Brexit: i cittadini Ue che non si sono registrati perdono il diritto di residenza
Tra gli esclusi involontari ci sono migliaia di italiani, soprattutto anziani che si sono trasferiti in Gran Bretagna molti decenni fa
di Nicol Degli Innocenti
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I punti chiave
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Brexit non perdona: con la fine della libera circolazione decade il diritto automatico dei cittadini europei a vivere in Gran Bretagna, che non fa più parte dell'Unione Europea. A partire da oggi i cittadini Ue che non si sono registrati perdono il diritto di residenza, anche se vivono e lavorano nel Regno Unito da decenni e anche se sono sposati con cittadini britannici.
Il ministero dell'Interno non ha voluto prorogare la scadenza del 30 giugno perchè, ha spiegato Kevin Foster, sottosegretario all'Immigrazione, avrebbe solo «creato confusione». Le autorità britanniche hanno promesso però di avere un «atteggiamento pragmatico e flessibile» verso chi non ha completato la registrazione.
Niente proroga
I ritardatari non sono pochi: numerose decine, forse centinaia, di migliaia di europei si trovano in un limbo legale, senza diritti all'assistenza sanitaria o a ricevere sussidi statali e a rischio, almeno teorico, di deportazione. Secondo il partito laburista, 130mila persone che attualmente ricevono sussidi non si sono registrati e rischiano quindi di non avere di che vivere. The Children's Society calcola che oltre duemila bambini in affido non siano stati registrati.
Dati i numeri coinvolti, l'opposizione laburista ha chiesto invano una proroga di tre mesi per smaltire le pratiche inevase e dare tempo a chi non ha ancora fatto domanda di presentarla entro fine settembre. L'organizzazione che rappresenta gli interessi dei cittadini europei, the3million, ha proposto un rinvio di un anno della scadenza a causa della pandemia. Entrambe le richieste sono state respinte.
Il ministro: saremo ragionevoli
Il ministero dell'Interno ha fatto sapere che chi non si è ancora messo in regola riceverà una notifica e un invito formale a fare domanda entro 28 giorni. Saremo disposti a chiudere un occhio se le motivazioni per il ritardo sono «ragionevoli», ha detto Foster. Se si tratta di «persone vulnerabili o bambini i cui genitori non hanno fatto domanda per loro, avremo un atteggiamento pratico e compassionevole».

