Caso Stormy Daniels, Trump condannato senza carcere né multa. Il tycoon: «Farò appello comunque»
La condanna comunque macchia la fedina penale del presidente eletto
3' min read
I punti chiave
3' min read
Donald Trump non andrà in prigione, non dovrà sottostare a misure di libertà vigilata e non dovrà nemmeno pagare una multa, ma entrerà alla Casa Bianca con una condanna penale a macchiare la sua reputazione: una prima assoluta nella storia americana, l’ennesimo primato per il leader della destra populista che si è sempre dichiarato innocente e «vittima della giustizia politicizzata».Il giudice Juan Merchan, ieri a New York, ha ribadito la condanna di Trump già decisa da una giuria popolare per la vicenda dei pagamenti in nero alla pornostar Stormy Daniels. Ma - come annunciato - ha evitato di infliggere una pena al presidente eletto, a pochi giorni dall’insediamento del 20 gennaio. Si chiude così un processo che ha condizionato anche la campagna elettorale finendo, forse, per favorire lo stesso imputato, molto a suo agio nel ruolo della «vittima della caccia alle streghe» dei magistrati democratici: i contributi elettorali e i consensi sono cresciuti con l’incriminazione.
Merchan ha spiegato di avere evitato qualsiasi sanzione legale - per un reato punibile fino a quattro anni di carcere - perché la Costituzione protegge i presidenti dalle azioni penali. Ma ha affermato che le protezioni garantite al presidente «non riducono la gravità di un crimine né giustificano in alcun modo chi lo ha commesso»: «Nonostante la straordinaria ampiezza delle protezioni che vengono connesse a un presidente, nemmeno queste protezioni - ha detto il giudice - hanno il potere di cancellare un verdetto di una giuria».
Trump era stato condannato nel maggio 2024
Il 30 maggio scorso - dopo un processo durato sei settimane, il primo contro un presidente - una giuria popolare ha giudicato Trump colpevole (di tutti i 34 capi di accusa) per avere falsificato i documenti contabili delle sue società al fine di pagare in nero il silenzio di Stormy Daniels dopo che la donna lo aveva minacciato di rendere pubblica una loro presunta relazione sessuale. Era il 2016 e in piena campagna elettorale (che poi portò alla prima elezione di Trump alla Casa Bianca sconfiggendo Hillary Clinton) uno scandalo avrebbe potuto condizionare il voto: per questo il leader conservatore tentò in ogni modo, assieme ad avvocati e collaboratori, di mettere a tacere lo scandalo fino a pagare 130mila dollari in contanti.
Trump: «Faremo appello contro questa bufala che non merito»
«Sono totalmente innocente, non ho fatto nulla di sbagliato», ha detto Trump, che non ha testimoniato al processo e ieri ha assistito da remoto alla lettura della sentenza. I legali del presidente eletto avevano tentato di bloccare la sentenza con ricorsi e controricorsi: giovedì la Corte Suprema, nonostante la maggioranza di giudici conservatori, ha respinto l’ultima richiesta. E Trump ora ha annunciato l’appello, avviando un procedimento per il quale potrebbero essere necessari anni.
«L’evento di oggi è stata una farsa spregevole e, ora che è finito, faremo appello contro questa bufala che non merito», ha dichiarato Trump sul suo social Truth.


