Borse Ue, scommessa sul dialogo. Corrono i tassi dei bond Usa
I mercati del Vecchio continente (Piazza Affari +1,67%) salgono anche grazie all’ulteriore indebolimento del petrolio. La maggiore propensione al rischio fa balzare il rendimento del decennale Usa oltre il 2,1%
di Vittorio Carlini
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Le premesse per la seduta delle borse europee non erano delle migliori. La pandemia, sparita - a causa della guerra in Ucraina- dalle prime pagine di siti e giornali ma non dalla realtà, è infatti tornata a fare paura in Cina. Tanto che Pechino ha comunicato di avere imposto il lockdown nell’importante area industriale di Shenzen. Inutile dire come, nella nottata tra domenica e lunedì, la chiusura dei listini asiatici sia stata contrastata. Al netto di Tokyo (+0,85%) e Sydney (+1,21%) molti mercati hanno chiuso in ribasso: da Seul (-0,59%) ad Hong Kong (-4,97%) fino alla stessa Shenzen (-3,8%).
I mercati Ue
In un simile contesto non era fanta-finanza attendersi ulteriori scossoni nel Vecchio continente. Invece le Borse Ue, sulla falsariga di venerdì scorso, hanno proseguito lungo la strada del rialzo. Le principali piazze hanno archiviato la seduta positive: da Milano (+1,67%) a Francoforte ( +2,21%) fino a Londra (+0,53%) , Parigi (+1,75%) e Madrid (+1,13%). Come mai? «La motivazione principale- risponde Fabrizio Quirighetti, capo investimenti di Decalia - è che gli investitori sperano che le avviate trattative tra Kiev e Mosca possano portare ad un reale allentamento, se non cessazione, delle ostilità». E lo stesso incontro a Roma tra la delegazione di Washington e quella di Pechino, che dai mercati viene (a torto o ragione) considerata il vero grimaldello per aprire la porta alla pace, ha sostenuto la speranza in oggetto.
Andamento del petrolio
Speranza la quale, unitamente alla suggestione di un rallentamento dei consumi di petrolio da parte della Cina in scia del lockdown, ha ulteriormente contribuito, seppure in un vortice di volatilità, alla discesa dell’oro nero (nell’intraday il Wti è andato sotto i 100 dollari). Il che, sostenendo l’idea che il balzo della bolletta energetica possa essere non di lunga durata, ha indotto a minore pessimismo sulla redditività delle società quotate (soprattutto europee). Certo: si tratta di market mover di brevissimo periodo. Basterebbero nuove nuvole sui negoziati per fare sparire il movimento in atto. Ciò detto però, in un periodo dove l’incertezza regna sovrana, i listini almeno si sono accontentati.
Titoli sottovalutati
Già, accontentarsi. «In realtà - tiene a precisare Quirighetti -ci sono anche delle motivazioni più tecniche, e solide, per i movimenti sull’azionario europeo». Vale a dire? «La Bce», seppure non maestra di chiarezza, «ha confermato di volere rimanere sul sentiero della stretta monetaria». Un fatto che, insieme a prezzi ormai da saldo di molte azioni, «ha indotto agli acquisti su settori, quali ad esempio il bancario (lo Stoxx Europe 600 bank è salito del 3,16% ndr), che si avvantaggiano di un ambiente caratterizzato da tassi di mercato più alti».
Attesa per la Fed
Quei tassi i quali, è noto, sono al centro del radar degli operatori soprattutto rispetto alla banche centrali. Gli occhi sono tutti puntati, oltre che alla Bank of England che si riunisce giovedì, a mercoledì prossimo quando la Federal reserve è attesa al primo rialzo di 25 punti base dei Fed funds. Proprio in prospettiva di questa mossa il rendimento del titolo di Stato decennale Usa è andato oltre il 2,1%. «La salita segnala - spiega Tullio Grilli, capo brokerage elettronico di banca Akros-, unitamente alla maggiore propensione al rischio, l’idea che - anche grazie alla speranza di una soluzione per la guerra in Ucraina- Powell possa avere mano più libera nella stretta monetaria» (ad oggi sono stimati 6-7 ritocchi all’insù nel 2022).


