Lettera al risparmiatore

Bper, capitale e qualità degli asset per contrastare la crisi economica

Focus dell’istituto sull’integrazione delle filiali Ubi che in gran parte dovrebbe realizzarsi entro febbraio. Costo del rischio di credito elevato, ma la società dice che è l’anticipo degli accantonamenti in previsione del 2021

di Vittorio Carlini

Bper Banca apre 21 nuovi centri-impresa a sostegno dei territori

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Da un lato realizzare l’integrazione del ramo d’azienda di Ubi che Intesa San Paolo, per non violare i limiti antitrust, le ha ceduto nell’acquisizione della stessa Ubi.

Dall’altro, anche a fronte della crisi economico-sanitaria, proseguire il pressing sul fronte del miglioramento della qualità degli asset. Sono tra le priorità di Bper Banca a sostegno del business.

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La qualità degli asset

Già, il business. Uno dei temi che, a fronte dell’impatto della crisi sul credito, attira l’attenzione del risparmiatore rispetto alle banche è quello della qualità degli asset.

Su questo fronte l’istituto, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, nel corso degli anni ha proseguito la riduzione del cosiddetto Npe ratio. Cioè: il rapporto tra crediti deteriorati e gli impieghi. L’indicatore lordo era al 13,8% a fine del 2018 e si è assestato all’8,8% al 30/9/2020. Quello netto, dal canto suo, alla fine dei primi nove mesi del 2020 è risultato del 4,7% (era il 6,8% il 31/12/2018).

Sennonché il gruppo ha indicato al mercato che, a fine 2021, il Npe ratio lordo dell’entità composta da Bper e il ramo d’azienda Ubi è previsto in area 9%. Cioè viene previsto un trend al rialzo che, tenuto conto del più basso indicatore per le ex filiali Ubi (6,5%), fa storcere il naso. L’istituto non condivide il disappunto. In primis Bper sottolinea che il dato considera l’inevitabile impatto, trasversale a tutto il sistema bancario, della pandemia. Inoltre la società, da una parte, rimarca che il Npe ratio lordo del ramo d’azienda acquisendo, in scia all’acquisto aggiuntivo di 4,7 miliardi di asset “in bonis” sempre legati all’operazione, potrebbe essere pure inferiore al 6,5%; e dall’altra ricorda che, senza considerare gli effetti della pandemia, l’indicatore della “combined entity” sarebbe al di sotto dell’8%. Il che, dice Bper, indica come il percorso di miglioramento dell’asset quality stia proseguendo.

La maggiore alea

Ciò detto, tuttavia, può più in generale ulteriormente sottolinearsi che la prospettata nuova ondata di crediti problematici pone una maggiore alea sul settore bancario, compresa Bper Banca. Il gruppo, pure consapevole della situazione, smorza i timori. La società, è l’indicazione, da un lato ha una solidità patrimoniale come mai nel passato (il Cet1 fully loaded al 30/9/2020 è del 13,03%); e dall’altro può vantare, grazie proprio al lavoro negli esercizi precedenti, un’elevata qualità degli asset. Un combinato disposto, sottolinea sempre Bper, che le consente di affrontare il 2021 con tranquillità.

L’integrazione degli sportelli

Fin qui alcune considerazioni sulla qualità degli asset. Bper Banca, però, davanti a sé ha la sfida più importante: l’integrazione del ramo d’azienda Ubi. Si tratta, secondo l’ultimo accordo integrativo, di 486 filiali e 134 punti operativi per un totale di 5.107 risorse umane. La grande parte dell’operazione sarà formalmente conclusa entro febbraio del 2021. La rimanente non oltre la metà dell’anno prossimo. Quindi, nel primo trimestre del 2021, incominceranno a vedersi contabilmente gli effetti dell’acquisizione.

La strategia

Nella strategia dell’istituto, molto focalizzato sul mantenimento del rapporto di fiducia tra i dipendenti ex Ubi e la clientela, c’è tra le altre cose la volontà di offrire i suoi prodotti e servizi finanziari ai nuovi utenti. Va ricordato che il modello di business di Bper, seppure preveda la distribuzione di soluzioni di terzi, è contraddistinto dall’avere in “casa” le fabbriche prodotto. In tal senso si punterà, ad esempio nell’asset management, ad incrementare il tasso di penetrazione dei fondi di Arca. Sforzo analogo verrà compiuto su altri fronti: dall’assicurazione al credito al consumo fino al leasing. Non solo. Nelle due regioni, Lombardia e Marche, dove Bper Banca ha finora una minore presenza la volontà è spingere anche sui servizi alle imprese. In tal senso verranno creati dei “Centri imprese” ad hoc per le aziende. Inoltre, più in generale, si guarderà al mondo del private banking (anche in questo caso è prevista la realizzazione di realtà specializzate). Infine il fronte della comunicazione. Essenziale, in questa fase d’espansione, è fare conoscere il marchio del gruppo nelle nuove aree. Il progetto prevede attività di advertising sui giornali, via web e anche in Tv.

Ciò detto, dinanzi ad una simile operazione, può farsi la seguente obiezione. Il business model degli istituti di credito, a fronte della digitalizzazione delle attività economiche e della crescita del FinTech, è sempre meno legato alle filiali. La mossa di Bper, in tal senso, può apparire non così lungimirante. L’istituto rigetta totalmente la valutazione. In primis perchè, viene ricordato, il gruppo di fatto acquisisce una banca senza strutture che potrebbero sovrapporsi alle sue: dal back office fino alle organizzazioni centrali. E poi, dice sempre Bper, perchè da una parte la società in un’unica mossa passa da circa 2,7 a 4,1 milioni di clienti con circa 26 miliardi di nuovi crediti; e, dall’altra, l’istituto si espande in regioni economicamente molto rilevanti. Quindi, conclude Bper, è chiara la valenza strategica dell’intera operazione.

Il conto economico...

Ma non è solamente la crescita per linee esterne. Il risparmiatore guarda anche all’andamento del conto economico. Nel terzo trimestre del 2020 Bper Banca è stata contraddistinta da ricavi (+3%) e risultato della gestione operativa ( +23%) in aumento rispetto al secondo quarter. Riguardo al margine d’intermediazione, oltre alle commissioni nette (+6,9%) c’è da rilevare il contributo del Margine d’interesse (+4,9%). Rispetto alla voce contabile in oggetto, a fronte del basso rendimento degli attivi, una mano l’ha data l’utilizzo dei programmi di Tltro della Bce. Bper, allo stato attuale, ha circa 16,7 miliardi “tirati” presso l’Istituto centrale europeo attraverso il Tltro III. Al di là dei numeri, ciò che rileva è che questo meccanismo ha aiutato a mantenere basso il costo delle passività (0,03%). Dal che lo spread medio applicato dalla banca (1,71%), nonostante la continua deflazione sui tassi, si è mantenuto stabile. Quali le prospettive, allora, per il quarto trimestre? Il gruppo, da un lato, indica che i volumi dovrebbero essere positivi; e, dall’altro, che il contributo alla voce contabile dal Tlro III dovrebbe essere intorno ai 42 milioni. A fronte di ciò il margine d’interesse è visto in linea o un po’ superiore rispetto al terzo quarter.

I CONTI DEI PRIMI NOVE MESI

Dati in milioni al 30/9/2020

I CONTI DEI PRIMI NOVE MESI

...e gli oneri operativi

Quel terzo periodo dell’esercizio in cui si è assistito, rispetto al secondo trimestre, alla riduzione degli oneri operativi. Un andamento che, riguardo ai costi del personale, è stato agevolato dalla stagionalità e dal piano sugli esodi incentivati previsti nel business plan 2019-2021.

Ciò detto il Cost/income, al 30 settembre scorso, si è assestato al 64,4% e, per la fine dell’anno, dovrebbe rimanere nell’area indicata. Con riferimento al tema dei costi, può, comunque, sorgere il seguente ragionamento. L’integrazione del ramo d’azienda Ubi comporta l’entrata nel perimetro del gruppo di nuovi dipendenti. Di fatto ci sarà l’incremento degli oneri per il personale. Il che potrebbe implicare l’aggravarsi della struttura dei costi. La considerazione, secondo quanto indicato da Bper, non è corretta. Certo: da una parte gli oneri sul personale, in valore assoluto, aumenteranno; ma, dall’altro, i ricavi aggiuntivi del ramo d’azienda più che proporzionalmente controbilanciano il trend. Il Cost/income della realtà acquisenda è molto minore a quello di Bper e l’istituto, a fine del 2021, stima il rapporto tra costi e ricavi della combined entity in calo al 60-61%.

LE COMMISSIONI NETTE

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Il costo del rischio di credito

Infine l’andamento del costo del rischio di credito. Cioè: le rettifiche nette sugli impieghi netti. Alla fine dei primi nove mesi del 2020 l’indicatore annualizzato è a 101 punti base. Alla chiusura dell’esercizio dovrebbe arrivare a 100-110 basis points. Al di là della dinamica in sé il risparmiatore sottolinea che i valori indicati per fine anno sono comunque elevati. Bper, invitando ad un’analisi più approfondita, rigetta il disappunto. L’istituto, viene spiegato, ha già fatto, in un’ottica prudenziale e diversamente da molti altri player, un extra accantonamento di 90 milioni. È questo che incide sul dato del 2020. Ma l’anticipazione del previsto peggioramento, soprattutto nella seconda parte del 2021, della qualità del credito è un mossa, dice il gruppo, che lo mette nelle condizioni migliori per gestire la situazione. Non solo. Bper ricorda anche che, considerando l’integrazione del ramo d’azienda, a fine del 2021 il “cost of risk” calerà verso i 90 punti base.

LA QUALITÀ DEGLI ATTIVI

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DOMANDE & RISPOSTE

Quali sono le prospettive rispetto ad un’eventuale attività di M&A?

La società, come già indicato, ribadisce che il focus attuale è quello dell’integrazione del ramo di azienda Ubi. Quindi fino alla prima metà dell’anno non è certo possibile ipotizzare nuove operazioni. Rispetto all’eventuale asse tra Bper e Banco Bpm, ventilata un’intervista al Sole24ore dall’ad di Unipol (prino azionista di Bper), la banca indica che le parole di Carlo Cimbri fungono da stimolo per la crescita.

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