BTp Italia, caccia alla liquidità. In 10 anni investiti 181 miliardi
Al via il 14 novembre bond scudo contro l’inflazione: gli italiani hanno più di 1.600 miliardi fra depositi e circolante, al minimo storico (26,2%) la quota di debito in mani estere
di Gianni Trovati
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I punti chiave
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Gli italiani oggi hanno più di 1.600 miliardi di euro divisi fra depositi e circolante. Proprio questa quota, un terzo dei 4.900 miliardi di ricchezza finanziaria delle famiglie che per il resto è investita in parti quasi uguali nel risparmio gestito o in azioni, bond e partecipazioni, corre il rischio più concreto di evaporare per il fuoco di un’inflazione che a ottobre ha galoppato fino all’11,9%, ai massimi dal marzo 1984 e con un salto di tre punti dal mese precedente. È questo lo scenario, dettagliato l’altroieri alla giornata mondiale del risparmio, a cui sta per rivolgersi il BTp Italia numero 18, in offerta dal 14 al 17 novembre. Il titolo durerà sei anni, avrà un tasso cedolare in linea con i bond di pari vita ma offrirà un premio fedeltà all’8 per mille per chi lo acquista al collocamento e lo mantiene fino alla scadenza. E, soprattutto, sarà cadenzato dalle cedole semestrali indicizzate all’inflazione.
Quando nelle scorse settimane si è dovuto decidere con quale strumento tornare a rivolgersi al mercato di famiglie e piccoli risparmiatori, in ballottaggio con il BTp Italia c’era il Futura, il titolo retail a cedole crescenti nato nel 2020 e protagonista fin qui di quattro emissioni con buon successo. Ma è bastato un carotaggio del mercato per togliere al Tesoro ogni dubbio e tornare sul BTp Italia a meno di cinque mesi dall’ultima emissione, che a fine giugno ha raccolto 9,44 miliardi con un peso record (76,9% del totale) degli investitori retail e affini a cui sono riservate le prime tre giornate dell’offerta.
La cedola indicizzata
È inevitabile del resto che la corsa dei prezzi accenda le attenzioni dei risparmiatori in cerca di scudi anti inflazione non proprio frequentissimi sul mercato. E che quindi cambi il segno alla funzione di «rassicurazione» di questo titolo, nato nel 2012 per offrire un riparo dalle turbolenze della crisi del debito e fin qui vissuto in una lunga epoca di prezzi quasi fermi. In 10 anni e 17 emissioni, i BTp Italia hanno raccolto 181 miliardi divisi in quasi 2,14 milioni di contratti. Ma ora, più che il premio fedeltà caro al cassettista, può la cedola indicizzata. Anche perché, come ha spiegato il governatore di Bankitalia Ignazio Visco alla giornata mondiale del risparmio, la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane rimane elevata, ma ha imboccato nella prima metà dell’anno una retromarcia del 6% che per metà si spiega con l’impennata dei prezzi.
Ma c’è anche un altro aspetto, più politico, a spingere il BTp Italia nelle posizioni centrali dell’agenda finanziaria del centrodestra. Nello stesso evento Acri di lunedì, subito dopo il governatore di Bankitalia è intervenuto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per sostenere fra le altre cose l’esigenza di «canalizzare il risparmio verso impieghi produttivi e sostenibili». Il riferimento era diretto in prima battuta alle istituzioni finanziarie, chiamate a una geografia più italiana negli investimenti. Ma la questione può essere sviluppata anche nell’ottica più larga della collocazione del debito.
Oggi la quota in mano a investitori esteri è al 27,4%, il minimo storico nell’era dell’euro (per incontrare livelli analoghi bisogna tornare al giugno del 1999), anche perché la lunga fase degli acquisti dell’Eurosistema ha portato ai massimi di sempre il peso di Bankitalia, titolare del 26,2% del debito italiano.



