«Caso» Cuneo, la provincia a disoccupazione zero dove industria ed export crescono
In un contesto nazionale e regionale con una produzione industriale è in calo, la provincia Granda tiene grazie alla dinamica del settore alimentare e alla diversificazione manifatturiera
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Qualche segnale di incertezza compare anche da queste parti, nella provincia più a Sud del Piemonte, registrato in particolare dall’ultima congiunturale di Confindustria. Ma quello del Cuneese resta un caso a sé visti indicatori economici, industriali, andamento dell’export e dell’occupazione. L’ultimo dato a consuntivo, relativo alla produzione industriale aggiornata al terzo trimestre dell’anno scorso, mette in evidenza per la provincia Granda una crescita dell’1,8%, sulla spinta perlopiù dell’industria alimentare, che ha segnato un +3,4% da luglio a settembre a livello regionale.
Sul fronte delle esportazioni, la dinamica è simile: se l’intera regione e le diverse province hanno imboccato una fase di contrazione, Cuneo tiene e continua a crescere. Da gennaio a settembre scorso, le esportazioni sono cresciute del 7,3%, superando gli otto miliardi e registrando una bilancia commerciale positiva per quattro miliardi e mezzo. Dunque in un contesto per l’industria italiana difficile, con 22 mesi di calo consecutivi, e nella cornice di una produzione regionale in terreno negativo nel corso del 2024, Cuneo tiene duro e continua a crescere. «Negli ultimi anni, il settore agroalimentare ha giocato un ruolo chiave nella nostra economia, ma è essenziale riconoscere la valenza di tutti gli altri comparti, come la meccanica: pur attraversando un rallentamento, continua a essere un’eccellenza riconosciuta e apprezzata a livello globale» sottolinea il presidente di Confindustria Cuneo Mariano Costamagna.
Tra le imprese inserite nel campione utilizzato per l’indagine sugli indicatori di fiducia relativi al primo trimestre del 2025, il 25,9% delle intervistate - in aumento rispetto al 23,7% dell’ultimo trimestre 2024 - annuncia investimenti di portata significativa, in un contesto che registra un indice di utilizzo di impianti e risorse al 77,2%. Era 78,8% nella precedente rilevazione, ma comunque al di sopra del livello del ciclo economico “normale”. Il tessuto industriale della provincia di Cuneo si distingue «per il contributo decisivo delle piccole e medie imprese, che rappresentano il 95% delle realtà associate a Confindustria Cuneo» aggiunge il presidente degli industriali che indica il punto di forza del territorio. «La nostra forza risiede nella diversificazione produttiva, che da un lato ci consente di sviluppare logiche di rete e dall’altro ci rende più preparati ad affrontare le sfide». Tra queste c’è sicuramente quella legata alla creazione di un modello sociale capace di attrarre talenti e lavoratori in un’area che ha tassi di disoccupazione al 13% per gli under 25 e del 3,7% in media.
In casi come questo, dunque, si parla di effetto piena occupazione che può generare difficoltà per le imprese a trovare ed attrarre i profili professionali richiesti. Una questione strategica a tutti gli effetti che ha spinto il sistema industriale a sostenere uno strumento come la Fondazione Industriali che ha avviato un lavoro per favorire l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro a partire dai lavoratori migranti. In settimana si è concluso il primo percorso di formazione gratuita centrato sull’inserimento di persone straniere in azienda, dal titolo “Immigration Management”, erogato dalla Scuola d’Impresa di Confindustria Cuneo e realizzato con il sostegno della Camera di commercio.

