BTp Valore: tassi come per 7 anni con un impegno di 4. Così il Tesoro prova a rimediare allo “sfortunato” BTp Futura
La nuova linea di prodotti inaugurata dal Tesoro si presenta sulla carta ben impostata: il tasso finale è più alto di 25 punti base rispetto a quanto offre oggi il mercato e, soprattutto, lo scenario macro (con una Bce che dal 2024 dovrebbe tornare a tagliare i tassi) è certamente più favorevole al 2021, quando i tassi erano bassissimi (e i bond esposti all’impennata dell’inflazione)
di Vito Lops
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Il Tesoro continua ad innovare la catena dei prodotti rivolti ai piccoli risparmiatori. Con il BTp Valore ci si sgancia dal concetto di inflazione (a cui è ancorata invece la linea dei prodotti BTp Italia) e anche dal concetto di crescita del Pil (da cui dipende in parte il calcolo delle cedole della linea dei BTp Futura). Nel caso del BTp Valore il calcolo del tasso finale non riserverà sorprese (positive o negative) a seconda di una terza variabile. Di conseguenza i calcoli si possono già fare all’inizio e, come scritto nell’articolo sopra, nel caso si porti a scadenza il titolo (quindi non lo si venda prima dei suoi quattro anni di vita) e ci si aggiudichi il premio fedeltà, si spunterà un tasso lordo finale annuo del 3,75%.
Il BTp Valore non ha punti di contatto con il BTp Italia ma ha un punto in comune con il BTp Futura, ovvero il meccanismo step-up, che prevede cedole crescenti. Un meccanismo che incentiva il risparmiatore a detenere il titolo fino a scadenza e che fa parte dell’intenzione del Tesoro di arricchire la community dei BTp people. Pur avendo cedole crescenti, il BTp Valore non può essere definito a pieno regime un prodotto a tasso variabile. Perché non vi è un elemento di incertezza (la fluttuazione dell’inflazione o i movimenti del Pil) che incombe nel calcolo futuro del tas+so. Per chi lo detiene oltre il primo bienno il tasso cresce ma di un ammontare già definito. Quindi, difatti, per chi porta il titolo a scadenza il tasso è già noto e quindi è assimilabile a un tasso fisso. Comprendere questo concetto è un passaggio cruciale per il risparmiatore nel momento in cui si avvicina a un prodotto obbligazionario. Perché un bond a tasso fisso è totalmente esposto - dal punto di vista del prezzo - al movimento dei tassi di mercato. Se i tassi scendono il prezzo non può che salire. Viceversa se i tassi puntano verso l’alto il titolo si deprezza causando danni al portafoglio di chi avesse necessità di venderlo prima della scadenza (quando invece il rimborso è garantito al prezzo di partenza, cioè 100, cioè “alla pari”).
Detto ciò, il risparmiatore eventualmente interessato a un bond a tasso fisso (quale possiamo considerare il BTp Valore) deve chiedersi: quale movimento subiranno i tassi di interesse nei prossimi anni? Nessuno ha la sfera di cristallo, tantomeno in finanza. Però gli investitori amano portarsi avanti e fanno delle previsioni, tutti i giorni, che vengono attualizzate sui tassi che le obbligazioni (e i contratti di determinati future) esprimono sul mercato secondario. Scandagliando il mercato dei future sugli indici Euribor a 3 mesi - strettamente connessi alle scelte sui tassi della Banca centrale europea - essi proiettano un aumento dall’attuale 3,25% al 3,7% a fine anno. E poi una discesa al 2,8% a fine 2024, al 2,6% a fine 2025. In sostanza il mercato sta scontando che la Bce presto terminerà i rialzi dei tassi e dal prossimo anno inizierà lentamente a tagliarli. Se questo scenario fosse confermato nei fatti - e molto dipenderà dalla velocità con cui l’inflazione proseguirà nel suo rallentamento - investire oggi in un bond a tasso fisso sarebbe favorevole come timing. Perché un calo dei tassi farebbe apprezzare il valore dei bond emessi in precedenza. Se poi aggiungiamo che il BTp Valore si presenta con un tasso minimo finale del 3,75% (più alto di 25 punti base rispetto a quanto oggi si può ottenere comprando semplicemente un “BTp standard” a 4 anni) si ricava che tanto le condizioni proposte dal Tesoro quanto lo scenario macro si presentano sulla carta favorevoli. Si tratta dello stesso tasso che oggi il mercato offre sui “BTp standard “a 7 anni. Quindi è come se il Tesoro offrisse uno sconto sul “rischio duration” di 3 anni.
«È un prodotto che non presenta nei - spiega Angelo Drusiani, senior advisor Ersel wealth management -. Perché il tasso è più competitivo di pari offerte sul mercato, la durata non eccessiva consente di ridurre il “rischio futuro” e lo scenario macro generale pare ben impostato in generale sulle obbligazioni». Se il BTp Valore si presenta sulla carta ben impostato per non tradire le attese così purtroppo non è stato per il BTp Futura, in particolare per la terza edizione, quella collocata nell’estate del 2021 che garantirà nella migliore delle ipotesi (di crescita elevata del Pil) al termine dei 16 anni di vita un tasso annuo medio dell’1,75%. Chi lo ha comprato in questo momento si sta leccando le ferite sia in termini di prezzo e in termini che di rendimento reale perché l’impennata dell’inflazione degli ultimi anni ne sta erodendo il valore reale. «Forse il Tesoro con questo nuovo prodotto intende in parte rimediare allo “sfortunato” BTp Futura di due anni fa - conclude Drusiani - emesso quando l’inflazione era allo 0,5%. Quando era un altro mondo».


