Calcio&Finanza

Cardinale: «Il Milan avrà un suo stadio. No al Private Equity nella Serie A»

L’ex banchiere di Goldman Sachs, proprietario del club rossonero, parla per la prima volta in pubblico. «Milano e la Serie A meritano un impianto di livello mondiale». Anche via da San Siro

di Simone Filippetti

(LaPresse)

3' min read

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Il Milan avrà un suo stadio. Potrà essere San Siro, ma anche no. E sarebbe meglio che i fondi di private equity, carichi di capitali ma senza piani industriali, non entrino nella Serie A. Gerry Cardinale, l’uomo d’affari americano che da meno di un anno è il nuovo proprietario del club rossonero, non ha mai parlato finora (e si è visto anche poco allo stadio). Lo fa da Londra, sul palco del Football Summit organizzato dal quotidiano Financial Times, e lancia messaggi chiari e di peso, reduce dall’incontro a Milano con il sindaco Beppe Sala.

Stadio Milano, l'arrivo di Gerry Cardinale in Comune da Sala

Un nuovo stadio per Milano

Il tema più caldo è il nuovo stadio di San Siro, di cui si parla ormai da anni, prima ancora che il fondatore di RedBird Capital sbarcasse a Milano ed è il motivo per cui anche il fondo, sempre americano, Elliott comprò il club dal magnate cinese Mister Li. Tutti vorrebbero sfruttare. «Ho grandissimo rispetto per San Siro – esordisce l’imprenditore – ma Milano e la Serie A meritano un’infrastruttura di livello mondiale». Il Meazza è stato costruito nel 1920 e ha avuto solo alcune ristrutturazioni parziali (come quella del terzo anello costruito per Italia ‘90): in Italia «da decenni non c’è un nuovo impianto, eccezione fatta per lo Juventus Stadium (e la Dacia Arena dell’Udinese, Ndr), che però ha una capacità ridotta».

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Mettere tutti d’accordo

Cardinale, ex banchiere di Goldman Sachs con alle spalle 20 anni di esperienza nel mondo dello sport USA, dosa le parole: non è arrivato a Milano con «le pistole spianate» non mette mai prima i suoi interessi di investitore privato, tesi a massimizzare il ritorno e i profitti, ma parla di mettere d’accordo tre “constituency” (letteralmente “collegi elettorali”, ma il senso è di sostenitori e gruppi di interessi): la Serie A, la città di Milano e i tifosi. «Ci vuole una soluzione che faccia contenti tutti» e in quel tutti c’è anche Redbird, che ha messo 1,2 miliardi di euro per comprarsi il club (con un prestito da parte del precedente socio Elliott) volendo uno sviluppo immobiliare: uno stadio nuovo, come ad esempio quello del Tottenham (disegnato peraltro dagli stessi architetti del progetto pubblico di San Siro, lo studio Populous), consente di aumentare il flusso di ricavi. «In America abbiamo accordi con Live Nation. Ma a San Siro, la società non può organizzare eventi e intrattenimenti», nonostante un pubblico ampio. Il Milan ha la «più alta affluenza allo stadio della Serie A ed è al quinto posto in Europa»: è un potenziale commerciale immenso che oggi non viene sfruttato.

San Siro o altrove?

Due giorni fa, Cardinale ha incontrato Sala, preso nella morsa tra chi spinge per un impianto ex novo e chi invece non vuole demolire San Siro, come il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi. Chi vincerà il braccio di ferro? «In un mondo perfetto, il nuovo stadio del Milan dovrebbe rimanere nella città di Milano», affermazione che, al di là di come finirà, sembra escludere il trasloco a Sesto San Giovanni, nell’ex area Falck, altra chimera che aleggia da anni. Ma il mondo non è perfetto e Cardinale non ha problemi ad andare a costruire altrove il nuovo stadio. Deciderà «senza pregiudizi e nel migliore interesse per noi». Messaggio trasversale per il sindaco: o San Siro si rade al suolo o il Milan si farà il suo stadio altrove. Meglio se a Milano città. Altro messaggio, non meno importante, lo lancia a Lorenzo Casini, il presidente della Serie A, anche lui ospite del convegno: «No al Private Equity nella Serie A. Oggi il problema non sono i capitali, che si trovano ovunque. Servono, invece, i piani industriali: i fondi arriverebbero con tanti soldi che sarebbero divisi tra 20 club. E poi? Se potessi, me la prenderei io tutta la Serie A» chiosa. Cardinale si fa vedere poco in tribuna e parla ancor meno, ma quando lo fa, sono macigni.

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