Il BTp Futura non sfonda. Il Tesoro ritocca le cedole al rialzo
La quarta emissione del BTp riservato ai piccoli investitori si ferma al 43% sotto la media delle prime tre. Sale all’1,35% la cedola degli anni 5-8: con il premio si può arrivare all’1,7%
di Gianni Trovati
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I punti chiave
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La quarta edizione del BTp Futura non ha sfondato fra i private banker e i gestori patrimoniali, rimasti alla finestra per i timori alimentati dalle fiammate inflattive e dalle incertezze su contromosse delle banche centrali che vadano oltre l’assicurazione sul carattere «transitorio» del fenomeno.
È soprattutto una certa latitanza di questi operatori a spiegare i numeri più bassi realizzati dal nuovo Futura a 12 anni rispetto ai suoi predecessori: il collocamento che si è chiuso oggi ha raccolto 3,27 miliardi di euro, divisi in poco meno di 91.300 contratti con un valore medio da 35.807 euro. In questa occasione, del resto, il Futura si è presentato ai risparmiatori in una fase di mercato più mossa delle precedenti: al punto che con mossa inedita per questo titolo di Stato il Tesoro ha ritoccato al rialzo i rendimenti rispetto al minimo garantito comunicato alla vigilia dell’emissione, spostando dall’1,25% all’1,35% il tasso del secondo dei tre quadrienni, quindi per gli anni dal quinto all’ottavo, che scandiscono il meccanismo step-up delle cedole.
Scena dominata dal retail puro
I termini del confronto con i predecessori confermano le differenze intervenute nella platea dei sottoscrittori. In valore assoluto la raccolta segna una flessione del 43,4% rispetto alla media delle tre precedenti, mentre quando si guarda al numero dei contratti il calo è inferiore, del 36,4%. Ancora più chiaro il paragone con l’ultima edizione, che segna un -40,3% nel volume della raccolta e un -31% nel numero dei sottoscrittori. Questa volta, insomma, il retail puro, il piccolo investitore individuale ha dominato la scena: e ha fatto acquisti che nel 62% dei casi si sono fermati sotto i 20mila euro, mentre la soglia dei 50mila euro abbraccia l’88% dei contratti.
Il risultato inferiore alle precedenti non è un problema per il Tesoro, che ha messo in offerta il Btp Futura numero 4 per tenere attivo il canale diretto con il mercato retail e non per particolari esigenze di raccolta (il programma di quest’anno è agli sgoccioli). I primi dati dei dealer (Intesa e Unicredit; Banca Akros e Banca Sella i codealer) dettagliano i risultati. I risparmiatori retail veri e propri coprono il 67% degli acquisti, 10 punti in più rispetto alla scorsa volta: il 61% di loro ha comprato attraverso le filiali bancarie, il 39% ha fatto da sé tramite l’home banking.
La spinta ai prezzi e i titoli di Stato
Il punto è che questa volta la barca del collocamento ha viaggiato su un mare increspato dalle oscillazioni dei rendimenti (ieri il BTp decennale ha chiuso allo 0,962%) e da uno spread tra i 20 e i 30 punti più alto rispetto ai tempi dell’emissione di aprile (ieri la forbice con il Bund è arrivata a 121 punti contro i 118,1 di giovedì). Perché la spinta ai prezzi prodotta dal caro-energia e dalle strozzature nelle catene di fornitura in affanno per il rimbalzo della domanda comincia a riflettersi sui titoli di Stato, con un impatto più forte sui periferici come capita sempre quando le incognite superano le certezze.


