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Bruno Pizzul e la Nazionale, ritratto sentimentale del telecronista che gridava: «Attenzione!»

Dal 1986 al 2022 seguì per la Rai l’Italia del calcio. Nelle sue telecronache il pallone era più colto, eppure più semplice

di Francesco Prisco

Bruno Pizzul, addio alla voce delle notti magiche

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Attenzione! Per arrivare puntuali all’appuntamento col destino ci vuole tanta, troppa fortuna. I più arrivano in ritardo, altri in anticipo. Altri ancora sono così eccezionali da arrivarci sia in ritardo che in anticipo: prendete per esempio Bruno Pizzul, morto a tre giorni dal suo 87esimo compleanno. Fu difensore e centrocampista da un metro e 93, nell’epoca in cui l’altezza per chi giocava a calcio era una curiosa anomalia. Nel calcio di oggi, per stare in mezzo al campo, l’altezza è diventata una specie di pre-requisito. Fu il telecronista ufficiale della Rai per le partite della Nazionale italiana di calcio dal 1986 al 2002. Troppo tardi per gridare tre volte «campioni del mondo» nella notte del Bernabeu come fece Nando Martellini, troppo presto per andare a Berlino a prendersi la coppa, come faranno Fabio Caressa e Marco Civoli.

Un calcio «raccontato» più colto, eppure più semplice

Eppure il «Brunone» è stato iconico, un po’ per quell’aria sorniona da gentiluomo del Nordest che lo rendeva naturalmente simpatico, un po’ perché ultimo vero esponente di quel racconto «letterario» del calcio giocato nato sulla carta stampata e affermatosi in radio. Roba romantica, lontana dai tecnicismi delle ripartenze e del fuorigioco a palla coperta propinatici dalle pay Tv. In bocca a lui, il pallone era senza dubbio più colto, eppure più semplice.

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La «canna di zucchero» che marcò Sivori

Friulano di Cormons, piccolo centro del Collio goriziano, conterraneo di gente come Rocco, Bearzot e Capello, era quasi naturale che s’intendesse di calcio e vini bianchi. Al primo dedicò presto le sue giornate, ai secondi le serate con gli amici. In mezzo qualche partita a carte e tanto fumo di sigarette, perché all’epoca si usava così. Fu calciatore prima dilettante, con la Cormonese, squadra della sua cittadina, poi passando dal Pro Gorizia approdò al professionismo e, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, centrò una storica promozione in Serie A con il Catania di Mister Di Bella.

Sono gli anni del «Clamoroso al Cibali!» e Pizzul, alto e magro tanto da essere soprannominato «canna di zucchero», si toglie la soddisfazione di marcare Omar Sivori in un’amichevole con la Juventus. Marcare per modo di dire: le foto dell’epoca mostrano «El Gran Zurdo» in fuga e Brunone dietro a rincorrere. Col calcio giocato passa pure per Ischia, Udinese e Torres, ma il ginocchio fa i capricci e il destino del Brunone dal prato di gioco si sposta in tribuna stampa, con le cuffie calate sulle orecchie. Dal calcio giocato al calcio raccontato.

L’approdo in Rai

Laureato in giurisprudenza, nel 1969 vince infatti il concorso in Rai e si ritrova di nuovo a «marcare» i giocatori bianconeri, stavolta per la telecronaca di Juventus-Bologna, spareggio di Coppa Italia 1969-1970 disputato a Como. Ancora una volta il suo destino è rincorrere: le cronache narrano che Pizzul, a quella sua prima telecronaca, arrivò con un quarto d’ora di ritardo, ma con un po’ di mestiere seppe comunque cavarsela, essendo la trasmissione in differita. Fu sua, nel maggio 1985, la telecronaca della tragedia dell’Heysel. E non mancarono le polemiche per quella «giornata radiosa per il calcio italiano» che Pizzul si lasciò scappare a proposito della Coppa dei Campioni vinta dalla Juventus.

Dalle «Notti magiche» a «Dino e Roberto»

Il suo primo mondiale come primo microfono di Mamma Rai sarà Mexico ’86: subentra a Martellini che, a causa dell’altitudine, avverte un malore ed è costretto a rientrare in Italia. Da allora, per 16 lunghi anni, Pizzul e la Nazionale italiana saranno una cosa sola, comunque vadano le cose. Che in panchina ci sia Bearzot, Vicini, Sacchi, Maldini, Zoff o Trapattoni. Ebbe la sua voce la cocente delusione di Italia ’90, il Mondiale delle «Notti magiche» costruito a piano inclinato per la vittoria finale dell’Italia. Ma Schillaci, eroe per caso, nella semifinale napoletana incappa nel più grande giocatore di tutti i tempi. «Purtroppo è andata...», sarà la chiosa di Puzzul.

A Usa ’94 arrivò vicinissimo al titolo, con l’Italia che perde ai rigori la finale di Pasadena contro il Brasile più noioso della storia. Di Pizzul resteranno memorabili quell’«Eeeh... giocano bene, questi!», rivolto alla sorprendente Nigeria incontrata agli ottavi di finale, e il ping pong «Dino-Roberto Baggio» che si ripete intorno alla tre quarti, ogni volta che s’infiamma il gioco. Dolorosa anche la sconfitta in finale agli Europei del 2000, con i ragazzi di Zoff liquidati dalla Francia grazie a un’assurdità chiamata golden gol. Noi soffriamo, Brunone soffre con noi: «Attenzione… attenzione… ahia… ahia… ahia… Trezeguet… e la Francia ha vinto l’Europeo».

«Vuoi fare il giornalista? Sì, però studia, eh»

Conduttore di Domenica Sprint e della Domenica Sportiva, fino all’ultimo Pizzul è stato uomo di calcio raccontato, con i commenti che affidava al Messaggero Veneto e a varie altre testate televisive e radiofoniche. Terribilmente iconico, quando in diretta esercitava la funzione fàtica del linguaggio col grido di battaglia: «Attenzione!» Troppo iconico, tanto da finire, nel ’96, persino nel penultimo capitolo della saga di Fantozzi che, nonostante la frittatona, si perde la finale mondiale perché... chiamato in Paradiso.

Cinque anni prima, a poche ore dal match di qualificazione a Euro ’92 che all’Arechi di Salerno avrebbe contrapposto l’Italia all’Ungheria, si concedeva un giro agli scavi di Pompei, travolto dall’affetto di tanti giovani appassionati di calcio. A chi gli confidava il grande sogno di diventare giornalista, Brunone rispondeva: «Sì, però studia, eh».

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