Carrozza (Cnr): «Serve un piano strategico per la ricerca. La transizione va accompagnata»
La presidente del Consiglio nazionale delle ricerche parla anche di Cop26 e del Pnrr
di Alessandra Capozzi
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Siamo tutti chiamati ad una vera e propria rivoluzione culturale per affrontare le grandi sfide di questo momento storico. E per i ricercatori questo comporta l'assunzione di una grande responsabilità. Ma per avere chance di successo la ricerca ha bisogno di grandi investimenti strutturali.
La presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Maria Chiara Carrozza, in un'intervista a SustainEconomy.24, report di Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School chiede un piano strategico per la ricerca. Perché la transizione e il cambiamento vanno accompagnati. E perché la ricerca, come quella del Cnr, può rispondere alle esigenze di conoscenza ma anche a quelle del mondo produttivo italiano. Con risorse, ma anche con un cambiamento di sistema. E in vista di Cop26, la presidente Carrozza si aspetta «decisioni radicali e coraggiose, univoche e seguite da comportamenti coerenti" perché «non c'è scelta». Il Pnrr, aggiunge, è un'occasione unica per rilanciare il nostro Paese, ma investire in conoscenza è cruciale per il progresso di qualunque sistema Paese.
Le principali sfide per un futuro sostenibile sono i cambiamenti climatici, l'ambiente e il post-pandemia. Presidente, quale percorso va tracciato?
«Cambiamenti climatici, transizione digitale, salute, formazione sono le grandi sfide di questo momento storico e per affrontarle siamo chiamati a compiere una vera e propria rivoluzione culturale. Se non interveniamo immediatamente e decisamente, come comunità scientifica, come cittadini e come istituzioni, ci troveremo sempre più spesso in situazioni in cui dovremo affrontare le emergenze sanitarie, ambientali e socio-economiche in tempo reale, con tutte le difficoltà che abbiamo sperimentato in questi ultimi anni. Per i ricercatori questa sfida progettuale comporta l'assunzione di una grande responsabilità. Il percorso della scienza è infatti quello di un impegno costante e progressivo nella conoscenza che però ha tempi non sempre ponderabili e margini di incertezza forti, pertanto è difficile e non scontato raggiungere nuovi avanzamenti concreti, quelli che si traducono nel benessere materiale, pratico degli individui e della collettività. Per stringere i tempi e aumentare le chance di successo, la ricerca ha bisogno di grandi investimenti strutturali che sostengano il lavoro quotidiano. Faccio un esempio: oggi quasi tutti capiscono l'importanza dei vaccini e apprezzano che quello per il Covid-19 sia stato sviluppato così rapidamente, ma se abbiamo ottenuto questo successo è perché prima c'è stata una ricerca di base importante in biologia molecolare, in immunologia, in virologia. Senza questa ricerca fondamentale non sarebbe stato possibile affrontare la pandemia con questi fondamentali presidi in meno di un anno».


