Le aste di titoli pubblici

BTp, il Tesoro chiude le aste 2022: il costo s’impenna. E il 2023 sarà peggio

Ultima asta con rendimenti in lieve flessione. Ma da marzo la Bce potrebbe decidere di ridurre il bilancio.

di Maximilian Cellino

3' min read

3' min read

Con i 7 miliardi di euro di BTp assegnati oggi si è chiuso il 2022 delle aste per il Tesoro: un anno davvero impegnativo, che ha visto lievitare oltre le attese gli oneri per il collocamento del debito italiano a causa soprattutto delle mosse aggressive attuate dalla Bce sui tassi per frenare l’avanzata dell’inflazione. Nel complesso il costo medio all’emissione dei titoli italiani si è infatti moltiplicato rispetto ai minimi raggiunti allo 0,10% l’anno precedente per superare a questo punto l’1,65% (il dato ufficiale è aggiornato a fine novembre e non tiene conto delle ultime due operazioni effettuate questo mese a tassi superiori).

Rendimenti in frenata nell’ultimo appuntamento

Le aste di fine mese sono state annullate e nell’ultima operazione in calendario sono stati assegnati titoli a 3 anni per 2 miliardi a un tasso del 3,07% in calo di 15 centesimi rispetto all’operazione analoga del mese precedente e a 7 anni per 3,5 miliardi al 3,61% (-23 punti base), oltre a BTp con scadenza dicembre 2024 per 1,5 miliardi al 2,62 per cento. Il parziale rallentamento dei rendimenti non cancella in ogni caso un 2022 difficile per le casse del Tesoro italiano, che ha collocato complessivamente un ammontare lordo di titoli a medio-lungo termine pari a circa 280 miliardi (comprese le operazioni di buy-back) ai quali si aggiungono BoT per ulteriori 140 miliardi.

Loading...

Le proiezioni per il 2023...

Il 2023 non si preannuncia certo semplice per il Tesoro, che secondo le stime di UniCredit Research potrebbe collocare sul mercato titoli a medio-lungo termine per 320 miliardi di euro, anche per fronteggiare un calendario di scadenze piuttosto impegnativo, soprattutto nei primi mesi dell’anno. I problemi potrebbero però presentarsi non tanto per la mole dell’offerta, che il Tesoro ha sempre dimostrato di poter gestire con abilità in passato, quanto per l'atteggiamento radicalmente che terrà la Bce nei confronti dei titoli di Stato dell’Eurozona.

...senza lo «scudo» della Bce

L’Eurotower ha come noto concluso lo scorso marzo i piani di riacquisto di attività legati al «tradizionale» Public sector purchase programme (Pspp) e allo «straordinario» Pandemic emergency purchase programme (Pepp) avviato per evitare il diffondersi all’economia delle conseguenze legate all’epidemia Covid. Da allora ha continuato però a riacquistare i titoli che nel frattempo giungevano a scadenza e a reinvestire i proventi legati alle cedole. Nella riunione di giovedì 15 dicembre potrebbe decidere di compiere un passo ulteriore, seguire le orme di Federal Reserve Usa e Banca d’Inghilterra e iniziare a ridurre il proprio bilancio, che nel frattempo è lievitato fino a quasi 9mila miliardi soprattutto per effetto delle operazioni su titoli di Stato (ne ha acquistati per circa 4mila miliardi).

L’inversione di tendenza, che potrebbe prendere avvio a partire dal prossimo mese di marzo, dovrebbe essere secondo gli esperti molto graduale e improntata alla massima prudenza. UniCredit ritiene per esempio che la Bce possa inizialmente decidere di non reinvestire un quarto dei bond sovrani del Pspp in scadenza (lasciando invece inalterato il Pepp) per un ammontare complessivo per 90 miliardi di euro da allora a fine anno: titoli che dovranno cercare altri acquirenti «privati».

I rischi per l’Italia

Nel complesso, fra mancati riacquisti della Banca centrale ed emissioni nette, secondo UniCredit l’offerta complessiva non «coperta» potrebbe superare nel 2023 quota 500 miliardi come non accadeva dal 2010. L’Italia farebbe la parte del leone con 67 miliardi (50 di emissioni nette e 17 di titoli non rinnovati dalla Bce). Non è certo il caso di lanciare allarmi, ma resta comunque difficile fare sonni tranquilli se l’inflazione dovesse mordere ancora a lungo e la mano delle Banche centrali sui tassi farsi ancora più pesante.

Copyright reserved ©
  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti