Le sfilate di Parigi /5

Borse gigantesche ed energia intensa: lo stato di grazia di Hermès

La direttrice creativa Veronique Nichanian sperimenta con successo una direzione nuova, senza rinunciare alla centralità dell’artigianalità

di Angelo Flaccavento

Hermès AI 25-26

2' min read

2' min read

Cercare storie, o spiegazioni intellettuali, non sempre è necessario, quando si va per sfilate: a volte quel che si vede sono solo vestiti, ed è già tanto se suscitano interesse o sorpresa. La penultima giornata della fashion week parigina è una carrellata di prodotto eccellente senza diversioni epistemologiche o distrazioni esegetiche. Da Hermès, Veronique Nichanian è in stato di grazia: lavora con una intenzione nuova, che è grafica e puntuta, e con una energia intensa, senza stravolgere l’enunciato ma aggiornandolo decisamente. Il risultato è teso, scattante, radicato nel momento con la consapevolezza della materia e il savoir faire eccellente di sempre. Notevoli i pastrani dal piglio militaresco, i blouson di pelle, le maglie a intarsio, e poi le borse gigantesche, quasi dei bagagli per spedizioni urbane.

Defilato e deciso, Hed Mayner è un autore influente che non reclama la ribalta globale o la notorietà planetaria, ma solo uno spazio per dire la sua. Continua a lavorare sul volume gigantizzato, che questa volta piega e plasma a suon di linee che collassano, di tagli marziali stravolti con furia pacifica, di texture selvagge, e presenta nell’intimità di un caffè - il Beaubourg, luogo iconico della città intonso dagli anni 80 - trovando una dimensione che lo valorizza.

Loading...

Da Kiko Kostadinov, la freddezza laboratoriale, da fantascienza del blocco sovietico negli anni 70, lascia spazio ad un sentimento più rustico e organico - fino ad un certo punto, sia chiaro - e si sente una nuova leggerezza. Par sempre di stare a guardare l’equipaggio di una strana astronave, che però adesso è atterrata in un bosco.

L’incontro tra Yohji Yamamoto e Adidas continua a dare i suoi frutti da Y-3, in un convergere di atletismo e decostruzione, di nero e colori saturi che si rinnova sottilmente ma senza sosta.

Da Kolor, infine, la collezione è lieve, turbinante di toni delicati, dettagli moltiplicati e ibridi di forme, ma l’atmosfera è malinconica. Con una lettera stringata ma piena di sentimento, il fondatore e direttore creativo Junichi Abe annuncia che questa è la sua ultima sfilata, dopodiché rivestirà il ruolo di presidente affidando il design ad altri. Una scelta così consapevole, a 60 anni appena, è piena di lirismo almeno quanto lo sono gli abiti con cui Abe, in vent’anni di Kolor, ha creato una nicchia di fedelissimi, adepti del suo senso unico della forma e del colore, e della sua maniera aggraziata di essere sperimentale.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti