La figlia del clan racconta la ’ndrangheta a caccia della libertà
di Raffaella Calandra
di Silvia Pieraccini
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Finirà nella storia industriale del Paese come una delle operazioni più travagliate per far ripartire una fabbrica chiusa da anni. E che fabbrica: la Cartiera di Mantova, da tutti conosciuta come Cartiera Burgo, è il simbolo italiano della carta da giornale, l'emblema - anche architettonico, vista l'originalità e il fascino della struttura, progettata all'inizio degli anni Sessanta da Pier Luigi Nervi, che assomiglia a un ponte sospeso - di una stagione di espansione e di grandi progetti.
Grande, per la verità, è anche il progetto degli attuali proprietari, il gruppo cartario Pro-Gest della famiglia Zago, con sede a Ospedaletto d'Istrana (Treviso), leader italiano nel cartone e nella carta da imballaggio (23% del mercato), 23 stabilimenti in sette regioni dal Trentino- Alto Adige alla Puglia, 485 milioni di fatturato 2018 con 33,6 milioni di utile e 1.300 dipendenti.
Quattro anni e mezzo fa, nel luglio 2015, Pro-Gest ha comprato dalla Burgo lo stabilimento mantovano da 550mila metri quadrati, di cui 120mila coperti, che era chiuso dal 2013, quando è cessata l'attività dell'ultimo produttore italiano di carta da giornale. E da allora ha investito più di 250 milioni per trasformare la vecchia cartiera in uno stabilimento all'avanguardia per la produzione di carte per imballaggio alimentato con carta riciclata: ha demolito edifici, ne ha ricostruiti di nuovi, ha sostituito tutti gli impianti produttivi installando tecnologie avanzate, ha restaurato sotto la direzione della Soprintendenza la storica costruzione progettata da Nervi reinserendo le originali pareti in vetro, sabbiando e riverniciando il ponte sospeso.
Una fabbrica modello che però non è ancora entrata in funzione a causa dell’effetto Nimby.
A quasi un lustro dall'acquisto dello stabilimento mantovano, il progetto di reindustrializzazione è impantanato, insieme con i 150 posti di lavoro attesi. Cartiera di Mantova riassume oggi l'intero catalogo di ostacoli italiani allo sviluppo: comitati cittadini contrari, ricorsi al Tar, autorizzazioni concesse e poi negate, revisioni progettuali, e ancora proteste, richieste di nuovi documenti, stop and go, burocrazia e tentennamenti. Fino al ridimensionamento del progetto iniziale, che ha perso per strada un pezzo strategico, il rifacimento del termovalorizzatore esistente destinato a bruciare gli scarti di lavorazione, una miscela di materiali plastici, metallici e frammenti di vetro prodotta dal riciclo della carta, il cosiddetto pulper di cartiera. Nel novembre scorso, dopo un percorso autorizzativo estenuante, il gruppo Pro-Gest ha presentato una nuova richiesta di Via, la Valutazione d'impatto ambientale, che non contempla più il contestatissimo termovalorizzatore che avrebbe attivato un investimento di ulteriori 50 milioni e 25 posti di lavoro, producendo energia da reimpiegare in azienda.