CREDITO IN BORSA

Bper coglie l’occasione nell’M&A ma resta la sfida sull’efficienza

L’acquisizione di 1,2 milioni di clienti, in caso di successo dell’Ops di Intesa su Ubi, consente il salto dei ricavi. I tassi di mercato sotto zero tuttavia richiedono che l’istituto prosegua nella razionalizzazione del business

di Vittorio Carlini

(Imagoeconomica)

6' min read

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Da una parte l’accordo per l’acquisizione di filiali e clientela, sottoposto alla condizione che l’Ops di Intesa su Ubi Banca abbia successo. Dall’altra, a fronte della continua gelata sui tassi di mercato, il permanere della sfida nella ricerca di maggiori efficienze e semplificazioni del business. È uno dei modi in cui può riassumersi il nuovo contesto strategico di Bper. L’istituto di credito, nel piano d’impresa 2019-2021, ha indicato come maggiore contributore all’utile pre-tasse proprio l’incremento dell’efficienza. A seguire, ben distanziata, c ’era la crescita e sviluppo del business. Di fronte all’operazione annunciata la situazione ovviamente cambia. La spinta sullo sviluppo assume un ruolo molto più rilevante. Di conseguenza è utile comprendere i termini dello shopping che, va ricordato, si articola in vari passaggi: dall’asssemblea straordinaria dei soci nel secondo trimestre dell’anno all’aumento di capitale fino al closing previsto a dicembre.

I PUNTI PRINCIPALI DELL'ACCORDO TRA BPER E INTESA / 01

In miliardi di euro

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I PUNTI PRINCIPALI DELL'ACCORDO TRA BPER E INTESA / 02

In unità

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I termini dell’operazione

L’operazione è collegata con l’Ops di Intesa su Ubi. L’istituto di Ca’ De Sass, per non violare i limiti antistrust, deve cedere una parte del business che andrebbe ad acquisire nel caso l’Offerta pubblica di scambio andasse in porto. La quota in eccedenza è l’oggetto dell’accordo quadro tra Bper e la stessa Intesa. Si tratta di un ramo d’azienda composto da circa 1,2 milioni di clienti distribuiti tra 400 e 500 filiali. Quest’ultime sono localizzate in regioni italiane, soprattutto al Nord, che la banca emiliana definisce tra le più ricche e produttive (il 57% è in Lombardia). Con riferimento, invece, agli asset i prestiti netti alla clientela acquisendi sono compresi tra 20 e 23 miliardi, il che consente a Bper di oltrepassare la soglia dei 100 miliardi di attivi. Infine: la redditività dell’investimento attesa è compresa tra il 15-20%. L’istituto di credito, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, sottolinea la valenza strategica dell’operazione da un lato per il salto dimensionale e le economie di scala che ne conseguono; e, dall’altro, per l’espansione e il maggiore equilibrio nella distribuzione geografica della clientela. Una base di nuovi utenti, viene sottolineato, che vengono acquisiti ad un valore in linea con le valutazioni di mercato. Il prezzo, infatti, è 0,55 volte il Cet 1 del ramo d’azienza. Un valore identico al multiplo di Ubi al 17 febbraio scorso.

LA CRESCITA PREVISTA CON L'ACQUISIZIONE (CLIENTI)

Unità in milioni

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LA CRESCITA PREVISTA CON L'ACQUISIZIONE (TOTAL ASSETS)

In miliardi di euro

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La qualità degli asset

Ciò detto il risparmiatore esprime alcune considerazioni. La prima riguarda la qualità degli attivi. Bper è impegnata in un’attività di de-risking che, alla fine del 2019, l’ha portata ad avere il rapporto tra l’esposizioni lorde non performing e gli impieghi lordi (gross Npe ratio) all’11,1%. Una percentuale che, grazie all’annunciata ulteriore cartolarizzazione di 1-1,5 miliari di sofferenze nel primo semestre dell’anno, è prevista calare sotto il 9% a metà del 2020. Ebbene: l’acquisizione fino a 23 miliardi di crediti induce il timore possa esserci un impatto sul processo di miglioramento della qualità degli asset. La banca rigetta la preoccupazione. In primis, viene sottolineato, la cartolarizzazione annunciata verrà realizzata nei tempi indicati. Inoltre, afferma l’istituto, il gross Npe ratio degli asset acquisendi è in media migliore di quell0 di Bper. Tanto che, considerando il pro forma al 31/12/2019 , da un lato il gross Npe ratio della banca scenderebbe intorno al 10%; e dall’altro, dice sempre il gruppo, a fine del 2021 andrebbe sotto l’8%. Cioè: un livello più basso del target indicato nel business plan. Infine, sottolinea Bper, la distribuzione dei nuovi impieghi in regioni economicamente forti è comunque una garanzia per la qualità degli asset. Di là da ciò può ulteriormente obiettarsi che l’analisi puntuale dei crediti sarà effettuata in seguito. Il rischio, quindi, è che ci siano situazioni non conformi a quanto previsto. Bper, nuovamente, professa fiducia. Nell’accordo con Intesa, viene spiegato, sono previste clausole che tutelano da eventuali sorprese. In generale, sottolinea la banca emiliana, le caratteristiche dei prestiti che potrebbero essere acquisiti dovranno replicare la qualità di quelli di Ubi al 30/6/2020. Di conseguenza Bper, che ricorda peraltro come il Cet1 pro forma a fine 2020 sarebbe oltre il 12,5% e in linea con il piano d’impresa, non vede particolari problemi su questo fronte.

DISTRIBUZIONE PRELIMINARE DELLE FILIALI

In unità. Nota: La previsione è basata sul valore medio della forchetta di filiale che è pari a 450

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PERCENTUALE SUL TOTALE

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L’efficienza operativa

Ma non è solamente la qualità degli attivi. Un altro aspetto riguarda quello che è, per l’appunto, un focus del gruppo: l’efficienza operativa. Il dubbio del risparmiatore è che lo shopping possa far distogliere attenzione ed impegno da questo fronte. Ad esempio, rispetto alla contrazione dei costi. Anche perchè ogni acquisizione, dev’essere ricordato, porta con sé il rischio d’esecuzione. Bper, invitando ad un’analisi più articolata, non condivide l’obiezione. Dapprima, riguardo al “risk execution”, rammenta il suo positivo track record nell’M&A. Nel solo 2019, ad esempio, Unipol banca è stata formalmente acquisita e poi anche operativamente incorporata. Inoltre l’istututo emiliano, ribadendo il basso prezzo pagato, tiene a precisare che lo shopping riguarda soprattutto il rapporto giuridico con la clientela, i prestiti. Certo: sono comprese le filiali fisiche ma restano fuori dall’accordo le strutture centrali, l’head/back office. Il che non solo consente una più facile integrazione ma è la conferma, dice sempre Bper, del continua pressing sugli oneri operativi. Un processo di efficientamento che, da una parte, verrà applicato anche alla realtà acquisenda; e, dall’altro, proseguirà come da programma. Tanto che, a fronte del fatto che il closing dovrebbe aversi nel dicembre prossimo e quindi l’operazione non impatta i conti del 2020, il gruppo conferma l’obiettivo di una base costi a fine anno intorno a 1,6 miliardi. Più sul lungo periodo, invece, il Cost/income al 2021, considerando l’acquisizione, è stimato sotto al 59%. Un livello, cioè, in linea con il target del piano d’impresa.

La ricapitalizzazione

Infine: l’aumento di capitale. A sostegno dell’operazione è prevista la ricapitalizzazione tra 800 milioni e il miliardo. A ben vedere Bper ha specificato di attendersi un aumento tra 750 e 800 milioni. Di là dai singoli numeri, nel giorno della pubblicazione della notizia, il titolo dell’istituto è caduto in Borsa (-10,5%). La reazione, in parte, è dovuta al venire meno, in scia alla comunicazione dell’operazione, dell’appeal speculativo di medio periodo rispetto al possibile risiko bancario. Per altra parte, però, è l’effetto dell’annuncio della ricapitalizzazione. Una dinamica che preoccupa l’istituto? La banca risponde negativamente. In primis, viene indicato, si tratta di una reazione tecnica. Inoltre Bper, ricordando che l’aumento è interamente garantito da Mediobanca, sottolinea come già un importante azionista (Unipol) abbia reso noto che parteciperà al rafforzamento. Proprio su questo fronte, peraltro,secondo quanto riportato dal Sole24ore una decina di banche d’affari avrebbero dato l’adesione alla ricapitalizzazione. Ciò detto l’istituto stima in via preliminare un effetto diluitivo dell’utile per azione solamente nell’ipotesi in cui la ricapitalizzazione sia attorno al miliardo. Nello scenario più probabile invece, dove l’aumento si aggira sugli 800 milioni, l’Eps dovrebbe salire nel 2021 del 6%. Anche a fronte di ciò, sul tema in oggetto, non sono visti particolari problemi dalla banca. Quella banca che, peraltro, non chiude le porte in futuro ad ulteriori fasi di consolidamento. Bper infatti, dopo avere completato l’eventuale acquisizione, potrebbe in ipotesi essere aperta a valutare nuove opportunità.

Il conto economico

Fin qui alcune considerazioni riguardo all’operazione straordinaria che, va sempre ripetuto, è subordinata al positivo risultato dell’Ops di Intesa su Ubi. Il risparmiatore, tuttavia, guarda anche all’andamento del conto economico. Su questo fronte Bper ha di recente pubblicato i risultati preliminari del 2019. Le voci di conto economico, escluso l’utile netto, sono tutte in rialzo: dai proventi operativi al risultato della gestione operativo fino al profitto prima delle tasse. I numeri dello scorso esercizio tuttavia, soprattutto a causa del diverso perimetro del gruppo, non sono confrontabili con quelli del 2018. Ciò detto, tra le altre cose, è interessante analizzare i ricavi. Qui la banca prosegue nella spinta sui proventi da commissione (wealth management e bancassurance). Riguardo invece al margine d’interesse, sotto pressione a causa dei tassi di mercato negativi, l’obiettivo in primis è aumentare i volumi (ad esempio nel credito al consumo).  E, poi, sfruttare la leva del costo del funding rispetto al quale l’obiettivo è farlo scendere.

DOMANDE & RISPOSTE

Il rallentamento del Pil italiano può creare problemi sul fronte degli impieghi?

L’istituto, con riferimento al tema in oggetto, si dice pronto a gestire la situazione. Peraltro, rispetto all’asset quality, viene ricordato che la politica di gestione dei finanziamenti è molto migliorata ed è più efficiente. E poi, dice sempre Bper, a fine 2019 i prestiti “performing” a basso rischio sono saliti al 62,7% del totale mentre quelli ad alto rischio sono scesi al 3,6 per cento.

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