Caso Almasri, che succede ora? Atti al Tribunale dei ministri, poi archiviazione o parola a Senato. Ecco la procedura
La denuncia per la cosiddetta vicenda Almasri ha aperto la procedura prevista per i reati ministeriali
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I punti chiave
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La denuncia per la cosiddetta vicenda Almasri presentata nei confronti del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni; dei ministri dell’Interno, Matteo Piantedosi, e della Giustizia Carlo Nordio; e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha aperto la procedura prevista per i reati ministeriali, come accaduto di recente per l’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, poi assolto per i fatti relativi alla nave Open Arms.
Almasri, il ruolo di Camera e Senato
Snodo fondamentale, in caso di mancata archiviazione, la richiesta di autorizzazione a procedere sulla quale sono chiamati a pronunciarsi Camera o Senato. In base all’articolo 96 della Costituzione “il presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale”.
Tale disposizione è stata introdotta dalla legge numero 1 del 16 gennaio 1989, che ha previsto anche un nuovo organo, vale a dire il Tribunale dei ministri.
In passato infatti la norma costituzionale prevedeva che il presidente del Consiglio e i ministri fossero posti in stato d’accusa dal Parlamento in seduta comune per reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, con eventuale processo davanti alla Corte costituzionale.
Prima che il caso approdasse di fronte a Camera e Senato, era previsto però un esame da parte della Commissione inquirente che decideva se esistessero elementi per procedere o archiviare.


