Cartolina da Ginevra, ecco come è cambiata l’industria dell’auto
di Pier Luigi del Viscovo
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La cartolina dal salone di Ginevra riporta un'industria dell'auto tesa, contrariata. Non c'è aria di crisi, eppure manca l'entusiasmo. Parli con i capi delle case e senti più o meno il medesimo mantra: stanno facendo una corsa verso un cambio di tecnologia che non condividono e che il mercato non comprerà. Eppure corrono, inseguiti da un legislatore che gli sposta ogni tanto il traguardo delle emissioni di CO2 più avanti, indifferente alla fattibilità industriale, che è indietro con le infrastrutture e che mostra un cartello dove su un lato c'è scritto “NO CO2” e sull'altro “NO DIESEL”, ignaro dell'incoerenza.
Il cambio è quello ormai noto dell'elettrificazione, nelle forme del “full electric” (solo motore a batterie) e dell'ibrido (motore termico più batterie) in misura più o meno capace, a seconda che ci sia o meno la spina.
Sulla prima soluzione hanno già scritto il de profundis, nel modo politically correct di oggi: non si dice NO, ma si sposta in avanti il tempo, nella quasi certezza che, trattandosi pur sempre di un galantuomo, sarà lui a togliere le castagne dal fuoco.
Sulla seconda le considerazioni che ascolti sono più articolate. Nessuno è contrario, ovviamente, visto che coniuga una sensibilità ambientale con le abitudini di uso dell'auto, tuttavia… Non è una soluzione per le percorrenze medio-alte, perché i consumi aumentano e con essi le emissioni. Quindi i grandi clienti, che oggi pesano un terzo delle vendite, non le compreranno. Gli altri possono seguire questa transizione, ma con i loro tempi. Inutile fare fughe in avanti, per trovarsi da soli in un luogo dove mancano i clienti, che per adesso stanno sostituendo le utilitarie diesel con quelle a benzina, facendo aumentare la CO2. Inoltre, quando dovesse venir fuori che molti di questi motori camminano poco a batteria e molto col termico, rischierebbero di trovarsi di nuovo sotto attacco, accusati di aver aggirato i limiti imposti sulle emissioni – centraline 2, il remake?
Purtroppo, questa riconversione industriale sta drenando miliardi di investimento e questo i manager proprio non riescono a mandarlo giù. Sia perché comprendono che chi ha più risorse e investe di più e prima si troverà più esposto. Sia soprattutto perché sono cresciuti con la cultura del mercato, per cui si produce ciò che si vende. Adesso invece la linea è di vendere ciò che si decide di produrre, per non incorrere in sanzioni e multe. E se i clienti non compreranno? Pazienza, gli viene risposto.

