Locazioni

Canoni alle stelle, ma cresce la domanda di affitto (per scelta)

Secondo il 16ª Rapporto sul Mercato delle Locazioni in Italia 2024 di SoloAffitti, quasi la metà degli inquilini (il 43,8%) ha preso in locazione un immobile come abitazione principale volontariamente come opzione più flessibile ed esigenze di studio e lavoro. Baccarini (Fiaip): «Serve una legge per incentivare i circa 10 milioni di immobili a disposizione»

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La proprietà non è più al centro delle priorità immobiliari degli italiani. Il 16ª Rapporto sul Mercato delle Locazioni in Italia 2024 di SoloAffitti - presentato stamane nella Sala Refettorio della Camera dei Deputati, a Palazzo San Macuto - rivela che la domanda di affitti è in aumento, l’offerta rimane insufficiente rispetto alle esigenze, e la durata media della permanenza degli inquilini nello stesso immobile è leggermente aumentata.

Anche se l’Italia continua ad avere uno dei tassi di proprietari di immobili più alti d’Europa, il divario con i paesi del Nord Europa si sta assottigliando. La propensione ad acquistare una casa sta diminuendo, l’affitto oggi riguarda il 30% delle famiglie italiane, rispetto al 20% di 10 anni fa. Ma se la domanda di affitti cresce rapidamente, l’offerta resta stabile e non riesce a soddisfare la richiesta. Ciò ha determinato un aumento dei canoni di locazione, con un incremento medio del +4% rispetto al 2023. Nel complesso, da quando è finito il periodo pandemico, i canoni di locazione residenziale nelle principali città italiane sono aumentati del 20 per cento.

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L’analisi

L’analisi rivela che la maggior parte degli affittuari (44,3%) prende in affitto un immobile come abitazione principale, il 31,3% per motivi di lavoro e il 21,2% per studio. Inoltre, il 37,6% degli affittuari è single, mentre il 24,1% è composto da coppie senza figli. Un dato significativo riguarda la motivazione della scelta: sebbene nell’immaginario comune l’affitto sia sempre stato visto come un “piano B” rispetto all’acquisto, sempre più persone lo scelgono consapevolmente per la flessibilità che offre, permettendo di cambiare casa, quartiere o città con maggiore facilità. Il 43,8% degli inquilini che ha preso in locazione un immobile come abitazione principale ha dichiarato di vivere in affitto per scelta, considerandola un’opzione più adatta al proprio stile di vita rispetto all’acquisto di una casa. L’affitto non è dunque un’esigenza momentanea legata a un trasferimento per lavoro o studio in un’altra città, ma è sempre più una scelta ‘permanente’.

Una testimonianza del crescente bisogno di non avere troppi vincoli sulla permanenza in uno stesso immobile è data dal tempo medio di occupazione di un conduttore. Secondo il report, siccome per trovare casa in affitto si impiega ben oltre i tre mesi, si è registrato un lieve aumento della durata media della permanenza degli inquilini nello stesso immobile, passata da 24,1 mesi nel 2023 a 26,4 mesi nel 2024. Anche quando le esigenze abitative cambiano, molti inquilini scelgono di restare più a lungo nella stessa abitazione, a causa della difficoltà di trovare alternative disponibili o a prezzi accessibili.

I canoni: aumenti fino al 13%

L’analisi evidenzia che molte città hanno visto aumenti dei canoni anche significativi. In testa c’è Roma, dove i canoni sono aumentati del 13% a causa dell’effetto Giubileo. Al contrario, alcune città hanno registrato piccoli cali, tra cui Milano (-4%), che con il canone medio più alto d’Italia (oltre 1.200 euro al mese) sembra aver raggiunto il limite massimo sostenibile dal mercato. Qui si iniziano anche ad apprezzare i primi effetti del nuovo accordo territoriale per i contratti a canone concordato, che sta contribuendo a calmierare i prezzi. A Roma si paga 999 a mese (+13%); a Bologna 843 (+6%); a Napoli: 661 (+9%) a Torino 542 (+5%) e a Milano: 1.278 (-4 per cento). La ricerca mostra che avere un garage aumenta il canone medio del +11%, mentre la mancanza di arredamento riduce il canone del -10 per cento.

Preoccupazioni e proposte

Lo studio ha anche analizzato le motivazioni per cui molti proprietari scelgono di tenere i loro immobili sfitti. Secondo l’Istat su un patrimonio di oltre 35 milioni di immobili ad uso abitativo in Italia, quasi il 30% (9.581.772) non sono occupati, non vengono concessi in uso a parenti e non sono affittati a medio-lungo termine. Molti proprietari scelgono di non affittare o di optare per gli affitti brevi per un motivo predominante: l’incertezza. I dati rilevati dal 16° Rapporto SoloAffitti mostrano che le principali preoccupazioni dei proprietari sono la paura di non ricevere il canone e l’incertezza sui tempi di rilascio dell’immobile o la rinuncia ad affittare per non dover rinunciare troppo a lungo alla disponibilità dell’immobile. Questo freno porta molti di loro a ritardare o evitare l’immissione dei loro immobili sul mercato, oppure a scegliere soluzioni più flessibili e meno rischiose come l’affitto breve, anche se il vantaggio economico spesso passa in secondo piano rispetto alla sicurezza dell’incasso.

«L’indagine che abbiamo condotto mostra chiaramente come, per rendere il mercato della locazione più accessibile e incentivare i proprietari a mettere a reddito gli immobili attualmente non occupati, sia necessaria un intervento sulla normativa sulle locazioni, che garantisca maggiore flessibilità e tutele sia per i proprietari che per gli inquilini - ha detto dichiara Silvia Spronelli, ceo del Gruppo SoloAffitti -. L’attuale normativa delle locazioni presenta rigidità che mal si adattano alle esigenze abitative emergenti. La nostra proposta si basa su due punti chiave per ridurre l’incertezza, che rappresenta il principale freno per i proprietari: Ampliamento del perimetro per il contratto transitorio: attualmente questa tipologia consente di affittare casa per un massimo di 18 mesi, ma è soggetta a vincoli che ne limitano l’utilizzo. Un suo utilizzo più flessibile potrebbe incentivare l’offerta di immobili sul mercato. Estendere al contratto di locazione redatto sotto forma di scrittura privata e registrato all’Agenzia delle Entrate la funzione di titolo esecutivo per il rilascio dell’immobile in caso di finita locazione, già in essere per i contratti redatti sotto forma di atto pubblico. Questa misura consentirebbe ai proprietari di recuperare più rapidamente il possesso dell’immobile, riducendo i tempi di attesa. Solo attraverso riforme mirate e strumenti di tutela adeguati sarà possibile rendere il mercato più dinamico, ridurre lo squilibrio tra domanda e offerta e favorire soluzioni abitative più flessibili per inquilini e proprietari».

«Riteniamo - ha aggiunto GianBattista Baccarini, presidente nazionale di Fiaip (la Federazione italiana agenti immobiliari professionali) durante l’evento - che i circa 10 milioni di immobili a disposizione debbano essere incentivati da tre punti di vista: la tutela giuridica, garantendo, quindi maggiore sicurezza per chi desidera reintegrare nel possesso il proprio immobile, qualora l’inquilino non paghi o qualora, per finita locazione, non restituisca l’immobile. Inoltre, chiediamo alle istituzioni maggiore flessibilità e che ci sia la possibilità di allentare i vincoli dei contratti di natura transitoria. Da ultimo, a livello fiscale proponiamo che ci sia la deducibilità integrale dell’Imu anche per le persone fisiche e anche per le abitazioni, così come accade per lo strumentale, per le persone giuridiche e che i canoni di locazione non percepiti possano costituire credito d’imposta».
In questo modo, ha proseguito Baccarini, «si incentiva a immettere sul mercato quei milioni di abitazioni a disposizione, favorendo l’accesso alla casa con dei benefici per la comunità, per il mercato e per chi, come noi, vi opera professionalmente. Stiamo interloquendo in maniera assidua, con molti parlamentari, per riuscire a riordinare e a creare un unico disegno di legge, evitando dispersione di energie - conclude - Stiamo lavorando su questo anche al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per riuscire a fare in modo che ci sia revisione organica, che si eviti di replicare situazioni similari e che si abbia, invece, la massima efficacia, incisività e tempestività».

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