime sedute perché una rondine non fa primavera.
Cosa ci si aspetta da Lagarde
Questa è la settimana della Bce (giovedì 27 ottobre con ogni probabilità alzerà il tasso sui depositi da 75 a 150 punti base e quello di riferimento da 125 a 200 punti). Gli investitori cercheranno di capire dalle parole di Christine Lagarde eventuali riferimenti al tasso pivot, quel livello di neutralità oltre il quale salire ulteriormente potrebbe creare danni strutturali al tessuto economico, accentuando le probabilità che la recessione si trasformi in depressione.
Fed a ritmo più lento?
Lo stesso tema tiene banco negli Stati Uniti dove i rendimenti a due anni si sono spinti la scorsa settimana fino al 4,63% per poi oscillare ieri intorno al 4,5%: che sia questo il pivot nessuno può saperlo tuttavia sui mercati si inizia a respirare aria di massimi sul fronte dei rendimenti. Se non su questi livelli, su zone non troppo lontane. Vanno prese in questa direzione le parole pronunciate nel fine settimana da Mary Daly, presidente della Fed di San Francisco («è ora di iniziare a parlare di rallentamento del ritmo del rialzo dei tassi»). È solo il pensiero di uno dei 12 membri che compongono il Fomc (comitato operativo) della Federal Reserve. Ma per alcuni - dopo mesi di forti ribassi e incertezze in questo 2022 in cui l’obbligazionario sta perdendo il 20% al pari dell’azionario mandando gambe all’aria i canonici portafogli 60% (azioni) 40% (obbligazioni) - è sufficiente per placare le tensioni sul risk on.


