Can Ibiza: la scena artistica si sivluppa con la fiera
L’evento boutique ospita molte new entry e tanta pittura. L’isola dopo il Covid registra maggiori presenze grazie alla destagionalizzazione
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I punti chiave
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Il circuito delle fiere di arte contemporanea, dopo gli appuntamenti dei mega brand ArtBasel, Frieze, ARCO, si sposta nelle località turistiche del Mediterraneo inaugurando la stagione degli appuntamenti estivi. Contemporary Art Now (CAN) per il terzo anno torna nella soleggiata Ibiza (dal 26 al 30 giugno) e, ancora una volta, è curata dallo scrittore e curatore freelance di origine croata Saša Bogojev. Dimensione più contenuta, sponsor nel segmento del lusso e un orario più rilassante (l’apertura è nel tardo pomeriggio per circa quattro ore dalle 18 alle 22), sono gli ingredienti che rendono questi appuntamenti estivi come CAN Ibiza un luogo d’incontro piacevole con il mercato dell’arte: le gallerie sono meno di 40. Se nelle due edizioni precedenti la maison Gucci è stata partner della fiera, quest’anno lo sponsor ufficiale è Loewe, marchio del lusso spagnolo, che mostra in uno spazio in fiera alcuni oggetti di design. Per l’evento è fondamentale anche il sostegno dei partner istituzionali, ovvero il Consell d’Eivissa e Turismo de Ibiza, per valorizzare l’offerta culturale dell’isola, che fa leva anche sulla presenza della fiera d’arte contemporanea per attirare nuovi collezionisti e non solo quelli con casa sull’isola.
L’offerta in fiera e le new entry
Quest’anno il 50% delle gallerie ospiti della fiera era formato da new entry, come ha dichiarato Sergio Sancho, fondatore della fiera. L’offerta però, come negli anni precedenti, è rimasta focalizzata sulla pittura, un media più “convenzionale” e rassicurante sul fronte commerciale, soprattutto, per le gallerie che partecipando per la prima volta non vogliono rischiare. La pittura nelle proposte di quest’anno si è spostata leggermente verso l’astratto, segnando un sottile cambiamento rispetto alle due edizioni precedenti, incentrate principalmente sulla figurazione. I dipinti in esposizione hanno assunto una varietà di forme, estetiche, mezzi e scale. La presenza di nuove gallerie ha arricchito la fiera con proposte diverse, tra cui la scultura, il video. La galleria portoghese Madragoa ha portato il progetto inedito “The Collector’s Bedroom”, un’installazione concepita dall’artista Luis Lazaro Matos che ha attivato un dialogo tra le opere degli altri artisti delle galleria Adrian Balseca, Enzo Cucchi, Pablo Echaurren, Rodrigo Hernandez, Carrie Moyer e Belen Uriel (i prezzi delle opere esposte avevano un range da 2.000 a 22.000 euro). Tra le new entry, a sorpresa, Galleria Continua che ha aggiunto CAN alle tante fiere a cui partecipa. Oltre allo stand con opere di Carlos Garraicoa, Giovanni Ozzola, Loris Cecchini, Galleria Continua ha promosso un’iniziativa di charity in collaborazione con la fiera denominato “Art for the Regeneration of the Balearic Islands 2024: Kofi Matters, Save Posidonia Project and TrashFormation”, reso possibile grazie al sostegno di Archivorum (Lussemburgo) e alle generose donazioni dell’Associazione Arte Continua (Italia).
Tra le new entry la galleria Moisés Pérez de Albéniz di Madrid, che ha presentato tra i diversi artisti Tony Oursler, una delle figure più innovative degli anni ’70 che ha portato la videoarte fuori dallo schermo, creando spazi tridimensionali in movimento. In mostra le sue video-sculture, a forma di volto umano, che indagano la tecnologia e l’effetto preoccupante che ha sull’umanità.
Dall’Italia debutto per Cassina Projects di Milano con la personale della giovane artista americana Sara Birns (classe 1992) e i suoi primi piani di volti e corpi umani iperrealistici e un po’ inquietanti, con espressioni contorte e distorte che riflettono una realtà deformata (prezzi da 4.500 a 6.500 euro).
L’offerta artistica al di fuori della fiera
Per soddisfare un pubblico sempre più esigente le proposte artistiche non si esauriscono nella cosiddetta art week, che anche quest’anno ha proposto diverse iniziative sparse sull’isola, ma prosegue nei mesi successivi e nel corso dell’anno. «Durante il lockdown - afferma il direttore - una popolazione di età compresa tra i 35 e 50 anni che poteva lavorare a distanza ha trascorso più tempo sull’isola e in seguito ha optato per passare qui periodi sempre più lunghi».
Tra le iniziative del programma OFF l’apertura per il secondo anno del piccolo spazio Can Garita, situato in una delle tradizionali capanne dei pescatori ibizenchi, con in mostra le ironiche maschere in ceramica degli artisti belgi Eric Colonel e Tomas Spit (prezzi da 700 a 1.500 euro) che hanno trovato diversi acquirenti. Un altro interessante progetto «Donde nada ocurre (Dove non succede niente)» dell’artista Irene De Andrés ha raccolto la memoria di locali notturni abbandonati o temporaneamente inutilizzati (Festival Club, Idea, Heaven, Toro Mar e Glory’s) a Ibiza attraverso una ricerca d’archivio per una riflessione sulle relazioni tra turismo e cultura popolare basata sulla storia della club culture che fiorì così vigorosamente sull’isola a partire dagli anni Sessanta e Settanta. La mostra è composta da cinque video e da un’importante serie di fotografie, sculture, modelli e materiale documentario.




