Il graffio del lunedì

Calcio, stasera il super derby d’Arabia. L’Inter è favorita, ma il Milan resta una mina vagante

Sulla carta i nerazzurri sono più forti, ma ogni tanto il Diavolo si risveglia come a Madrid in Champions, a Riad con la Juve e nell’ultimo derby di campionato

Il pallone ufficiale della partita durante la conferenza stampa della EA Sports FC Supercup 2024/2025 Milan all’Al-Awwal Park Stadium - Sport.  (Massimo Paolone/LaPresse)

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Da che cosa ricominciamo?

Dall’epifanico derby Inter-Milan che si gioca stasera a Riad per la Supercoppa italiana o dal campionato che, in attesa dei recuperi delle inseguitrici, vede in testa il Napoli di Conte, dilagante sulla Fiorentina per tre a zero?

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Sarà che per il 2025 si rinnovano agende e calendari, ma qui, in questo groviglio di partite, di viaggi e miraggi che il calcio ci rovescia addosso come monete da una slot machine, raccapezzarsi non è facile. Forse nelle feste abbiamo esagerato con cotechini e panettoni, ma ci vuole davvero il calendario di Frate Indovino per capirci qualcosa.

L’unica cosa certa è che il calcio non si ferma mai. E’ un bene? Un male? Una necessità per autoalimentarsi e moltiplicare gli introiti? Ognuno la vede a modo suo, ma non stupiamoci se gli infortuni crescono in modo esponenziale o se, per vincere qualcosa, di panchine ne servono addirittura due. Molti hanno criticato Gasperini per non aver utilizzato, in Arabia con l’Inter, gli uomini migliori. Ma se l’Atalanta vuole davvero puntare allo scudetto, e quindi a un definitivo salto, è chiaro che una continua rotazione è necessaria.

Thiago Motta sotto accusa

La stessa Juventus, dell’ormai declinante Thiago Motta, sarà costretta a ricorrere al mercato invernale. Thiago contro il Milan avrà pure sbagliato le sostituzioni, ma Vlahovic non puoi farlo giocare sempre e comunque. E i buchi in difesa? Con Bremer infortunato, e con Gatti e Locatelli che vanno per rane, un nuovo difensore centrale ci vuole per forza. Come fai altrimenti a puntare a tutti i traguardi? La giostra è impazzita, ma chi scende è perduto.

L’unica che scoppia di salute (ma i tifosi incroceranno le dita) è l’Inter di Simone Inzaghi. Non a caso, anche se un derby è sempre una partita strana, l nerazzurri vengono dati come super favoriti anche dagli scommettitori (1,38 l’Inter, 3,20 il Milan). La squadra di Inzaghi, pur con Thuram ai box e Lautaro in crisi realizzativa, ha infatti raggiunto la serenità dei forti.

L’approccio a queste sfide è quasi sempre perfetto. Con dei giocatori di primo ordine, ormai vaccinati alla pressione di una finale. E infatti l’Inter è una delle poche squadre che, finora, è sempre riuscita a mettere all’angolo l’Atalanta. Inoltre ha delle riserve che valgono quanto i titolari. Non è un dettaglio da poco in una stagione così logorante.

Se c’è una complicazione per l’Inter è che, in questa finale, ha davanti il Milan. Il nuovo Milan di Sergio Conceicao, il Milan che ha incredibilmente battuto la Juve quando ormai sembrava che la Juve avesse già chiuso la partita. Polli i bianconeri o segnale di una ripartenza del Diavolo? Difficile capirlo perchè in una sola settimana se sei rotondo non diventi quadrato. Ma se il derby è già una partita strana, il Milan strano lo è ancora di più. Che cosa veramente valga non l’ha ancora capito nessuno. Ogni tanto il Diavolo si risveglia. Come a Madrid in Champions, a Riad con la Juve e proprio nell’ultimo derby di campionato con l’Inter.

Sulla carta i nerazzurri sono palesemente più forti. Ma una finale resta una partita secca. E se Teo Hernandez e il convalescente Leao si risvegliano? Vero che l’Inter viene da una lunga scia di successi, ma il Milan, pur con tutti i suoi guai, vanta un profilo internazionale di tutto rilievo con 50 trofei che brillano in bacheca.

L’Inter ne ha 46, ma il presente è tutto suo. In più, come ha spiegato Stefano Pioli in una bella intervista a Luigi Garlando sulla Gazzetta dello Sport, “Non ci può essere un progetto vincente senza una forte società alla spalle…”. L’Inter, una forte società, ha dimostrato di averla.

Inzaghi-Conceicao, amici-nemici

Il Milan invece no. E lo si è visto nella maldestra gestione di Fonseca, lasciato solo e mandato alla sbaraglio quando ormai la sua sorte era già stata decisa. Conceicao sembra fatto di un’altra pasta, duro ma flessibile al contempo. Difficilmente andrà in rotta di collisione con i suoi giocatori più carismatici. Non parla di spettacolo o di grande bellezza. “Il gioco dominante per me, è il risultato” dice Conceicao in modo diretto. Con la Juve è stato anche fortunato, qualità che anche Napoleone considerava importante per i suoi generali.

Vedremo cosa s’inventerà il nuovo allenatore rossonero. Da perdere in fondo ha poco. Poi conosce bene Inzaghi, essendo stato suo compagno in quella Lazio che vinse il titolo nel 2000. Sono amici, per un giorno quasi nemici. Ma si stimano e si rispettano.

Tornando invece al campionato, anche qui tutto è possibile. Il Napoli è in testa a quota 44 punti, seguito dall’Atalanta (41) e dall’Inter (40). Se i bergamaschi mercoledì 14 gennaio battono la Juventus raggiungono i partenopei. L’Inter di recuperi ne ha ben due (Bologna il 15 gennaio e Fiorentina dopo febbraio). Con due vittorie i nerazzurri scavalcherebbero il Napoli raggiungendo quota 46.

Sono però tutti calcoli virtuali che non tengono conto dei mille impegni che affollano il calendario. Solo il Napoli, per sua sfortuna, non deve stressarsi in altre competizioni. E infatti si vede.

Il Napoli intanto solo in vetta

Conte, pur senza Politano e Kvaratskhelia, si cuoce la Fiorentina senza troppi affanni. Spinazzola e soprattutto Neres (autore di un bel gol) non fanno rimpiangere gli assenti e tutto fila liscio grazie anche alla fragilità dei viola. Virtuale o no, quella del Napoli è una supremazia che può portare lontano. Se poi arriva anche qualche rinforzo, meglio ancora.

Della Juventus, abbiamo detto. Thiago Motta, esaurita la luna di miele mediatica, ora è nel frullatore. Il suo progetto è svanito. Prima era un genio, ora lo si accusa della qualunque. Lui però ci mette del suo: cambi sbagliati, parole confuse, scarsa cattiveria agonistica. In effetti la Juve, quando deve mordere, non morde. E la difesa non difende. Con il Milan, ha pesato anche la sfortuna. Che però ci mette lo zampino quando vede il terreno fertile. Per Motta saranno giorni difficili, da forti mal testa. Come primo ostacolo, avrà proprio l’Atalanta. Che fa venire anche il mal di denti. Una brutta abbinata.

Con Pellegrini ritrovato, Ranieri vince il derby

Finiamo col derby all’Olimpico vinto (2-0) dalla Roma sulla Lazio. Un altro mattone che Ranieri ha messo nella ricostruzione dei giallorossi, totalmente padroni nel primo tempo e ben coperti nella ripresa a difesa del vantaggio.

La Lazio, imprecisa soprattutto in attacco, conserva il quarto posto a 35 punti. Ma la caduta nel derby fa ancora più male. Nella Roma da segnalare il grande rientro di capitan Pellegrini, autore di uno splendido gol all’avvio (8’) seguito dal raddoppio dieci minuti dopo di Saelemaekers. Un secco uno-due che ha tagliato le gambe ai biancocelesti incapaci nel secondo tempo di riequilibrare il match terminato con una maxi rissa scaturita da uno scontro tra il laziale Castellanos (espulso) e il romanista Ndicka (ammonito). Concludendo: continua la risalita della Roma di Ranieri; da rivedere la Lazio, copia sbiadita rispetto a quella delle ultime partite.

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