Cartoni animati, quali modelli propongono ai bambini?
Da Peppa Pig a Masha e Orso, da Disney a Miyazaki la narrazione del femminile offerta ai più piccoli sta cambiando, ma ancora troppo lentamente
di Letizia Giangulano
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Una nave di pirati, un mostro marino, un orfanotrofio: ci sono tutti gli elementi classici di una storia per l'infanzia, nel film prodotto da Netflix Animation Studios “Il mostro dei mari” (The Sea Beast), tanto che sembrerebbe non brillare per originalità. Eppure, a ben guardare, ci sono una serie di fattori inaspettati: tanto per cominciare la piccola orfana che sogna di avventurarsi per mare a caccia di mostri, è una bambina. E i pirati sono anche piratesse: la vice del capitano ha una gamba di legno, come da tradizione, e tutto l'equipaggio offre una rappresentazione varia e inclusiva, per genere, etnia e abilità. Certo, gli unici a notarlo e sorprendersene, positivamente, sembrano essere gli adulti. Perchè nei bambini non sono ancora così saldi gli stereotipi che ingabbiano le persone in certi ruoli, anzi, è anche con i cartoni animati che possono vedere un mondo diverso e inaspettato, che forse talvolta i genitori non sanno neanche raccontare.
Dalle fiabe ai cartoni
Le narrazioni per bambini e bambine sono un fondamentale strumento educativo e di trasmissione culturale. Attraverso le storie, a partire dai miti e dalle fiabe, bambine e bambini imparano indirettamente e informalmente che cosa è socialmente accettabile o inaccettabile in una determinata cultura e in un determinato tempo, andando quindi a formare dei canoni sociali e culturali tramandati di generazione in generazione, come scrive la professoressa Simonetta Ulivieri, responsabile della collana editoriale “Scienze dell'educazione” di ETS.
Se è vero che le narrazioni possono confermare una serie di stereotipi che i bambini trovano già nella vita reale, hanno anche il potere di sovvertirli e di costruire le basi per un cambiamento culturale, come per esempio nella favola “La principessa che voleva amare Narciso”, scritta dalla psicoterapeuta Maria Chiara Gritti per raccontare l'origine delle sofferenze legate alle relazioni d'amore “sbagliate”: quelle che fanno star male invece che bene.
Un ruolo che se prima era giocato dalle favole, oggi è sempre più dei cartoni animati di cui i più piccoli si “cibano” fin dalla più tenera età. «Narrare storie di bambine e bambini ribelli, fuori dagli schemi, attivi, in grado di contestare attivamente la società in cui si muovono, può incoraggiare le nuove generazioni ad un pensiero aperto, critico, in grado di comprendere la complessità umana e valorizzare l'identità del singolo senza limitazioni di genere» scrive Ulivieri, che analizzando l’offerta del mercato dei media sottolinea come fra i cartoni animati quelli Disney sono i più diffusi e rappresentano «un catalizzatore di standard sociali (di genere e non), che ha forgiato l'immaginario di svariate generazioni di spettatori. Diversi studi si sono occupati delle rappresentazioni femminili offerte nei cartoni animati Walt Disney, sottolineandone il lento sviluppo in ottica paritaria».
Il rinascimento Disney
C’è stata però un'accelerazione rilevante negli ultimi anni. Le principesse Disney «si sono evolute ed emancipate e mostrano una crescente sicurezza di sé, personalità, indipendenza, voglia di evadere e scoprire il mondo» osserva Ulivieri.

