Borse volatili in attesa delle banche centrali, Milano -0,3%. Spread a 250 punti
L'Europa chiude in calo una seduta nervosa, Piazza Affari sostenuta da finanziari e Saipem. Al via la due giorni della Fed, il mercato scommette su un aumento dei tassi anche di 75 punti base
di Chiara Di Cristofaro
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Frena la caduta delle Borse europee in una seduta volatile dopo due giornate di panic selling, con il mercato concentrato sulle mosse delle banche centrali nel primo giorno di riunione della Fed che annuncerà mercoledì 15 giugno le decisioni sui tassi. Gli indici europei hanno tentato un rimbalzo in avvio, fallito in breve, per cambiare poi direzione più volte e chiudere comunque in calo. Ha limitato le perdite Piazza Affari, che ha recuperato terreno nella seconda parte della giornata, con il FTSE MIB sostenuto dal recupero dei finanziari dopo la debacle di lunedì 13 giugno e dal rialzo di Saipem, in un contesto di guadagni per tutti gli energetici.
Chiudono all'insegna della debolezza il CAC 40 di Parigi, il DAX 40 di Francoforte, l'IBEX 35 di Madrid, l'AEX di Amsterdam e il FT-SE 100 di Londra.
Sul fronte banche centrali, In Europa, attenzione alla riunione dell'Eurogruppo di giovedì in cui ci sarà un confronto con la presidente della Bce Christine Lagarde sulle mosse dell'istituto centrale e sull’approccio che seguirà la Bce per fronteggiare reazioni eccessive sugli spread.
Wall Street nervosa in attesa della Fed
Anche Wall Street, che aveva aperto in rialzo, ha cambiato più volte direzione prima di chiudere in ribasso (Dow Jones -0,50%, S&P 500 -0,38%, Nasdaq +0,18%), con il mercato che si aspetta una Fed aggressiva, dopo il dato sull'inflazione americana ai massimi dal 1981. Le attese ora sono per un aumento dei tassi di 75 punti base (sarebbe il più alto da 26 anni) e non più di soli 50 punti base. Secondo gli analisti di JpMorgan, non è nemmeno da escludere un aumento di un intero punto percentuale. Sul fronte macro, in linea con le attese l'aumento dello 0,8% dei prezzi alla produzione a maggio.
Il forte aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro a breve scadenza, con quello a due anni salito oltre il 3,3%, ai massimi dal 2007, e tornato brevemente sopra quello del decennale, indica che gli investitori si preparano a una Fed aggressiva e temono una recessione. Sull'azionario, da segnalare che il titolo di Oracle guadagna il 12% nel premercato, dopo una trimestrale migliore delle attese, grazie a un «notevole aumento della domanda» dei suoi servizi cloud.


