Titoli di Stato

Il BTp Futura non sfonda. Il Tesoro ritocca le cedole al rialzo

La quarta emissione del BTp riservato ai piccoli investitori si ferma al 43% sotto la media delle prime tre. Sale all’1,35% la cedola degli anni 5-8: con il premio si può arrivare all’1,7%

di Gianni Trovati

La Borsa, gli indici del 12 novembre 2021

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La quarta edizione del BTp Futura non ha sfondato fra i private banker e i gestori patrimoniali, rimasti alla finestra per i timori alimentati dalle fiammate inflattive e dalle incertezze su contromosse delle banche centrali che vadano oltre l’assicurazione sul carattere «transitorio» del fenomeno.

È soprattutto una certa latitanza di questi operatori a spiegare i numeri più bassi realizzati dal nuovo Futura a 12 anni rispetto ai suoi predecessori: il collocamento che si è chiuso oggi ha raccolto 3,27 miliardi di euro, divisi in poco meno di 91.300 contratti con un valore medio da 35.807 euro. In questa occasione, del resto, il Futura si è presentato ai risparmiatori in una fase di mercato più mossa delle precedenti: al punto che con mossa inedita per questo titolo di Stato il Tesoro ha ritoccato al rialzo i rendimenti rispetto al minimo garantito comunicato alla vigilia dell’emissione, spostando dall’1,25% all’1,35% il tasso del secondo dei tre quadrienni, quindi per gli anni dal quinto all’ottavo, che scandiscono il meccanismo step-up delle cedole.

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IL CALO DELLA DOMANDA

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Scena dominata dal retail puro

I termini del confronto con i predecessori confermano le differenze intervenute nella platea dei sottoscrittori. In valore assoluto la raccolta segna una flessione del 43,4% rispetto alla media delle tre precedenti, mentre quando si guarda al numero dei contratti il calo è inferiore, del 36,4%. Ancora più chiaro il paragone con l’ultima edizione, che segna un -40,3% nel volume della raccolta e un -31% nel numero dei sottoscrittori. Questa volta, insomma, il retail puro, il piccolo investitore individuale ha dominato la scena: e ha fatto acquisti che nel 62% dei casi si sono fermati sotto i 20mila euro, mentre la soglia dei 50mila euro abbraccia l’88% dei contratti.

Il risultato inferiore alle precedenti non è un problema per il Tesoro, che ha messo in offerta il Btp Futura numero 4 per tenere attivo il canale diretto con il mercato retail e non per particolari esigenze di raccolta (il programma di quest’anno è agli sgoccioli). I primi dati dei dealer (Intesa e Unicredit; Banca Akros e Banca Sella i codealer) dettagliano i risultati. I risparmiatori retail veri e propri coprono il 67% degli acquisti, 10 punti in più rispetto alla scorsa volta: il 61% di loro ha comprato attraverso le filiali bancarie, il 39% ha fatto da sé tramite l’home banking.

La spinta ai prezzi e i titoli di Stato

Il punto è che questa volta la barca del collocamento ha viaggiato su un mare increspato dalle oscillazioni dei rendimenti (ieri il BTp decennale ha chiuso allo 0,962%) e da uno spread tra i 20 e i 30 punti più alto rispetto ai tempi dell’emissione di aprile (ieri la forbice con il Bund è arrivata a 121 punti contro i 118,1 di giovedì). Perché la spinta ai prezzi prodotta dal caro-energia e dalle strozzature nelle catene di fornitura in affanno per il rimbalzo della domanda comincia a riflettersi sui titoli di Stato, con un impatto più forte sui periferici come capita sempre quando le incognite superano le certezze.

Questi movimenti, che per il momento non hanno raggiunto dimensioni tali da modificare in modo significativo i comportamenti dei piccoli risparmiatori in cerca di casa per una liquidità che continua a essere abbondante, sembrano aver pesato invece sui gestori professionali. Nonostante le difese, esplicite nel meccanismo scalare dei tassi e implicite nei parametri di calcolo del doppio premio fedeltà, che il Futura alza contro gli effetti dell’inflazione.

Rendimento fino all’1,7% per chi non vende

Le cedole, si diceva, crescono nel tempo a un ritmo un po’ più vivace di quello indicato la scorsa settimana: dopo i primi quattro anni allo 0,75% si sale all’1,35% nel secondo quadriennio per attestarsi all’1,7% nel terzo. Su questa base interviene il doppio premio fedeltà: il primo, parziale, arriva dopo 8 anni e offre il 40% della crescita media nominale annua realizzata dal Pil italiano nel periodo, in un’oscillazione fra un minimo garantito dello 0,4% e un massimo dell’1,2%. Il secondo, a scadenza, conguaglia l’altro 60% del primo premio (fra 0,6% e 1,8%) e ne aggiunge un secondo, sempre legato alla crescita nominale, fra l’1 e il 3%. Con questo meccanismo, il rendimento finale annuo per chi non vende il titolo in anticipo può variare da un minimo dell’1,405% a un massimo dell’1,706%, a seconda di come andrà la crescita del Paese.

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