L’intervista

«Capiamo grido di dolore delle donne, l’impegno della Polizia sarà totale»

Vittorio Rizzi, il vice Capo della Polizia fa il punto dopo i commenti sui social

di Manuela Perrone

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Il flash mob alla fine del corteo promosso da Cgil Napoli e Campania in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, in piazza del Plebiscito a Napoli, 25 novembre 2023 (Ansa)

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«Giulia Cecchettin rappresenta in questo momento tutte le donne morte per mano di un uomo. È la nostra vicina di casa, la nostra compagna di classe, la nostra amica del cuore. Lo è anche per chi, come tutti noi della Polizia di Stato, dalle sezioni specializzate della Squadra Mobile fino ai vertici, lavora ogni giorno da più di dieci anni, dalla mattina alla sera, per salvare ogni Giulia. I commenti delle donne al post della Polizia sono un’esplosione di rabbia. Non li interpreto come una critica al nostro operato, ma come un grido di dolore. Sono il rumore dell’indignazione. Ce ne faremo carico». Il prefetto Vittorio Rizzi, vice Capo della Polizia, è da sempre impegnato in prima persona nella formazione e nella sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. Lo incontriamo al Viminale dopo l’intervento che ha tenuto all’Università La Sapienza di Roma, solo l’ultimo di una lunga serie, e dopo i quasi 7mila commenti che hanno inondato il post su Instagram in cui la Polizia aveva pubblicato i versi strazianti della poetessa Cristina Torres Caceres. Gli stessi citati da Elena Cecchettin, la sorella di Giulia.

Prefetto, ve lo aspettavate? Le donne che scrivono lamentano abbandono, sottovalutazione, incomprensione della gravità della situazione da parte delle forze dell’ordine.

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Ogni morte come quella di Giulia è una sconfitta. Con quel post abbiamo aperto uno spazio, che è diventato il luogo dell’accoglienza del rumore del dolore. Siamo diventati il bersaglio. Ed è logico: quando ci si arrabbia, ci si arrabbia con l’istituzione, con chi rappresenta il Paese che deve evitare queste tragedie. Raccogliamo il grido di dolore e nego che ci siano state censure. Anzi, ove mai emergessero situazioni in cui l’intervento non è stato performante, ce ne faremo carico. Ben venga il rumore se segue un riscatto. Giulia può essere la stella polare per rafforzarci nel nostro impegno.

Bisogna spingere ancora di più sul tasto della formazione?

Nelle nostre 17 Scuole di polizia per dirigenti e funzionari tutti i moduli didattici affrontano il tema della violenza di genere e da oltre tredici anni abbiamo l’Osservatorio contro tutte le forme di discriminazione. Alla formazione di base affianchiamo quella on the job. Io stesso vado in giro per l’Italia a spiegare perché la Convenzione di Istanbul identifica la violenza contro le donne come violazione dei diritti umani. Bisogna fare non solo prevenzione e repressione. Occorre fare cultura.

A proposito di cultura, quest’anno ricorre
il decennale della campagna permanente della Polizia “Questo non è amore”.

Sì, e questo dimostra l’attenzione che la Polizia di Stato riserva al tema della violenza contro le donne da ben prima della ratifica nel 2013 della Convenzione di Istanbul. Un’attenzione speciale, anche per il fatto che le donne sono entrate nel 1958 in Polizia. Abbiamo una sensibilità profonda. La nostra campagna è uno dei tanti passi avanti compiuti: le sale per le audizioni protette nelle Questure, il miglioramento dei sistemi informativi per intercettare reati come i maltrattamenti in famiglia, i tanti partenariati con pubblico e privato sociale, i protocolli per prevenire l’escalation della violenza, l’Osservatorio. Ricordo poi che dal 1° gennaio, grazie alla legge 53/2022, monitoreremo 33 reati spia e valuteremo un set di almeno 15 relazioni per dare concretezza al concetto di genere e individuare tutte le asimmetrie che portano ai femminicidi, ben al di là del rapporto marito-moglie. Dati fondamentali, per noi e per i decisori politici.

Che cosa ci dicono gli ultimi?

Il rapporto sull’attuazione del Codice rosso che stiamo per diffondere segnala un calo del 4% delle denunce di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare, da 1878 a 1806, un aumento da 11 a 16 dei casi di costrizione o induzione al matrimonio e una diminuzione da 81 a 70 delle denunce per sfregi mediante lesioni permanenti al viso, dove le vittime donne sono il 23%. Per il revenge porn
c’è un incremento lieve dell’1%, con 964 denunce e il 69% delle vittime donne.

Qual è l’elemento che la preoccupa di più?

Il 9% di vittime minorenni dei reati spia. Perché, se normalmente l’abusante è un adulto, per due fattispecie – la violenza sessuale di gruppo e quella nelle scuole – è invece un coetaneo. Serve una più efficace azione di tipo educativo.

Il femminicidio di Giulia sta scuotendo le coscienze più degli altri anche tra gli studenti?

A Siena ho visto una partecipazione attiva. Gli studenti hanno autoprodotto quattro video su differenti stereotipi di genere. Hanno riflettuto e analizzato. Hanno fatto cultura. È stato un momento di crescita. Quella, secondo me, è la speranza.

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