Burocrazia, bilancio e sviluppo: Palermo cerca l’uscita dalla crisi
In pole per il municipio Lagalla (centrodestra) e Miceli (centrosinistra)
di Nino Amadore
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I punti chiave
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L’ultimo appello, diciamo così, è arrivato giusto martedì 7 giugno da Sicindustria Palermo. «Serve un’alleanza per Palermo per portarla fuori dalla crisi che la sta risucchiando» ha detto il presidente degli industriali di Palermo Giuseppe Russello nell’incontro con i sei candidati a sindaco, esprimendo così quello che è ormai un sentire comune in una città che Leoluca Orlando, sindaco per quarant’anni, ha riscattato dall’opprimente coltre mafiosa ma ha lasciato con non pochi problemi da risolvere.
Così la città che arriva al voto del 12 giugno per eleggere sindaco e consiglieri comunali è disillusa, scettica e quasi sfiduciata e crescono i timori che si allarghi la fascia dell’astensione.
I candidati favoriti
I candidati favoriti sono Roberto Lagalla (centrodestra) e Franco Miceli (centrosinistra), mentre fa da terzo incomodo Fabrizio Ferrandelli (uomo di Calenda a Palermo).
La macchina amministrativa appare inceppata, appesantita: irrisolto il problema del bilancio, irrisolto il problema dei rifiuti con una discarica come Bellolampo ormai satura oltre misura, non sciolti tanti altri nodi.
Reddito di cittadinanza al centro del confronto politico
Il dibattito elettorale, intanto, si dipana tra chi è favorevole al Reddito di cittadinanza e chi invece no: il bagno di folla riservato dai quartieri popolari all’ex presidente del Consiglio e oggi leader del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte dà l’idea di quale sia la posta in gioco. Il dato va, purtroppo, letto anche al contrario: nel solo mese di aprile di quest’anno i nuclei coinvolti dal Reddito di cittadinanza in provincia di Palermo (ma la gran parte ha riguardato l’area del capoluogo) è stato di 72.204 nuclei per 184.416 persone coinvolte. Se vogliamo, nello stesso tempo, un indice di uno stato di estremo bisogno di larghe fasce della popolazione. Questa è un pezzo della Palermo del post orlandismo cui se ne affianca un’altra che chiede efficienza e guarda all’impresa come motore di sviluppo.


