Briglie giapponesi per la sicurezza di Cancia
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Il nome di Cancia, frazione di Borca di Cadore, nel Bellunese, è legato a una frana che in passato ha ripetutamente interessato la zona. Nel 1737 le cronache del tempo riportano 17 vittime, ma episodi drammatici sono avvenuti anche nel 1992 e 1999, fino alle due vittime registrate nel luglio 2009. La Regione Veneto aveva predisposto fin dal 1987 numerosi interventi di mitigazione, ma gli eventi successivi hanno imposto di valutare anche soluzioni alternative. Intanto, applicando una legge regionale del 2001, la responsabilità per l’individuazione e progettazione degli interventi di mitigazione sono passati alla Provincia di Belluno, che nel 2017 ha approvato un progetto dell’importo complessivo di 7,5 milioni. Oggi in paese esiste un sistema di allarme luminoso e sonoro che si attiva in caso di movimenti pericolosi: nel 2021 è anche stato portato a termine un intervento per mettere in sicurezza l’abitato. Si tratta di opere al canalone che si trova sotto l’Antelao: le colate detritiche causate perlopiù da precipitazioni di breve durata e forte intensità scendono dalla montagna e raggiungono anche i 100mila metri cubi. I fenomeni si innescano circa a quota 1.600 metri, ma si aggravano quando al materiale solido si uniscono le acque del Rio Bus del Diau. Nel dettaglio l’intervento è consistito nella realizzazione di una Briglia frangicolata del tipo “Sabo dam” di tecnologia giapponese, la prima del genere in Italia: si tratta di una opera trasversale di trattenuta in cemento armato di tipo aperto, all’interno della quale sono inseriti elementi in acciaio alti all’incirca 6 metri, funzionali a trattenere i massi più grandi della colata. È stata realizzata a monte della ridisegnata confluenza tra il Bus del Diau e la colata detritica e serve a fermare la parte più consistente della colata prima che raggiunga la componente liquida. L’intervento ha riguardato anche la deviazione Bus del Diau, con prolungamento del canale e spostamento della confluenza esistente da 1.362 metri fino a 1.260 metri di quota, e la risagomatura della cosiddetta “Rovina di Cancia” per conferire alle possibili colate detritiche un convogliamento il più possibile centrale rispetto al canalone, evitando il rischio di sormonto.
