Unioni di Comuni

Calabria, cresce il fronte del «No» alla legge sulla fusione della grande Cosenza

Dopo la legge Omnibus della Regione che ha modificato le procedure e in vista del Referendum consultivo i tre comuni interessati (tra cui anche Rende e Castrolibero) studiano le contromisure perché temono maggiori difficoltà finanziarie

di Donata Marrazzo

 Veduta della città che dovrebbe fondersi con Rende e Castrolibero

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È una fusione “a freddo” quella dei comuni di Cosenza, Rende e Castrolibero, richiesta, con una proposta di legge, da otto consiglieri regionali di centrodestra ma contestata da sindaci e associazioni del territorio. E anche dalla Corte dei Conti che, rispetto all’ipotesi della Grande Cosenza, avverte che «oltre una certa soglia dimensionale la complessità dei processi può rendere meno agevole la gestione, soprattutto se la dimensione non corrisponde a un processo identitario consolidato, ma è dettata da logiche contingenti».

La magistratura contabile evidenzia inoltre che «la fusione di Comuni di dimensioni più ampie va maggiormente ponderata sotto il profilo dell’efficacia e dell’efficienza in quanto deve essere effettivamente dimostrato il vantaggio operativo. La fusione, fino a una certa soglia dimensionale, arreca indiscutibili vantaggi». Ma, sotto il profilo economico, «superando i 60.000 abitanti potrebbero invece ottenersi effetti opposti per l’aumento della complessità».

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Per il sindaco di Cosenza Franz Caruso, in linea di principio favorevole all’accorpamento dei tre comuni urbanisticamente contigui, le mosse della Regione sono un atto d’imperio: «La legge Omnibus della Regione ha emendato una serie di leggi vigenti, tra cui il comma 3 dell’articolo 5 della legge 15 del 2006 che prevedeva, come presupposto per la fusione dei comuni, la delibera consiliare di ogni singolo ente territoriale interessato. In questo modo, invece, i comuni vengono scavalcati, estromessi completamente dal processo decisionale. Per cui ritengo il provvedimento illiberale e antidemocratico, che pone la Regione nella condizione di decidere autonomamente ed arbitrariamente come e quando vuole di cancellare singoli comuni per istituirne uno più grande».

Insomma, il problema è innanzitutto di metodo, poi anche di merito: «La fusione è un processo lungo – continua il sindaco Caruso - basta guardare ad altre esperienze italiane, come ad esempio quella di Pescara, che ha iniziato con un referendum nel 2014 e completerà l’iter della fusione (con Montesilvano e Spoltore n.d.r) nel 2027. Qui da noi, invece, si vorrebbe che fosse tutto pronto entro febbraio 2025».

Cosenza soffre di un grave dissesto finanziario (250 milioni). Rende si sta misurando con il commissariamento a seguito dello scioglimento del comune per infiltrazioni mafiose. Il sindaco di Castrolibero Orlandino Greco, che problemi finanziari non ne ha, dichiara che i suoi cittadini «non pagheranno mai i debiti del comune di Cosenza».

Insomma, al momento la fusione divide invece di unire: dallo studio di fattibilità condotto da Luigino Sergio, responsabile tecnico del Coordinamento nazionale Fusione di Comuni, la città unica porterebbe di certo vantaggi economici per 150 milioni, 10 milioni all’anno per 15 anni. E sicuramente l’ottimizzazione dei servizi. «Questi sono i benefici che correttamente uno studio scientifico deve indicare – spiega Antonello Barbieri, presidente del coordinamento nazionale Fusione Comuni – Poi, nella realtà, però, c’è molto di più. I territori devono fare esperienza di condivisione e di coesistenza senza imposizioni. E invece si è scelto di intraprendere un percorso di arroganza mai incontrato prima». Così Barbieri punta il dito contro il “ caso Cosenza “: «Qualora, come temo, si procedesse lungo l’ impervia via, faremo la nostra parte per sostenere il no al referendum. Mai - conclude - avremmo immaginato che il nostro sostegno alle fusioni dovesse passare per il convinto contrasto ad una fusione». Intanto, diverse associazioni infiammano il dibattito pubblico: “Prima Che Tutto Crolli” , nell’ambito dell’Associazione Dossetti, con diversi gruppi di cittadini del centro storico (”Civica Amica”, “Cosenza che vive”, “Kaep – Comitato per le Attività Economiche e Produttive del Centro Storico”, “La Giostra”, “Moci – Movimento Cooperazione Internazionale”, “Progetto Meridiano”, “Circolo di Cultura Tommaso Cornelio”) contestano la proposta di legge regionale sulla fusione, e non solo nel metodo: «Si tratta di un’iniziativa che avvierebbe una profonda trasformazione territoriale senza ritorno – spiega l’ingegnere Mimmo Gimigliano -. Siamo nettamente contrari al modello urbano e alla forma e alla funzione urbana che si vogliono perseguire, quella di una “città spaghetto”, con lo sguardo rivolto esclusivamente a nord. Noi non vogliamo spostare a nord il baricentro della città, determinando la definitiva periferizzazione del centro storico. Immaginiamo, invece, una Cosenza policentrica, con i 30 comuni dell’area di cintura che le fanno corona».

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