BTp, il Tesoro ricorre ai dollari per attirare gli investitori asiatici
Domanda più che doppia per la riapertura del titolo trentennale in valuta Usa. A fare la coda fondi pensione e assicurazioni, provenienti soprattutto dal continente asiatico
di Maximilian Cellino
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I punti chiave
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Se avesse voluto fugare i dubbi dopo l’accoglienza poco calorosa che il pubblico ha destinato al BTp Futura della scorsa settimana il Tesoro italiano non poteva forse scegliere occasione migliore di quella di ieri. Sul mercato sono infatti finiti attraverso un’operazione sindacata titoli con scadenza trentennale denominati in dollari, evidentemente anche con un certo successo visto che l’offerta (circa 2,2 miliardi) ha più che doppiato per dimensioni il quantitativo emesso pari a un miliardo e permesso di estendere la platea degli investitori, soprattutto verso l’Asia.
Un titolo per un pubblico selezionato
È vero che anche in questo caso i numeri non sono certo quelli altisonanti (e ben superiori ai 100 miliardi di euro) che avevano accompagnato certe operazioni condotte tramite sindacato effettuate nei mesi scorsi non appena l’effetto pandemico è rientrato. Occorre però anche considerare che si trattava di una riapertura del collocamento dello scorso maggio, ma soprattutto tenere conto della particolarità dello strumento, adatto per lo più a un pubblico selezionato di investitori: «I bond italiani denominati in dollari - spiegano da UniCredit Research - hanno registrato una tendenza all’ampliamento degli spread rispetto ai Treasury Usa nell’ultimo mese e potrebbero rappresentare un’opportunità per gli investitori disposti ad aumentare l’esposizione in dollari».
I dettagli dell’emissione
È del tutto presumibile che l’avanzata della valuta Usa, che negli ultimi giorni ha spinto il cambio con l’euro sotto quota 1,13 per la prima volta da luglio 2020, ma soprattutto le prospettive future sui mercati valutari abbiano anzi rappresentato un fattore di attrattiva in più. Il trentennale in dollari è stato collocato al prezzo di 104,966, per un rendimento a scadenza pari al 3,6% e circa 190 punti base sopra il Libor Mid-Swap. Se trasformato in euro quest’ultimo sarebbe in realtà inferiore di circa 17-18 punti rispetto al tasso offerto dai BTp «tradizionali» della medesima durata e quindi non rappresenterebbe in sé un’opportunità interessante per gli investitori denominati in euro.
Gli obiettivi del Tesoro
Proprio qui sta in fondo il senso dell’iniziativa del Tesoro: «Stiamo cercando di strutturare sempre più la nostra presenza su questo mercato molto particolare e diverso da quello in euro», ha spiegato a Il Sole 24 Ore Davide Iacovoni, responsabile del debito pubblico italiano al Ministero dell’Economia e Finanza, motivando in questo modo la particolare scelta: «Abbiamo deciso di riaprire l’emissione effettuata a maggio - ha aggiunto - scegliendo quella parte della curva dove c’era maggior bisogno di liquidità, ma soprattutto dove abbiamo avvertito la presenza di una domanda forte e molto più qualitativa».
A fare la coda per aggiudicarsi il BTp in dollari sarebbero stati infatti soprattutto soggetti istituzionali che mirano a detenere a lungo questa tipologia di strumenti nei propri portafogli in modo da utilizzarli in chiave strategica per le loro necessità di strutturazione degli investimenti. Quelli che in genere vengono definiti fondi buy-and-hold insomma, tanto è vero che in base alle prime indicazioni che trapelano dal Mef oltre il 60% dei titoli sarebbe finita nelle mani di fondi pensione e compagnie assicurazione. Ma anche l’obiettivo di allargare sotto l’aspetto geografico la platea dei sottoscrittori dei BTp sarebbe stato raggiunto dato che, come ha ricordato Iacovoni, «oltre il 40% dell’emissione è andata in Asia a soddisfare una domanda di investitori che in genere non partecipa direttamente a mercato dell’euro».



