Bretella aeroportuale e alta velocità certificate
2' min read
2' min read
Il passaggio dell’Alta velocità a Vicenza e la nuova bretella ferroviaria che collegherà l’aeroporto Marco Polo di Venezia: sono due delle opere che avranno la certificazione di sostenibilità Envision, che a seconda del livello raggiunto può significare una performance sopra la media o degna di nota, per arrivare ai gradi superiori di infrastruttura a ‘impatto zero’ o addirittura tale da migliorare il sistema naturale o sociale, ripristinando un equilibrio precedentemente compromesso. «La verità è che lo stesso territorio nel suo insieme andrebbe considerato come una infrastruttura da monitorare e alla quale dare manutenzione», spiega Lorenzo Orsenigo di AIS - Associazione infrastrutture sostenibili. «Non ci si può meravigliare solo quando c’è un danno, soprattutto in un ambiente così antropizzato». Due questioni vanno considerate insieme, sottolinea: «Dissesto idrogeologico e scarsità di acqua. Quanto piove molto l’acqua non trova uno sfogo, e spesso l’alveo dei fiumi non è stato pulito. Al tempo stesso l’acqua che cade va raccolta per quando manca, e per questo sono necessari bacini di laminazione». Lo scorso marzo sono stati inaugurati i due nuovi bacini di Trissino che in caso di maltempo potranno contenere 3,5 milioni di metri cubi d’acqua con l’obiettivo di scongiurare calamità naturali in province già colpite in passato da alluvioni. Dei bacini previsti 13 su 23 sono già stati portati a termine. Per quanto riguarda la viabilità (stradale e ferroviaria), «attribuire alle opere un rating crediamo sia l’unico modo per verificare che non ci sia un impatto negativo. Non solo: questo processo permette di coinvolgere le comunità locali, scongiurando l’effetto Nimby che paralizza molte progettualità. Ragionare in termini sostenibili significa anche disporre di materiali da costruzione e di cantieri altrettanto virtuosi. In prospettiva poi un’opera può essere non solo a impatto zero, ma anche positiva: pensiamo al contestuale passaggio di reti energetiche o di comunicazione, o anche all’uso di sensori che rendano l’infrastruttura capace di cogliere istantaneamente movimenti del suolo e possibili indicatori di dissesto sui quali intervenire», conclude Orsenigo.
