Percorso

Caos scampato a Ventimiglia, il traffico dei tir sceglie il Frejus

Varcare il confine francese per andare a Lione comporta un allungamento di 300 km, costi maggiori di carburante e turnazioni di autisti

di Monica Zunino

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Costi alle stelle. Il valico di Ventimiglia è impraticabile. Al costo del gasolio e delle autostrade, con i chilometri in più da coprire si aggiungerebbe la necessità di impegnare gli autisti in turnazioni di guida ulteriori

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Code e intasamenti sembrano scongiurati, ma l’allerta resta. La chiusura temporanea del traforo del Monte Bianco per la prima tranche di lavori che, da programma, si concluderà il 18 dicembre non ha provocato il temuto spostamento di una parte del traffico dei tir sul valico di Ventimiglia e quindi sull’Autostrada dei fiori, un flusso che si sarebbe aggiunto al transito ordinario provocando un intasamento tale da mettere in difficoltà l’economia del territorio, sul fronte del trasporto delle merci e anche per il turismo.

Imprese e operatori della logistica respirano di sollievo, ma mantengono alta l’attenzione. «A oggi non c’è stato incremento del traffico dei mezzi pesanti sulla nostra direttrice, perché sfoga sul Frejus. Se invece chiudesse anche quel traforo si creerebbe la tempesta perfetta con disagi pesanti. C’è da augurarsi che fili tutto liscio e che il Monte Bianco riapra nei tempi previsti e senza slittamenti. Per ora siamo abbastanza tranquilli ma rimane la massima attenzione», avverte Paolo Della Pietra, direttore di Confindustria Imperia, la cui presidente, Barbara Amerio, è anche presidente di Autofiori.

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Dal traforo del Monte Bianco transitano, ogni anno, circa 10 milioni di tonnellate di merci, circa cinquemila veicoli al giorno, il rischio che una parte si riversasse sul valico autostradale di Ventimiglia, sui cui già passa il traffico proveniente dal Sud della Francia e dalla Spagna, era una delle preoccupazioni delle imprese del ponente ligure che, dal punto di vista infrastrutturale, sconta già una situazione complessa: sull’Autofiori i cantieri per lavori e manutenzioni che interessano anche la tratta Genova-Savona e l’A6, senza contare le difficoltà della linea ferroviaria, con un tratto ancora a binario unico, e della viabilità ordinaria.

«Potenzialmente Ventimiglia è l’unico valico alternativo possibile, oltre al Frejus - commenta Marco Casarino, segretario generale della Camera di commercio Riviere di Liguria (Imperia, La Spezia, Savona) - ma non si è verificato un ulteriore intasamento sull’Autofiori, non c’è una situazione di imbottigliamento come si poteva temere con un incremento di traffico visto che di per sé questa è un’autostrada che è già abbastanza satura, spesso raggiunge il limite massimo di capacità di portare traffico. Rimane una situazione poco agevole dal punto di vista dei trasporti, ma non si è aggiunto traffico» . Finora non è successo, «ma -avverte - nel momento in cui ci fosse un’interruzione più lunga sul Bianco e ci fosse un altro problema sul Frejus, la situazione potrebbe diventare complicata. È la somma dei due fattori che può generare problemi. Diciamo che ci sono pochi margini di tolleranza».

I dati dicono che sull’Autofiori, nel 2022, si sono registrati quasi 26 milioni di transiti complessivi, con una media mensile che va da 53 mila fino a quasi 100 mila ad agosto, nella stagione turistica, un incremento dei tir sarebbe difficile da reggere.

A spiegare perché non si è verificato lo spostamento al valico di Ventimiglia del transito delle merci da e per il Nord della Francia che passavano dal Monte Bianco, è Giuseppe Tagnochetti, coordinatore per la Liguria di Trasportounito. «L’autotrasportatore - dice - continua a cercare di transitare dal Frejus, che sta tenendo i volumi, e da altri valichi, anche se hanno limitazioni. Passare da Ventimiglia per andare a Lione porterebbe un allungamento di 300 chilometri, rispetto al valico del Frejus, e questo non è sostenibile, non solo economicamente. Al costo del gasolio e delle autostrade, con i chilometri in più da coprire si aggiungerebbe la necessità di impegnare gli autisti in turnazioni di guida ulteriori. I costi salirebbero moltissimo e l’autotrasporto non è in grado di sostenerli».

L’autotrasportatore sceglie il Frejus che oggi è aperto a senso unico alternato, dopo la frana a fine agosto, ma nel primo trimestre del 2024 sarà operativa anche la seconda “canna”. «Per ora si riesce a operare - aggiunge Tagnochetti - anche perché c’è stata una riduzione importante dei traffici delle merci, sia in import che in export . Questo non vuol dire che non ci siano code, rallentamenti e attese. Il problema del Bianco è enorme, ma la logistica non sta scegliendo Ventimiglia perché le diseconomie non sarebbero sostenibili». Il rischio intasamento sull’autostrada della riviera ligure di ponente è scongiurato per ora, ma l’equilibrio è fragile. «Se ci fossero ancora problemi sul Frejus - completa Tagnochetti - si rischierebbe un’invasione su Ventimiglia con code enormi, non sarebbe più una scelta logistica ma un obbligo».

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