Ondate di calore e cambiamenti climatici, così le reti elettriche italiane si preparano alla sfida
L’ondata di caldo eccezionale che ha colpito alcune aree della Penisola impone nuovi interventi: da Enel a Terna le strategie di prevenzione e potenziamento
di Laura Serafini
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L’ondata di caldo eccezionale che a fine luglio ha investito la penisola ha causato un fenomeno nuovo a Catania. Le guaine dei cavi della media tensione della distribuzione elettrica hanno ceduto al calore (combinato con la siccità) squagliandosi all’altezza dei giunti, le zone di collegamento tra un tratto di cavo e l’altro.
I giunti sono un punto debole noto agli esperti di energia elettrica, ma quest’anno c’è stato altro a complicare il guasto: si è sciolto l’asfalto e il manto stradale ha ceduto, danneggiando anche le canaline dove passavano i cavi elettrici. In quegli stessi giorni un fenomeno analogo stava accadendo a Malta e le autorità locali hanno chiesto l’aiuto e la collaborazione di Enel, che gestisce buona parte dell’infrastruttura di distribuzione nel Sud Italia, per pianificare interventi sulla propria rete. Sempre in quei giorni Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione, ovvero i 75 mila chilometri di rete ad alta tensione, prendeva atto di un nuovo picco storico del fabbisogno di energia elettrica in Sicilia spinto dall’impennata dei consumi dei sistemi di raffreddamento: dal record precedente di 3.800 megawatt di potenza richiesti in un solo giorno, a fine luglio si è arrivati al picco di 4.000 megawatt.
Gli interventi necessari
Gli eventi eccezionali accaduti a Catania, in cui la concomitanza tra forte domanda di energia e il guasto ha poi innescato una serie di guasti a catena, ha rafforzato la determinazione di Enel di prevedere ulteriori investimenti (che dovrebbero essere incluso nel nuovo piano industriale di novembre) al fine di prevenire situazione estreme in cui, ad esempio, anche il collasso delle infrastrutture altrui (come il manto stradale) vada a impattare su quella elettrica. Situazioni nuove con le quali il cambiamento climatico costringe a fare i conti. Terna, Enel, ma anche utility come A2A da anni stanno pianificando e realizzando investimenti per rendere le reti elettriche italiane, pensate oltre 50 anni fa, sempre più adatte a resistere a eventi estremi. Solo queste tre realtà entro il 2025-2026 mobiliteranno oltre 15 miliardi di investimenti in sicurezza delle infrastrutture e aumento della capacità a ospitare (la cosiddetta hosting capacity) le fonti di energia rinnovabile.
Italia un passo avanti
L’Italia è comunque decisamente avanti in termini di investimenti e di intelligenza delle reti rispetto ad altri paesi. E qui, assicurano gli addetti ai lavori, è alquanto improbabile che si verifichi quanto accaduto in Nord California con l’incendio di Camp Fire nel 2018, il peggiore nella storia americana prima che avvenisse il disastro di Maui alle Hawaii a inizio agosto . Tra le cause ipotizzate, e in realtà ancora da dimostrare per il caso hawaiano, sono annoverate le scintille provocate da linee elettriche aeree, che rompendosi avrebbero innescato il fuoco. A differenza degli Usa, tutta la rete elettrica nazionale italiana però, in linea con gli standard europei, è dotata di sistemi di protezione che disalimentano un cavo nel momento in cui si verifica un guasto. Quello che accade dalle nostre parti, dunque, è che questi isolamenti possano causare mancanza di forniture di energia. I piani di resilienza (così si chiamano gli interventi finalizzati a prevenire e rendere più resistenti le reti a eventi metereologici estremi) che le società di gestione delle reti sono tenute a presentare annoverano tra le cause più diffuse di danni da fenomeni esterni per le linee aeree (i 75 mila chilometri della rete di Terna sono in prevalenza aerei; nel caso di Unareti (gruppo A2A), invece, su 14 mila chilometri di rete, 500 chilometri sono aerei) i manicotti di ghiaccio sui cavi, il vento, gli alberi che possono cadere. Sui cavi interrati incidono soprattutto le ondate di calore. Nessuna traccia nella storia pregressa di incendi innescati da scintille.
Piani su misura
Le esigenze di intervento dei vari operatori cambiano anche in virtù delle aree geografiche in cui si trovano ad operare. A2A si trova a gestire i postumi del boom del metano degli anni Novanta, quando le utility furono portate a concentrare gli investimenti sul gas spingendo meno sul comparto elettrico. Attraverso la controllata Unareti l’utility ha sviluppato piani di asset management per preparare la rete milanese a far fronte a un aumento esponenziale della domanda di energia elettrica che porterà la società entro il 2050 a raddoppiare la potenza disponibile in città. Previsioni (basate anche sui target della Ue) su consumi legati alla maggiore efficienza energetica degli edifici, all’aumento della mobilità elettrica sono e alla transizione dal vettore gas a quello elettrico state calate quartiere per quartiere negli 80 nuclei di identità locale identificati dal Comune: il piano di investimenti di oltre un miliardo in 10 anni, con un tasso annuo che nel 2023 è stato pari a 152 milioni, punta a rinnovare attraverso Unaret la rete vetusta (150 chilometri all’anno), aumentando la digitalizzazione, a interrare al ritmo di circa 20 chilometri all’anno ma soprattutto ad aumentare la potenza facendo leva sulle cabine primarie (collegamenti diretti con la rete di trasmissione, che riducono la quantità di energia da portare in giro) che passeranno da 13 a 21 entro il 2030. Con il Pnrr sono stati aggiudicati 160 milioni da usare per aumentare la hosting capacity.



