Buy back, ecco perché banche e grandi aziende investono miliardi per comprare le proprie azioni
Importata da Wall Street, la moda del riacquisto di azioni proprie è gradita agli investitori istituzionali che dominano le public company. Il vantaggio: ridurre il numero delle azioni fa salire l’eps e scendere il p/e. Le critiche: scendono i dividendi per i cassettisti (Fondazioni comprese) e gli investimenti per crescere. I benefici per le stock option dei manager
di Alessandro Graziani
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I punti chiave
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Anche con i bilanci del 2022 una parte consistente degli utili delle medie e grandi società quotate in Europa, per non parlare di quelle di Wall Street, sarà destinata ai buy back. Decine e decine di miliardi, che potrebbero essere destinati a finanziare la crescita anche tramite acquisizioni o assegnati ai soci come dividendo, verranno destinati al riacquisto di azioni proprie. Perché? E chi ne sono i principali beneficiari?
La storia dei buy back, come tutte quelle relative alle innovazioni (buone e meno buone) dei mercati azionari, nasce a Wall Street ed è stata adottata in grande stile in Europa e in Italia solo nell'ultimo decennio in concomitanza con la crescita del numero e delle dimensioni delle public company, ovvero le società dove più numerosi e più rilevanti sono gli investitori istituzionali. Sono proprio questi ultimi, ovvero il variegato mondo dei fondi di investimento, a prediligere i buy back azionari. Anche e soprattutto per motivi fiscali.
Come e perché le società lanciano i buy back
I buy back sono una forma di remunerazione degli azionisti alternativa all'assegnazione del dividendo. In che modo funziona? Le società acquistano le proprie azioni per ridurre in proporzione il capitale cancellando le azioni acquistate (o tenendole in portafoglio come azioni proprie che, per legge, non beneficiano del dividendo). Poiché il numero totale delle azioni in circolazione si riduce, la partecipazione di ogni azionista nella società aumenta, così come la quota dei futuri dividendi.
Più in dettaglio, i benefici finanziari sono sostanzialmente due: il primo è che, a seguito della riduzione del numero totale delle azioni in circolazione, l'earning per share o eps (utile per azione) aumenta per tutti gli azionisti. Il secondo è che l'aumento dell'eps riduce il rapporto price/earning (p/e) per effetto dell'incremento del denominatore. Con la conseguenza di rendere più appetibile e “a sconto” il prezzo delle azioni che quindi tendono a rivalutarsi.
Ma quando è conveniente per una società varare un piano di buy back? Warren Buffett, il più noto investitore Usa, ha sempre sostenuto che bisogna guardare al fair value di un'azienda. Nel caso delle banche il fair value è in generale considerato in linea con il patrimonio netto tangibile. Poiché gran parte delle azioni delle banche europee trattano in media a 0,6-0,7 il patrimonio, il riacquisto delle azioni proprie ha un senso finanziario.


