«Capiamo grido di dolore delle donne, l’impegno della Polizia sarà totale»
Vittorio Rizzi, il vice Capo della Polizia fa il punto dopo i commenti sui social
di Manuela Perrone
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«Giulia Cecchettin rappresenta in questo momento tutte le donne morte per mano di un uomo. È la nostra vicina di casa, la nostra compagna di classe, la nostra amica del cuore. Lo è anche per chi, come tutti noi della Polizia di Stato, dalle sezioni specializzate della Squadra Mobile fino ai vertici, lavora ogni giorno da più di dieci anni, dalla mattina alla sera, per salvare ogni Giulia. I commenti delle donne al post della Polizia sono un’esplosione di rabbia. Non li interpreto come una critica al nostro operato, ma come un grido di dolore. Sono il rumore dell’indignazione. Ce ne faremo carico». Il prefetto Vittorio Rizzi, vice Capo della Polizia, è da sempre impegnato in prima persona nella formazione e nella sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. Lo incontriamo al Viminale dopo l’intervento che ha tenuto all’Università La Sapienza di Roma, solo l’ultimo di una lunga serie, e dopo i quasi 7mila commenti che hanno inondato il post su Instagram in cui la Polizia aveva pubblicato i versi strazianti della poetessa Cristina Torres Caceres. Gli stessi citati da Elena Cecchettin, la sorella di Giulia.
Prefetto, ve lo aspettavate? Le donne che scrivono lamentano abbandono, sottovalutazione, incomprensione della gravità della situazione da parte delle forze dell’ordine.
Ogni morte come quella di Giulia è una sconfitta. Con quel post abbiamo aperto uno spazio, che è diventato il luogo dell’accoglienza del rumore del dolore. Siamo diventati il bersaglio. Ed è logico: quando ci si arrabbia, ci si arrabbia con l’istituzione, con chi rappresenta il Paese che deve evitare queste tragedie. Raccogliamo il grido di dolore e nego che ci siano state censure. Anzi, ove mai emergessero situazioni in cui l’intervento non è stato performante, ce ne faremo carico. Ben venga il rumore se segue un riscatto. Giulia può essere la stella polare per rafforzarci nel nostro impegno.
Bisogna spingere ancora di più sul tasto della formazione?
Nelle nostre 17 Scuole di polizia per dirigenti e funzionari tutti i moduli didattici affrontano il tema della violenza di genere e da oltre tredici anni abbiamo l’Osservatorio contro tutte le forme di discriminazione. Alla formazione di base affianchiamo quella on the job. Io stesso vado in giro per l’Italia a spiegare perché la Convenzione di Istanbul identifica la violenza contro le donne come violazione dei diritti umani. Bisogna fare non solo prevenzione e repressione. Occorre fare cultura.


